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Mish Mash & Friends all’Auditorium: il miracolo della musica che unisce

Martedì 11 febbraio, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, si terrà un grandioso concerto che vedrà insieme tradizioni e musicisti del mondo ebraico, persiano, arabo, occidentale. La musica supera ogni barriera, volendo, e loro ne sono la dimostrazione.

Conosco e apprezzo i Mish Mash da diversi anni, un quartetto composto da musicisti di cultura ebraica, islamica, buddista e cristiana. La loro musica spazia da quella della tradizione klezmer e sefardita a quella del mondo arabofono e persiano, balcanico, fino alla musica d’autore, sempre tesa verso le tradizioni delle aree appena citate.

Questo grande evento vedrà la partecipazione di prestigiosi ospiti, sul palco, accanto ai Mish Mash: da Jamal Ouassini ad Evelina Meghnagi, da Stefano Saletti con Barbara Eramo al batterista Piero Fortezza e Claudio Catalli, fisarmonicista dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore.

C.: Mish Mash, lascio direttamente a voi la parola. Volete presentarvi ai nostri lettori? Chi siete e come è cominciata la vostra lunga storia di musica e di amicizia? State per festeggiare ben diciotto anni di storia insieme, ma so che vi conoscevate ancor prima!

– Bruno Zoia: Per quanto mi riguarda ho iniziato l’avventura del Mish Mash incontrando la musica che ci contraddistingue, in una serata di diversi anni fa, quasi 20. Seguendo l’invito di Marco Valabrega, collega in diverse orchestre, mi recai presso la bottega di liuteria di Mohssen Kasirossafar e iniziammo subito a suonare un brano, la Sirba (presente nel nostro primo CD, “Delta”). Subito mi sorse dal cuore un’esclamazione: “Che bella musica!”. E in qualche giorno iniziammo a lavorare sul nostro repertorio. Tra l’altro non avevamo ancora scelto il nome del gruppo che, inizialmente, era Ot Azoy. Ma dopo qualche tempo ci rendemmo conto che la nostra musica era proprio un “Mish Mash”, composto di vari ingredienti, dalla musica klezmer a quella sefardita, alla musica persiana, alla formazione classica (nel nostro primo CD compaiono anche due brani di Bela Bartok) o a quella jazzistica che mi appartiene, sino alla canzone. In sintesi potrei usare la definizione che appare nel nostro ultimo CD, “Yasaman”: “Mish Mash, musiche lungo la strada di una carovana appassionata”.

– Domenico Ascione: Io, nonostante la formazione accademica, ho sempre amato la musica e le tradizioni popolari dei Sud del mondo. Già conoscevo parte del repertorio di musica ebraica e appunto, con Marco, volevamo ricercarne gli aspetti più legati allo strumentismo. L’incontro con i nostri amici Kasirossafar e Zoia ci ha spinti ad indagare insieme altre tradizioni musicali, come la musica del Medio Oriente, persiana e araba, e ho cominciato ad appassionarmi e a studiare l’oud, il liuto arabo, che ormai fa parte in pianta stabile degli strumenti che utilizzo in concerto, come anche alcuni di essi riadattati funzionalmente al nostro repertorio; ad esempio uso una chitarra fretless, senza tasti, e una chitarra a 12 corde accordata in maniera particolare per avvicinarci il più possibile a un sound popolare, pur utilizzando strumenti di area occidentale.

– Marco Valabrega: All’inizio la scintilla è scaturita dalla voglia di suonare brani di musica klezmer, con il violino e la chitarra, con Domenico. Successivamente abbiamo incontrato Mohssen Kassirosafar, percussionista trasteverino di origine persiana che è riuscito a creare uno stimolante sound in aggiunta al nostro. Poco tempo dopo abbiamo percepito la necessità di completare gli equilibri con uno strumento di sostegno quale il contrabbasso di Bruno Zoia, che si è dimostrato interessato ad avventurarsi nella ricerca di nuove sonorità e repertorio originale. Da questo momento il Mish Mash ha beneficiato di uno speciale equilibrio e
mescolanza di intenzioni e fantasie musicali che, malgrado il passare degli anni, non sembrano soffrire di mancanza di freschezza e di entusiasmo.

C.: È vero, confermo, siete ancora freschi, entusiasti e coinvolgenti. Voi avete inciso dei bellissimi CD, quali sono e quale ricchezza musicale contengono?

– Marco Valabrega: Direi che il primo CD, “Delta”, può essere paragonato all’emozione del primo bacio! Registrare quei brani tradizionali come se fossimo stati musicisti popolari provenienti da terre non ben identificate e tuttavia portatori di semplici verità, è stato molto soddisfacente. Nel secondo CD, “Parvanè”, e nel terzo, “Yasaman” (del quale presenteremo la ristampa durante la serata del concerto), abbiamo cercato di dare più spazio alla nostra creatività compositiva, senza peraltro allontanarci dall’atmosfera della musica che ci ha permesso di formarci e divertirci come quella balcanica, la musica persiana classica e la musica ebraica di origine sefardita e askenazita.

– Domenico Ascione: Sicuramente, rispetto agli esordi, c’è stata una evoluzione creativa che nasce non più da una stretta adesione ai modelli musicali delle tradizioni di riferimento (cosa anche impossibile, da una parte, per le peculiarità strumentali del gruppo, dall’altra perché comunque non viviamo un quotidiano rapporto con queste tradizioni) ma dalla consapevolezza che siamo qualcosa d’altro rispetto alla possibile riproposizione di musica popolare: tutti noi veniamo da una formazione accademica, compreso Mohssen Kasirossafar, le cui collaborazioni hanno spaziato e spaziano dalla musica barocca a quella contemporanea, e questo ci ha permesso di liberare al meglio la nostra creatività, fondendo linguaggi e stili diversi e rendendo personali i nostri brani. Così sono nate molte delle mie composizioni che suoneremo anche al concerto dell’11 febbraio.

C.: Parliamo anche delle vostre collaborazioni. Spesso vi accompagna la bravissima cantante italo-turca Yasemin Sannino, che però è attualmente impegnata in Turchia. Bruno Zoia, contrabbassista del gruppo, suona anche nella Tangeri Cafè Orchestra di Jamal Ouassini mentre Domenico Ascione suona da molti anni insieme ad Evelina Meghnagi, nell’Ashira Ensemble. Anche Marco Valabrega, lo stesso Bruno Zoia, suonano spesso con Noureddine Fatty.

Tradizioni musicali e rapporti umani intrecciati, quindi, che testimoniano la grande vicinanza tra mondo mediterraneo, arabofono, persiano ed ebraico, in cui l’Italia fornisce un terreno comune e ci mette del suo, sotto tutti gli aspetti.

Vorrei anche aggiungere, per chi avesse perso l’evento, che Evelina Meghnagi si esibita con voi in occasione del grande e bellissimo concerto organizzato da Domenico Ascione e svoltosi lo scorso 2 febbraio, per commemorare la Giornata della Memoria, presso la Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia, a Roma.

Il vostro è quindi un mondo che parla di amicizie e collaborazioni profonde tra identità diverse, ed è importantissimo sottolinearlo.

– Bruno Zoia: Senza dubbio il nostro “nomadismo” musicale è fonte di grande arricchimento per il Mish Mash, ed è un percorso segnato da tanti e diversi stimoli che si possono scorgere nelle varie sfumature della nostra musica. Allo stesso tempo segna una storia, un itinerario che si è maturato in tanti anni di lavoro attento e sedimentazione, per arrivare ad una nostra più personale sintesi espressiva.

C.: Cosa festeggiate con questo concerto e perché avete scelto proprio quegli ospiti per esibirsi con voi?

– Questo concerto vuole festeggiare la nostra maggiore età artistica. Gli ospiti che arricchiranno lo spettacolo dell’11 febbraio hanno contribuito ad allargare il nostro repertorio e quindi hanno un significato simbolico molto profondo per noi quattro.

L’amicizia e la collaborazione artistica tra i componenti dei Mish Mash e artisti come Jamal Ouassini, musicista marocchino ma, direi, internazionale, che abbiamo già conosciuto in articoli precedenti a lui dedicati, ed Evelina Meghnagi, grande interprete del repertorio sefardita e non solo, è antica e forte.

Ho voluto chiedere a Jamal Ouassini qualche notizia sulla sua partecipazione all’evento dell’11 febbraio:

C.: Jamal, dimmi come sarà il tuo intervento al concerto dei Mish Mash all’Auditorium, l’11 febbraio. Cosa suonerete, insieme? Vogliamo aggiungere anche una nota tecnica? Ad esempio, ricordiamo che la musica araba e mediterranea, anche ebraica, è fondamentalmente monodica. Quindi se suonerete insieme un brano, con i Mish Mash, tu farai delle improvvisazioni da solo, oppure suonerai in sincronia con il violino di Marco Valabrega, ad esempio, oppure ancora vi divertirete con dei duetti, una sorta di dialogo “domanda-risposta”? Come hai conosciuto i Mish Mash?

Jamal: Cara Cinzia, suonerò con loro tre brani: “Balcanica”, “Mishnigun” e “Longa Nahawand”, dove sicuramente inseriremo degli assoli individuali ma anche dei dialoghi tra strumenti. Non si può sempre fare una netta distinzione tra musica araba e quella ebraica, in particolare nei paesi del Mediterraneo. Spesso trovi dei temi tradizionali, che vengono considerati arabi o turchi o ebraici a seconda di chi li suona o dove li suona, spero di spiegarmi bene! Con Marco mi diverto molto a dialogare con il violino, abbiamo già avuto altri incontri improvvisi. Conosco Mish Mash attraverso Domenico Ascione e Bruno Zoia. Ho conosciuto Domenico tanti anni fa, attraverso la mia amica Evelina Meghnagi, con la quale ho collaborato in diversi progetti!

C.: Grazie Jamal, in effetti io ti ho conosciuto proprio grazie ad Evelina, ricordi? Hai fatto bene a precisare che le considerazioni sulle origini di brani e tradizioni sono spesso conflittuali e legate e trascorsi storici travagliati. Conosco bene i brani che hai citato e che suonerai insieme a loro. “Balcanica” è composto da Domenico Ascione e, in accordo alla tradizione dei paesi balcanici, è caratterizzato da un bel ritmo in 7/8, con battute di 9/9 e addirittura di 8/8. L’ho suonato anch’io con le percussioni, insieme a lui, in diverse occasioni. È una grossa soddisfazione suonarlo ed è un’ottima palestra per la mente passare indenni attraverso i velocissimi cambi di ritmo! “Mish Nigun” è un altro bel brano composto da Marco Valabrega, una toccante preghiera ebraica. E “Longa Nahawand” … bellissima anche questa, inutile dire che è un brano tipico della tradizione arabofona, con un veloce e incalzante ritmo in 2/4.

Non vedo l’ora di ascoltarvi e vi saluto, come sempre, con un po’ di musica.

Ecco a voi i Mish Mash!

Mish Mash & Friends e Yasemime Sannino – Foggia, gennaio 2013

Mish Mash & Friends – Concerto per la Giornata della Memoria, Teatro Garibaldi di Lucera, 27 gennaio 2013

Mish Mash – Concerto a palazzo S. Chiara a Roma, 2 dicembre 2012

Mish Mash – Concerto a basilica S. Paolo Maggiore a Napoli, 13 gennaio 2008

 

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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