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“Dalil” di Francesca Bellino

dalil di francesca bellino

“Dalil” di Francesca Bellino con le illustrazioni di Gianluca Buttolo – Barometz Edizioni

Un bambino, il deserto, lo smarrimento. Si apre così il racconto “Dalil” di Francesca Bellino e Gianluca Buttolo, pubblicato in questi giorni da Barometz Edizioni.

Il bimbo si chiama Sadiq e vaga perso nel deserto di Palmira, in Siria, alla ricerca di suo fratello.

Nella sconfinata immensità del deserto, con le sue dune tutte uguali e diverse, Sadiq è preso dallo sconforto “Allungai lo sguardo alla ricerca di un nord, ma l’orizzonte era lo stesso ovunque mi girassi. Non un segno a guidarmi, neanche un miraggio”.

Ma proprio nel momento di maggiore sconforto Sadiq incontra Dalil, un ibis eremita che perlustra il deserto alla ricerca di reperti della Città Antica, distrutta dagli uomini. Dalil, che con nostalgia ricorda il tempo in cui insieme ai suoi simili volavano all’unisono nei cieli del deserto, mostra a Sadiq il luogo nel quale ha raccolto tutte gli oggetti appartenuti alla Città Antica.

Rimasi incantato davanti a quel piccolo mondo di cose sottratte all’oblio. Una manciata di bottoni, vetri colorati e scampoli di stoffe pregiate. Resti variopinti di vite sconosciute e pezzi di storie da custodire”.

Incontriamo Francesca Bellino per scoprire con lei qualcosa di più di Sadiq e di Dalil.

D. Francesca, dopo l’esperienza del romanzo e dei racconti, ti sei cimentata in questa opera singolare, una sorta di fiaba, non solo per bambini, un racconto onirico accompagnato da bellissime illustrazioni. Da dove nasce l’idea di questo progetto?

Ho cominciato a pensare a questo libro più di quattro anni fa quando ho scoperto che nel deserto di Palmira ha vissuto l’ultima colonia di ibis eremiti orientali, uccelli migratori tra i più rari al mondo. Questa scoperta è avvenuta grazie a un libro pubblicato da Exorma, “Salam è tornata”, scritto da Gianluca Serra, un biologo che ha seguito le sorti degli ultimi sette ibis della steppa siriana. La triste sorte di questi uccelli che nell’antico Egitto erano considerati sacri mi è rimasta nel cuore. L’estinzione dell’ibis orientale migratore mi è apparso il giusto punto di partenza per raccontare lo smarrimento e il dolore del popolo siriano abbandonato nel mezzo di un conflitto atroce. 

Così ho deciso di dare voce all’ultimo ibis di Palmira ed è nato Dalil, il protagonista del racconto che incontra Sadiq, un bambino smarrito tra le dune della città antica, nell’attuale Siria. Dalil è rimasto a Palmira per custodire la sconfinata distesa di sabbia e i suoi tesori, oggetti abbandonati dagli uomini durante gli anni della guerra che ha ferito profondamente anche l’area archeologica. 

A differenza dei miei libri precedenti, “Dalil” è un libro illustrato, quindi c’è dietro un grande lavoro di gruppo. Io ho solo avviato il processo di immaginazione che ha poi coinvolto l’illustratore Gianluca Buttolo che ha subito accettato la sfida di trasformare le mie suggestioni narrative in splendide immagini e dar forma a un luogo, il deserto, che diventa immediatamente un Altrove, e a dei personaggi che, pur richiamando le atmosfere delle Mille e una notte, sono anche impregnati di contemporaneità. Complici ideali di questo processo sono state Luisa Passerotti e Ada Natale, le editrici di Barometz, virtuosa casa editrice indipendente che si muove con coraggio nel mondo dell’editoria guidata dalla ricerca di bellezza.

D. I nomi scelti per i due protagonisti del racconto, Sadiq (amico in arabo) e Dalil (guida in arabo) non sono casuali. Cosa rappresentano in realtà i due protagonisti?

Sadiq siamo tutti noi, l’intera umanità. Sadiq ci parla dello smarrimento dell’uomo attuale, smarrimento aggravato ora dalla pandemia. E ovviamente simboleggia lo smarrimento del popolo siriano, vittima di una delle guerre più spietate di questa epoca. Ma incarna anche l’amicizia. È l’amico che arriva a salvare chi è rimasto solo. Dalil, invece, è la saggezza che giunge dall’alto, lo spirito guida. È il vecchio saggio che indica la strada, ma è anche il maestro interiore da risvegliare, il miraggio che appare e regala una nuova visione dell’orizzonte ed è l’immaginazione che nel deserto supera ogni limite. 

D. La Siria vive ormai da dieci anni il dramma della guerra, con le nefaste conseguenze che un conflitto così lungo produce sull’intera società. Un dramma del quale i nostri media non si stanno più occupando. Può questo tuo lavoro dare un contributo per tornare a parlare di un paese, la Siria, che sembra essere precipitata nell’oblio della comunicazione, almeno in Italia?

Me lo auguro, così come mi auguro che i lettori più giovani restino affascinati dalla Storia della Siria e dalla sua immensa cultura e la approfondiscano da adulti. Anche su questo intento io e Gianluca siamo subito entrati in sintonia. In uno dei nostri primi confronti Gianluca mi disse che da bambino aveva sentito parlare delle vicende legate all’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana assassinato nel 1979, e che da adulto era stato naturale per lui approfondire il tema nel suo magnifico libro “La scelta”. Mi auguro che succeda lo stesso con “Dalil” e che tanti giovani lettori desiderino studiare un giorno cosa ha rappresentato Palmira nella storia del mondo antico e moderno. Ho visitato Palmira solo una volta, nel 2006, ma non l’ho mai dimenticata. Mi sono sentita avvolta da questa ricca oasi che mi è apparsa davanti agli occhi un miraggio color oro. Palmira ha una storia lunga. È stata uno snodo strategico della via della seta e crocevia tra le più feconde civiltà della storia dell’umanità. È simbolo di dialogo interculturale ed è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale sin dal 1980 per il suo valore universale artistico-monumentale. La parziale distruzione dell’area archeologica da parte dell’Isis è stata un grande danno per l’umanità. 

D. Hai scelto un “vestito” particolare per questo tuo lavoro, quello del racconto illustrato (impreziosito dalle bellissime illustrazioni di Gianluca Buttolo): potrebbe sembrare un libro per bambini ma in realtà non è solo a loro che ti rivolgi, vero?

I libri per l’infanzia sono destinati ai bambini di tutte le età, ce lo ha insegnato Gianni Rodari le cui storie continuano a essere lette e amate anche dagli adulti. Con ‘Dalil’ noi ci rivolgiamo a tutti coloro che amano la bellezza e la poesia, a chi cerca lo stupore quotidiano, a chi non chiude gli occhi davanti al vicino che soffre, a chi accetta di perdersi per poi ritrovarsi e a chi riesce a guardare dall’alto il proprio smarrimento trasformandoli in coraggio e fiducia. Probabilmente non mi sarei avvicinata così profondamente al linguaggio della narrativa per l’infanzia se non fossi diventata mamma. Il contatto quotidiano con un bambino, sin dalla nascita, modifica il modo di parlare della mamma e anche il modo di raccontare fatti e storie. D’un tratto mi sono resa conto che avrei potuto provare a parlare di guerra, di perdita e di salvezza con una storia breve e simbolica e forse avrei potuto raggiungere più cuori che con un lungo e accurato reportage. 

D. Per concludere, quanto può secondo te la letteratura, nelle sue svariate forme, contribuire a svegliare le coscienze sui temi di attualità? 

La letteratura ha il potere di emozionare più di qualsiasi altra forma narrativa. Inoltre, la letteratura è un atto politico perché incide sul modo di dar forma al mondo. Ma soprattutto la letteratura parla dell’uomo. Se al centro di una storia c’è l’umano con le sue fragilità e i suoi mutamenti, può trattare qualsiasi tema e arriverà al cuore dei lettori. Ben vengano dunque storie capaci di aiutare chi legge a interpretare il mondo nella sua vastità, a mettere il naso fuori dal quartiere di casa e a capire che la nostra storia è connessa a quella degli altri Paesi, così come la vita dell’uomo si sviluppa in relazione a quella della natura. Noi siamo parte della natura. L’estinzione di alcune specie è una catastrofe per gli ecosistemi. Gli ibis di Palmira erano uccelli selvatici, capaci di riprodursi senza l’aiuto dell’uomo e di sopravvivere in natura, e molto probabilmente costituivano la chiave di volta dell’ecosistema della steppa siriana. Ma l’uomo anziché salvaguardare la specie a beneficio delle generazioni presenti e future, ha permesso che si estinguesse trattando l’ambiente con arroganza e avidità, senza alcun rispetto e cura dei suoi tesori. La guerra è arrivata solo dopo a dare il colpo di grazia a una terra sacra che non merita queste barbarie.  

Affidiamoci allora a Sadiq e a Dalil nella nostra personale esplorazione del deserto che spesso ci circonda e quando ci sentiremo al culmine dello smarrimento, le risorse nascoste nel nostro Io e nella nostra capacità di farci Noi ci salveranno, come Dalil ha salvato Sadiq.

Beatrice Tauro

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