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Studiare l’ ‘ud: corsi e consigli per l’uso, con Gianluca Campanino

Gianluca 1 Buongiorno a tutti! Vi ricordate che uno dei primi articoli che ho pubblicato in questo Salotto della musica arabo-islamica e mediterranea riguardava l’avvio del primo corso di ‘ud in Italia, presso il Conservatorio di musica “Arrigo Pedrollo” di Vicenza? Ho ricontattato il M° Gianluca Campanino, per sapere coma sta andando il corso e per chiedergli di condividere con noi, anche in articoli futuri, le sue competenze riguardo la musica del mondo arabo. Ecco l’intervista che abbiamo realizzato per voi, a proposito dell’approccio allo studio dell’ ‘ud.

C.: Gianluca, tu sei già una conoscenza del mio salotto, dal momento che alcuni mesi fa abbiamo presentato il tuo corso di ‘ud a Vicenza. Come sta andando? Raccontaci!

G.: Il corso sta andando molto bene, come prima annualità non ci possiamo lamentare…
Per il momento ci sono  sette  iscritti, con i quali ho iniziato questo percorso nel mondo del liuto che sta portando, pian piano, dei buoni risultati. Siamo sempre aperti ed ospitare amici quando ci sono le lezioni a Vicenza.

C.: Che percorso di studi hai fatto, per imparare a suonare l’ ‘ud, e cosa consiglieresti, dopo la tua esperienza, ad una persona che voglia intraprendere un percorso di studi analogo? se ricordo bene, tu hai studiato in Siria e poi in Marocco, vero?

G.: Certo, credo che tutte le esperienze siano personali e irripetibili… Per fortuna. 🙂
Iniziai nel lontano 1999 acquistando un ‘ud, in un negozio musicale nella mia città, e mi avvicinai a questo strumento. Nel 2000 a Bologna, seguii dei seminari di musica araba con diversi musicisti, tra cui Omar Faruk Tekbilek, il quale mi introdusse alle tecniche basilari del baglama e del liuto.
In seguito sono stato nel 2007 in Sirya, dove ho incontrato maestri del Conservatorio di Damasco, approfondendo nozioni sul sistema musicale e i “maqamat”, oltre al linguaggio musicale.
Nel frattempo continuavano i miei studi del corso di specialistica presso il Conservatorio di Musica Niccolò Piccinni, dove nel 2011 mi sono laureato con il massimo dei voti in musica antica e strumenti a plettro, con tesi in filologia musicale dal titolo “Al Oud- teoria e tecnica del liuto arabo”; presto potrà diventare un libro … :).
Dal 2010 circa studio in Marocco con il maestro Said Chraibi, per quanto riguarda il linguaggio musicale andaluso e del repertorio antico. Sono iscritto all’ottavo ed ultimo anno di studio, in Conservatorio in Marocco, e presto darò il diploma finale presso il Conservatorio Nazionale a Rabat.

C.: Vista la situazione attuale, in Siria (o Sirya), forse non è più la destinazione migliore per andare a studiarvi, vero? raccontaci come si è svolto il corso che hai fatto tu: dove, con quale Maestro e come si svolgevano le lezioni. Stessa domanda per quanto riguarda il Marocco, dopo.

G.: Certo, ora non è il momento giusto per andare in Sirya, però ci sono molti altri posti dove la musica per ‘Ud può essere studiata… Ovvio che il primo ostacolo, in molti casi, è proprio l’aspetto linguistico… In molti di questi paesi si riscontra ancora una difficoltà di comunicazione internazionale. Infatti ammetto di aver avuto delle difficoltà comunicative con alcuni maestri in Sirya.
Le lezioni si svolgevano in maniera molto semplice, ascoltando per lo più e praticando poco nelle prime lezioni, soprattutto sorseggiando del buon té al “nofara”( locale nei pressi della moschea Ommayade) e ascoltando i canti del muezzin individuandone il maqam. Perché importante in questa musica e capirne il senso e soprattutto i colori.
Sono stato in Sirya più di un mese e facevo lezione con il maestro all’incirca 3 volte a settimana, giusto il tempo di metabolizzare gli insegnamenti delle lezioni precedenti.
Stessa cosa in Marocco, con il maestro Said Chraibi, uno dei più grandi virtuosi di ‘Ud del Maghreb.
Passo delle giornate da lui a parlare di musica, ascoltare taqasim, musica moderna, antica, scambi modali, ritmi e per me é una fonte inesauribile di conoscenza per spunti per nuove composizioni ed elaborazione di qualche samai o longa…

C.: Un aspetto importante dell’approccio allo studio della musica e di uno strumento arabofono, per chi viene dall’Italia, come nel tuo caso, o comunque dall’Occidente, è l’apertura della forma mentis verso altri orizzonti, come se si trattasse di imparare a pensare, oltre che a parlare, in una nuova lingua con una diversa sintassi. Ce ne vuoi parlare?

G.: Una delle cose più importanti per lo studio é avere la volontà ed il piacere di mettersi in gioco con se stessi… Ovvero, sfidare continuamente il proprio intelletto; imparare, eseguire e infine vincere su un proprio limite prefissato in precedenza. Questo per quanto riguarda qualsiasi strumento visto in modo razionale .
Per quanto riguarda i miei studi sul campo, non nego di aver avuto diverse difficoltà, che ho già citato, per quanto riguarda l’aspetto comunicativo.
Il genere musicale di cui si sta parlando é basato su regole che non hanno nessun collegamento con il nostro mondo musicale, soprattutto con quello tonale. Certo, in passato abbiamo subíto le dominazioni in Europa dell’impero arabo, ma stiamo parlando del VIII secolo d.C. e non credo possibile individuare reminiscenze fonetiche e quant’altro; di base é una cultura che non ci appartiene ma che ci è vicina.
Quindi viaggiare per studiare questo tipo di linguaggio musicale non è facile, dappertutto si possono trovare maestri che parlano di liuto, qanun, percussioni, di storia musicale, di teoria e di maqamat, ma non con tutti puoi approfondire i discorsi e tornare con un bagaglio pieno di informazioni utili per la tua formazione. Ovvero, bisogna sapere dove mettere i piedi. 🙂

C.: A proposito del sapere dove mettere i piedi, tu per quale motivo hai scelto, inizialmente, di andare in Siria e non subito in Marocco? un’altra cosa che mi viene in mente è che un percorso del genere, come studi, non è certo alla portata di tutti, dal punto di vista economico. E’ un aspetto da tenere in considerazione, per chi vuole affrontare un certo cammino. Però speravo proprio che tu mi dicessi quel che hai detto a proposito di come si fa lezione nel mondo arabo, con certi maestri. Altri musicisti, ad esempio Jamal Ouassini in un’intervista che facemmo per il mio libro “Suggestioni mediterranee- Artisti, musiche e culture”, mi raccontava anche di come, prima che si affermasse in Marocco lo studio accademico in Conservatorio, con i maestri francesi, le lezioni erano ben diverse, basate sulla trasmissione orale e sull’imitazione da vicino. Penso sia bellissimo questo, soprattutto bello il poterlo ancora vivere e sperimentare. In fondo la musica va respirata, è così che si entra nel vivo di un mondo e nel vivo di un linguaggio, anche se musicale e non verbale.

G.: Certo che viaggiare per questa musica spesso ti compromette il lato economico. Nel senso che stare fuori casa per un mese o due, in un paese diverso del tuo, anche se il cambio é favorevole, é in ogni caso sempre una spesa onerosa. Infatti ti confermo che l’unica cosa che mi ha spinto a intraprendere viaggi di studio é stato l’amore e passione che nutro per questo strumento. Nient’altro.
Andare da un maestro é una cosa da non sottovalutare, anzi, in alcune occasioni decisivo.
Il maestro in un certo senso va scelto… Ma come fare a scegliere un maestro da neofita?
Qui rientra il discorso della volontà e spinta nel conoscere… Ovvero consiglio sempre, prima di andare in viaggio da un maestro, di iniziare da autodidatta per avere un base iniziatica.
La teoria musicale araba é ben diversa dal nostro concepire la musica, soprattutto poi se parliamo di composizione o analisi di un brano.
Parte Fondamentale é lo studio del Maqam; cosa da non sottovalutare mai, per poi poter affrontare la musica in modo coerente e con coscienza, e questo vale anche per i percussionisti!!!
Purtroppo in Italia é sempre difficile trovare qualcuno che conosca bene la teoria musicale araba, partendo dal Maqam ad arrivare a tutto l’apparato Wazn. Quindi il mio consiglio resta quello di mettersi sull’aereo e andarsi a trovare un maestro.
Se invece non si ha il tempo di viaggiare ci si può iscrivere a Vicenza in Conservatorio 😉

C.: Scherzi a parte, hai toccato alcuni punti nevralgici ed è giusto approfondirli e spiegarli meglio. Innanzitutto, cosa consiglieresti di fare, seriamente, a chi comincia da zero ad avvicinarsi alla musica araba e ad uno strumento come l’ ‘ud? Partire col piede sbagliato rischia di compromettere un intero cammino. Come fare i passi giusti, quindi, anche per un autodidatta?

G.: la Prima cosa molto importante, per chi volesse avvicinarsi a questa musica, é curare l’ascolto; ovvero, immergersi nel suono azzerando in un certo qual modo le proprie conoscenze e gusti “tonali occidentali” o, meglio ancora, non aspettarsi “sensibili” o “accordi di dominante”.
Secondo passo, acquistare un ‘ud. Anche in questo caso la scelta non è per niente semplice ma, come primo strumento, di certo non cercheremo uno strumento di alta liuteria ma da studio. Quindi nei limiti, qualsiasi strumento va bene. Come metodo di studio trovo poco efficienti i testi che si trovano in giro e, soprattutto, siti di teoria musicale che si spacciano per i profeti del Maqam.
Per quanto riguarda i metodi, alcuni troppo “BASIC” altri solo in lingua araba e a volte troppo specifici. Escludendo il discorso del “viaggio”, consiglierei il metodo di Jamil Bashir, che potete trovare facilmente in rete. Questo, per partire con il piede giusto.

C.: Riprendendo l’altro punto cruciale del discorso, ossia la possibilità che non tutti hanno di andare a studiare all’estero, che possibilità ci sono, in Italia? Non vorrei sbagliare ma credo che l’Italia sia assai più indietro, rispetto ad altri paesi europei, nello studio di musiche extra-europee. I Conservatori di musica sono molto chiusi in questo senso e le occasioni di apertura a corsi di musica “altra” sono eccezioni, fari nella notte.
Per dovere di informazione e per ribadire che c’è una possibilità di studio, ufficialmente riconosciuta, vorrei ripetere che esiste il corso di ‘ud da te tenuto, presso il Conservatorio di Vicenza, e va dato atto al Direttore di tale Conservatorio per la sua eccezionale lungimiranza e apertura mentale, oltre che musicale. Magari lo imitassero altri conservatori! Il corso di ‘ud che tu tieni a Vicenza, quindi, oltre ad essere riconosciuto, prevede l’approccio a materie teoriche di completamento ed arricchimento all’aspetto pratico-strumentale. Spiegaci meglio quali materie si studiano in questo corso e che competenze si acquisiscono.

G.:.Il corso di Vicenza é il primo corso di ‘ud che si tiene in un conservatorio italiano.
Da anni l’ Arrigo Pedrollo mostra sensibilità e apertura verso le “altre musiche” e questo non è da sottovalutare.
Il metodo di insegnamento che adotto é soggettivo da allievo ad allievo; le materie che vengono affrontate sono: Tecnica dello strumento e prassi esecutiva,Teoria musicale di base,Maqamat, Analisi delle forme compositive ( Samai, bashraf, longa, tahmila ecc…), Musica d’insieme, Ascolto, Solfeggio, cenni di Storia della musica del Vicino Oriente ecc…
In poche parole quello che si studierebbe in un qualsiasi conservatorio arabo.
Inoltre stiamo lavorando per formare un’orchestra di ‘Ud e non solo … Non posso svelare troppe sorprese !
Vi aspetto a Vicenza e vi aspetto numerosi, perchè vorrei precisare che al corso possono accedere esperti, musicisti, appassionati e neofiti … Chiunque voglia avvicinarsi.

C.: Grazie Gianluca. Con questo tuo invito ci salutiamo a suon di musica, con l’ascolto di questo brano. Anticipo ai lettori che sarai con noi anche in articoli futuri, per condividere con noi le tue competenze e per consigliarci ulteriori e significativi ascolti musicali. A presto e grazie!

http://youtu.be/JooZth2dNAo, taqasim per ‘ud di Munir Bachir

oud1 (1)

Informazioni sulle foto:
La foto che ritrae Gianluca Campanino è di Francesco De Martino, scattata nell’ambito del festival “La notte di Giufà”. La foto degli strumenti è stata scattata dallo stesso Gianluca Campanino, presso il museo di arti e mestieri di Damasco.

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

1 Commento

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  • Se la lingua araba è complicata la musica araba lo è ancora di più. E allora Cinzia Merletti ci ha fatto un gra regalo aprendoci una finestra http://www.arabpress.eu che ci affaccia al mondo musicale arabo.
    Io mi sono affacciata e ho letto questa bella intervista a Gianlca Campanino, italianissimo suonatore e maestro di ‘ud. io ho comparto un ”ud in piazza dell’Opera al Cairo uno strumento simbolo che, mi dissi non avrei mai suonato. Il mio strumento mi fa compagnia da 10 anni nel mio studio e mi implora di uscire dalla custodia per essere usato. leggo di Gianluca, gli chiedo l’amicizia e mi precipito a Vicenza al conservatorio Pedrollo dove il riccioluto, givanissimo, fichissimo maestro fa lezione di ‘ud. Gianluca mi èarla con la cordialità di chi sembra conoscerti da sempre, lo ascolto, è un genio visto che ama la musica araba ma che vuole diffonderla ed isegnarla. Un innamorato della cultura araba che non vuole tenere tutto per se. Grazie, Cinzia mi hai allargato l’orizzonte, grazie Gianluca, ora ti seguo dovunque tu vada (Parigi la prossima tappa).
    Il mio ‘ud ringrazia , finalmente è uscito dalla custodia!!

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