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Viaggio nel Marocco musicale. Intervista a Moulay Zidane El Amrani. Seconda puntata.

       Moulay Zidane el Amrani      Un viaggio fantastico attraverso il Marocco musicale.

Conoscere la cultura di un popolo attraverso la sua musica.

Intervista a puntate a Moulay Zidane El Amrani. Seconda puntata.

GNAWA. I guaritori delle anime.

C.: Zidane, ben ritrovato e grazie per il bell’argomento che ci proponi oggi! Ci spieghi da dove nasce il modo di chiamare i Gnawa “guaritori di anime”?

Z.: Ben ritrovati a te e a tutti voi! L’appellativo di Guaritori delle anime lo ha coniato per loro Jimi Hendrix e mai titolo fu più adeguato. Gnawa (o Gnaoua) non è un semplice genere musicale, bensì una vera e propria dimensione spirituale che si manifesta attraverso sonorità, ritmi e vocalità, da cui il loro nome più conosciuto di Gnawa Rythme. Sono discendenti degli schiavi africani che alcune dinastie magrebine andavano a “cacciare” nell’Africa subsahariana, specie nell’attuale Ghana, da cui prendono foneticamente il nome, e li portavano nel Maghreb per i lavori più duri o per venderli alle Navi Negriere che dalla costa atlantica marocchina li trasportavano a perire di fatica nei campi di cotone americani. In quei campi del dolore nacque notoriamente il Blues, ma il fenomeno Gnaoua va molto oltre. E’ molto più complesso del suo discendente d’oltreoceano. Si tratta di una vera e propria Confraternita religiosa, dove la spiritualità è espressa con la musica, il canto e la ritmica come naturali vettori di antiche irrisolte sofferenze e di terapeutici sfoghi. La dimensione Gnaoua coniuga magicamente nei suoi riti, l’adorcismo, l’afro-tribalismo, l’animismo, l’Islamismo e antichissimi rimasugli del paganesimo preislamico. In essi si sono mescolati nei secoli l’apporto africano e quello arabo e berbero, creando sonorità e canti invocativi che farebbero battere il cuore anche ai più cinici. Ne è testimone il grande successo del loro annuale Festival di Essaouira, la Mogador portoghese, e che attira, ogni anno, decine di migliaia di curiosi e di appassionati in quella amena città dell’Atlantico marocchino. Le confraternite Gnaoua nel Maghreb ruotano attorno alla figura dei Maestri musicisti, detti Maallem e quelli autentici sono pochi e molto rispettati, quasi venerati. Oggi il Maghreb pullula di concerti e di musiche Gnaoua, dove si confondono facilmente l’originale e il commerciale. Nelle piazze del Marocco turistico si possono apprezzare folcloristiche formazioni Gnawa, un po’ ad uso e consumo del turista incantato.

C.: E’ vero, e per chi volesse avere un assaggio di quanto hai detto, si trovano diversi video su YouTube. Si può notare, guardandoli e ascoltandoli, quanto sia massiccia la presenza di turisti attratti da questi festival.

Z.:  Anche la moderna World music, a sua volta, è ricca di bei lavori di contaminazione musicale tra il Gnaoua rythme e altri generi. Led Zappelin, Pat Metheny, Youssou Ndour, Khaled, Justin Adams, Donald Harrison, Salif Kayta e Cheb Mami, sono solo alcuni degli artisti celebri che hanno fatto ricorso a Gnaoua per le loro composizioni. Nuove e famose band, in Marocco, in Algeria, ma anche a Parigi e a Roma, ispirano i loro lavori artistici alla musica Gnaoua, spesso rivista e riarrangiata, introducendo strumenti e armonie occidentali. Vedi, L’Orchestra di Piazza Vittorio, L’Orchestre National de Barbès, Gnawa Diffusion e altri.

C.: Zidane, ci spieghi come si fa a riconoscere il rito ad uso dei turisti “incantati”, come giustamente hai detto tu, dal rito genuino, vero?

Z.: Certo! il vero rito musicale di Gnaoua rimane uno solo e risponde a secolari ritualità ferree e precise. La seduta Gnaoua ha il nome di Lila (la notte), detta anche Diwan in Algeria. In effetti, la Lila dura un’intera notte e vede il Maestro, Maallem, seduto a terra, nel centro della Zawya, con le gambe incrociate e con in mano il Gambri, che chiamano anche Hajhouj o Santir. E’ una specie di chitarra con il manico arrotondato e tre corde ricavate da intestino animale essiccato. La cassa acustica, a sua volta, è ricavata da un tronco di albero, scavato, modellato artigianalmente e coperto, nella parte anteriore, da pelle animale, dipinta ad arte con l’Henné. Nell’immaginario Gnaoua, in quella cassa acustica sopravvive l’anima dell’albero africano da cui è stata scavata e attraverso quel magico strumento l’anima dell’albero si esprime e narra le antiche sofferenze della schiavitù Gnawa; pertanto, lo strumento va trattato con cura e con grande rispetto. Il Gambri non è un mero strumento musicale, è qualcosa di più. Se ne trovano in commercio come souvenir per il turista distratto, ma il Gambri vero si ordina dal maestro liutaio, si plasma e si aspetta che maturi con pazienza, cura e amore. E’ un po’ il concetto dello “Stradivari”, ma in chiave africana. Che suono ha? Un’autentica meraviglia senza simili, ma se è proprio necessario fare un paragone, ha un suono simile al basso acustico, salvo che si tratta di uno strumento totalmente naturale, in ogni sua componente.

C.: Infatti non esito a confermare che non ha eguali. Il suo suono è viscerale e l’essenza “naturale” dei materiali con cui è costruito lo plasma dal profondo, rendendolo tutt’uno col cosmo che è fuori e dentro di chi lo ascolta. Raccontaci ancora, Zidane! Che succede durante la Lila?

Z.: Nella Lila, il Maestro rompe il silenzio della notte con canti di straziante bellezza, seduttivi e a tratti inquietanti, circondato dagli allievi che battono il ritmo con le mani o suonando le Qrakeb, genere di rudimentali grandi nacchere in metallo, e ripetono i ritornelli del canto. La Lila è una notte non come le altre. In essa l’ambiente è denso di spiritualità, e non solo nel senso monoteistico del fonema. E’ una veglia confidenziale, dove gli estranei ed i turisti non sono molto graditi. L’abluzione è d’obbligo, anche se nessuno controlla nessuno.

C.: Oh, hai toccato un punto nevralgico e che mi sta molto a cuore, dicendo che “estranei e turisti non sono molto graditi”. Magari ne parleremo in un’altra occasione, se vuoi: si tratta dei tanti riti/spettacoli sufi, come quello dei Dervisci Rotanti, che ormai sono diventati un business, dal momento che si esibiscono anche nell’abito di grossi tour in vari paesi del mondo. Continua il tuo racconto, per favore! Che altro succede nella notte della Lila?

Z.: A suon di melodie, tra i dialetti marocchino, berbero e suahili, il Maestro invoca Dio e il profeta (p.b.s.d.l.), ma invoca anche Mimoun, Aisha e Mira. Questi ultimi, sono affascinanti e inquietanti figure mitologiche dell’immaginario Gnaoua e affondano le loro radici tra storia e fantastoria. Ad esse sono attribuiti poteri sovrannaturali tra il sacro e il profano, tra il salvifico e il demoniaco, tra il protettivo e il curativo. Tutto questo benefico trait d’union fa il famoso Sincretismo Gnaoua ed è stato oggetto di seri studi di ricerca sotto i profili storico, antropologico e psicologico…. che meriterebbero un capitolo a parte.

C.: Caro Zidane, l’argomento è affascinante e sappi che qui puoi trovare spazio per tutti i capitoli che vuoi :-). Andiamo avanti col racconto!

Z.: Oltre a chi apprezza il genere Gnawa semplicemente come musica da ascoltare, per i veri appassionati il rituale della Lila si celebra attraverso diversi momenti e generi di canti Gnawa. Ad ogni genere corrisponde un colore vivo, il giallo, il rosso o il verde. Li indossa il Maestro durante l’esecuzione e spesso li indossa anche chi, quella “portata musicale”, la subisce. Uso intenzionalmente il termine “subisce” perché non si tratta di una danza libera, ma di una vera e propria possessione irresistibile che porta il nome di El Hal , il ballo Transe che ti trascina, corpo e anima. Balli, balli, balli, posseduto e sincronizzato dal suono del Gambri, finché non perdi conoscenza e cadi, sorretto dagli altri partecipanti. Ti risvegli con le ossa rotte, ma con un indescrivibile senso della leggerezza e della liberazione, nel cuore e nell’anima. E’ un terapeutico sedativo, ma senza effetti collaterali, se non quello della dipendenza dal Gnawa Rythme. In effetti, gli appassionati di questo genere musicale organizzano una Lila almeno una volta all’anno, non solo come diletto, ma come reale bisogno, compreso chi ti sta parlando. Comprendo quanto tutto questo può suonare incredibile per una mente cinica o razionale, ed è proprio per questo che il raziocinio non è gradito nella dimensione spirituale Gnawa. Ho visto persone deridere sarcasticamente ciò che si racconta sui poteri della musica Gnawa, ma poi ho visto le stesse persone non resistere al Gnawa Rythme e ballare come dei forsennati fino a cadere inconsciamente.

C.: Beh, si vede che anche in questo caso vale il detto che chi più attacca più si difende :-). Spesso deridiamo quello che ci inquieta, che non ci fa sentire padroni della situazione, che non comprendiamo. La libertà fa paura, bisogna saperla gestire. Posso capire, quindi, che anche un processo profondo di liberazione, come quello che tu descrivi attraverso il rito Gnawa, possa sembrare un vero e proprio terremoto nell’ambito di quello che sentiamo come il nostro equilibrio, più o meno precario ma, sicuramente, rassicurante.

Z.: Infatti! Passiamo la nostra intera vita a sostenere quel fardello insostenibile che chiamiamo “Equilibrio”; la musica Gnawa, ce ne libera, almeno per una notte, e ci sentiamo leggerissimi, rinnovati e liberi.

C.: Grazie di cuore, Zidane! Avrei tante altre domande ma, se vuoi, ne parleremo in altre puntate. Ad esempio, mi viene in mente il libro di Edith Wharton, In Marocco – Harem, moschee e cerimonie, Editori Riuniti, 2002. Ci sono delle descrizioni vivissime di rituali Aissaoua e Hamadcha che, ai suoi occhi, sono apparse cruente, autolesioniste, macabre. Mi sono sempre chiesta, leggendo quei brani, fino a che punto la “non conoscenza” della Wharton circa i rituali in questione e sul loro significato, abbia influenzato sulla percezione della situazione. Se vuoi, ce lo potrai spiegare prossimamente. Che altro ci dici, ancora, in questa puntata?

Z.: Nel Maghreb non mancano altre importanti e molto seguite Confraternite religiose che esprimono la loro spiritualità anche attraverso la musica. Jilala, Hissawa e Darqawa sono solo alcune tra le più conosciute e ognuna di loro racchiude in sé tradizioni, sonorità e affascinanti rituali degni di un capitolo a parte, ma per non rischiare di annoiare i tuoi lettori, Cinzia, al momento mi fermo qui, sperando di avervi piacevolmente accompagnato attraverso un’altra tappa del nostro viaggio immaginario nel mio Marocco musicale. Approfitto, però, per suggerire un ascolto ai nostri lettori, ben sapendo che possono trovare molti altri esempi, nel web. Basta digitare Gnawa o Gnaoua.

http://www.youtube.com/watch?v=vM88vZsjsQU

Shukran Jazilan, grazie mille.

C.: Grazie mille a te, Zidane, e sono sicura di parlare a nome di tutte le lettrici e i lettori, affermando che non ci annoi di sicuro! Ci dai un’anticipazione di quello che ci racconterai, nella prossima puntata?

Z.: Certo! Mi stavo dimenticando di annunciare, infatti, che nella prossima puntata parleremo del fenomeno musicale di Nass El Ghiwane, detto “Dahira El Ghiwaniya”; la vague della canzone sociale, politica e impegnata, che ha cambiato radicalmente lo scenario musicale e non solo, in Marocco, dopo il ’68 e fino ad oggi: i nostri Rolling Stones, in chiave maghrebina.

C.: Bellissimo ed interessantissimo, Zidane. Grazie ancora a nome di tutti, aspetteremo con ansia la prossima puntata, che arriverà tra il 2 ed il 3 febbraio :-))). Un carissimo saluto a tutti e grazie per la passione con cui ci seguite in questo blog. Ne approfitto per comunicare a quanti non lo sanno che, per chi volesse ritrovare in una sola pagina tutti i miei articoli pubblicati in questo nostro salotto musicale, c’è la pagina facebook intitolata “Cinzia Merletti: il salotto della musica araba e mediterranea”. Grazie ancora e vi lascio con una foto, tratta da un concerto italiano live in cui Moulay Zidane El Amrani suona con la grande Hasna Becharia, una delle rarissime e famose donne Gnawa, durante una sua tournée, nel 2006. Nel web si possono trovare video per poterla ascoltare. A presto!

 

foto x intervista zidane 2

Moulay Zidane el Amrani
Moulay Zidane el Amrani

 

Moulay Zidane El amrani
Moulay Zidane El amrani

 

Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

1 Commento

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  • Constato con piacere e con ammirazione , dopo trenta anni ,che il mio alunno El Hamrani, giovane studente della Scuola Italiana di Tangeri negli anni ottanta e’ diventato non solo un insegnante di spessore, ma anche un accreditato ed apprezzato musicista polisrtumentista ed un esperto etnomusicologo. Valori che gli consentono di essere messaggero e, direi, ambasciatore della spiritualità delle ricchezze del suo Paese che Zidane presenta con modestia ed esalta con amore, avvicinando culture, tradizioni e, quindi, affetto e rispetto tra popoli.. Bravo Zidane..Nella mia collezione di strumenti, accanto alle castagnette e le tammorre per il ballo delle tammurriate da anni ci sono anche le Qrakeb della Gnawa . Grazie Professore El Hamrani… per le tue lezioni.