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Nada El Hage e i libri che ti chiamano

nadia el hage copChi di voi ha già letto questo blog, sa quanto io adori errare tra gli scaffali delle librerie alla ricerca di nuovi libri. Alcune volte mi limito a osservare, a sbirciare qualche parola impressa sulla copertina, altre volte svaligio interi scaffali. Ci sono, però, delle occasioni in cui i libri mi chiamano, mentre cerco magari tutt’altro, e quando li noto scatta una scintilla che non posso ignorare.

Mi è successo questo incontrando, per caso, “Veli di passione” di Nada El Hage, l’unico libro di questa autrice che sia stato tradotto in italiano, grazie a Valentina Colombo. Ricordo proprio come, ricapitando su uno scaffale che avevo già scrutato, improvvisamente ho notato questo titolo. Inutile dirvi che il testo arabo mi ha definitivamente conquistato.

Nada El Hage è una poetessa, traduttrice e attrice libanese, nata nel 1958 a Beirut, figlia del poeta Housni El Hage.

Indubbiamente le vicende storiche che hanno coinvolto il suo paese hanno influenzato notevolmente la sua produzione, così come la sua religione. Molte sue poesie, infatti, fanno riferimento alla sofferenza della guerra civile, senza che questa sia mai nominata direttamente. Rimangono solo l’inquietudine, l’incertezza, la mancanza di sicurezza, come stati d’animo sullo sfondo delle parole.  Il buio, la foresta, la difficoltà del perdono, della riconciliazione sono altre figure e temi ricorrenti.

Dall’altro lato, l’altra grande presenza delle sue poesie è Dio, il dio cristiano a cui lei si avvicina attraverso la mistica. Iniziando a leggere le poesie, senza informarmi prima né guardare la prefazione, ho pensato si trattasse di una mistica sufi e mi ha fatto sorridere scoprire, invece, che Nada El Hage fosse, in realtà, cristiana.

La fede è vissuta dalla poetessa libanese come un rapporto intimo e privato con Dio. È nella solitudine che avviene l’ascesa verso di lui e solo allora viene riconosciuta la sua presenza in ogni essere umano.

L’amore, verso il divino, verso il creato, è un altro tema molto presente, come la migliore tradizione mistica vuole. L’ambiguità dell’arabo, con la sua mancanza di maiuscole, fa sì che spesso non sia chiaro se si parli di un amante o di Dio.

Nella sua produzione possiamo vedere come, raccolta dopo raccolta la poetessa si sia avvicinata sempre di più al divino fino a raggiungere l’estasi mistica con “Veli di passione”, pubblicato in lingua originale nel 2010.

Molte sue poesie sono state musicate e cantate da diversi artisti. Una delle collaborazioni meglio riuscite è quella con la soprano libanese Hiba al-Kawas, con cui hanno creato un vero e proprio concerto qualche anno fa (ecco il link se volete dare una sbirciatina). Hanno collaborato con la poetessa anche altri musicisti e interpreti, come Marcel Khalife e Magda al-Roumi.

Leggere Nada El Hage è come entrare in un’altra dimensione, anche senza raggiungere l’estasi mistica, che voi siate credenti o meno. Immergersi nella lettura di queste poesie permette di allontanarsi dalla frenesia e rallentare, dedicando del tempo a nutrire la nostra anima di cose belle.

Buona lettura!

Claudia Negrini

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