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Tre convinzioni sbagliate sul caos nella regione araba

arabi

Di Hisham Bustani. Your Middle East (13/02/2016). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

La prima convinzione errata riguarda l’esistenza di un Islam “vero” e sovra-storico. Credo non esista una realtà dell’islam che è “pura” e “virtuosa” in contrapposizione ad un’erronea concezione violenta e cattiva, o il contrario. L’islam, come tutte le altre dottrine ideologiche e religiose, è basato su testi sempre aperti a diverse interpretazioni. Ma tutte queste interpretazioni sono uguali in quanto basate su opinioni soggettive che servono determinati interessi. Le élite dominanti, così come le opposizioni, hanno sempre avuto la loro versione dell’islam, più o meno radicale. Ma tutte le versioni sono esclusiviste e mirano a concentrare il potere, appropriandosi  del dibattito politico e sopprimendo il dissenso.

Questo ci porta alla seconda convinzione errata: la natura apolitica dei gruppi estremisti islamici. Questi gruppi non sono formati solo da “fanatici religiosi” o da sfrenati psicopatici. Nella loro essenza, sono costruzioni politiche che rappresentano una reazione molto violenta allo status quo. Ma contro cosa protestano i terroristi e cosa vogliono cambiare? Le stesse cose delle rivolte arabe, ma con un fine diverso: i regimi corrotti ed oppressivi (ricordiamoci che i regimi opprimevano sia l’opposizione laica che quella religiosa). Tuttavia c’è una differenza sostanziale: le masse delle rivolte arabe che chiedevano libertà e democrazia non avevano strutture politiche in grado di costruire le loro alternative, perché distrutte dai regimi arabi. L’unica struttura che è sopravvissuta è stata la religione, a diversi livelli: l’islam governativo, quello socialmente organizzato e quello fondamentalista, moderno, militante e armato sponsorizzato dagli USA e dall’Arabia Saudita durante la Guerra Fredda per combattere contro i Russi in Afghanistan, ma anche la simile versione sciita sponsorizzata dall’Iran dopo la Rivoluzione Islamica del 1979. Era dunque normale – non avendo la concorrenza dei gruppi civili laici distrutti – che i gruppi islamisti (terroristi e non) ben organizzati ed economicamente e socialmente forti avrebbero preso la scena affianco ai regimi.

Così entriamo nella terza convinzione errata: il silenzio sul ruolo delle potenze globali e regionali e gli effetti storici del colonialismo. Le politiche intervenzioniste che hanno seguito l’era colonialista nella regione araba hanno fatto in modo che i regimi subordinati, corrotti ed oppressivi fossero mantenuti e sostenuti. Quegli “Stati” falliti che hanno distrutto la fabbrica sociale con decenni di corruzione, producendo movimenti sociali fallimentari e movimenti islamici di opposizione violenti, sono stati mantenuti dall’oppressione interna ma anche, cosa più importante, dalla sponsorizzazione esterna. Un altro aspetto importante è il ruolo delle politiche intervenzioniste nel facilitare e supportare i gruppi terroristici.

Cercare di capire e influenzare il cambiamento in una realtà significa guardare a quella realtà così com’è e non attraverso le nostre errate convinzioni. Le differenti versioni dell’islam sono differenti rappresentazioni delle strutture politiche; questo non si può risolvere proponendo un’altra immaginaria e sovrastorica “essenza” dell’islam. La realtà si trova in politica: per risolvere la crisi della regione araba, invece di un approccio basato sulla sicurezza di Stato, sarebbe più produttivo un approccio basato sulla sicurezza umana che affronti i problemi dei regimi corrotti, della disoccupazione, dell’ineguaglianza e del completo fallimento degli Stati e dei regimi arabi post-coloniali.

Hisham Bustani ha scritto articoli e saggi per numerose riviste arabe e internazionali.

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Roberta Papaleo

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