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Stephen Hawking e la crisi di identità araba

Stephen Hawking
La morte del fisico britannico Stephen Hawking ha acceso il dibattito sui social network in Giordania e in altri paesi arabi e ha portato alla luce la profonda crisi di identità araba

Di Mohammed Abu Rumman. Al-Araby Al-Jadid (18/02/2018). Traduzione e sintesi di Antonina Borrello.

La morte del famoso fisico britannico Stephen Hawking ha scatenato un dibattito su diversi social network in Giordania e in altri Paesi arabi. Oltre a elogi e commiati tristi da parte di movimenti laici, liberali e di sinistra, ci sono stati diversi attacchi sulla sua visione laica dell’universo e di Dio soprattutto da parte dell’élite islamica conservatrice.

Anche se la Giordania non dovrebbe risentire delle ripercussioni delle crisi settarie e delle guerre civili e non ha raggiunto un livello di polarizzazione Islam-laicità simile ad altri Paesi arabi, il dibattito sulle posizioni di Hawking è stato molto acceso, il che riflette un’immagine chiara e reale della forte crisi di identità dei Paesi arabi odierni. Questa situazione di divisione e polarizzazione della Giordania ha interessato anche altre società arabe.

Una crisi del genere esiste da decenni, e sul versante politico è stata segnata da numerosi conflitti tra correnti islamiche, nazionaliste, liberali e persino tra élite istruite, scrittori e pensatori ma è chiaro che dopo le rivoluzioni della primavera araba e gli sviluppi che seguirono- la guerra civile in Siria, il colpo di stato militare in Egitto, il dominio dei Fratelli musulmani e l’isolamento dell’ex presidente Mohamed Morsi- la crisi d’identità si è spostata sulla strada e nella società. Questo significa che la questione dell’identità non rimane limitata all’élite politica, ma riguarda la società stessa.

È evidente, perché i regimi autoritari arabi prima della primavera araba hanno imposto una certa ideologia e hanno creato una sorta di identità nazionale che ha assorbito tutti. Tuttavia, con gli eventi della Siria e l’emergere della questione settaria, in concomitanza con quello che sta accadendo in Egitto e in Tunisia, le identità nazionali si sono indebolite e la legittimità dello Stato e della sua autorità si sono ridotte a favore di altre identità, settarie, etniche e religiose.

La questione dell’identità nel mondo arabo è esplosa con l’emergere a livello politico dell’organizzazione terroristica Daesh (ISIS) e con la conseguente fobia delle correnti laiche e delle minoranze religiose e settarie. Di conseguenza, si è creato un nuovo clima che supera la tradizionale retorica del conflitto politico, e si sposta verso conflitti e crisi di altro tipo, legati all’identità, ma non soltanto l’identità dello Stato, cioè del partito dominante, ma piuttosto l’identità della società stessa.

Le società arabe attuali non devono affrontare soltanto i problemi relativi ai regimi dittatoriali, alla corruzione e alla chiusura politica, come è avvenuto prima della primavera araba, ma anche altre questioni divenute alquanto preoccupanti per il cittadino arabo, come la sua sicurezza quotidiana e familiare che è legata alla sua identità e quindi all’identità della società e dello Stato.

Dopo la primavera araba in Giordania si è verificata una forte divisione, cioè una sorta di contro-rivoluzione che ha comportato la rottura di alleanze politiche tradizionali (tra islamici, nazionalisti e di sinistra), la disgregazione del Fronte Nazionale per le Riforme e la volontà di creare una coalizione civile (uno Stato civile-laico). Tuttavia, questa coalizione rischia di esplodere dall’interno sullo sfondo di quanto sta avvenendo nel Ghouta orientale, date le scissioni tra la corrente dei liberali e l’élite nazionalista che è a favore di Assad.

Possiamo quindi sostenere che la primavera araba non sia stata una nuvola estiva passeggera, dato che ha portato alla luce problemi e lacune che richiedono una riflessione approfondita sulla road map futura da attuare per raggiungere sistemi democratici pluralisti. Non si può più sorvolare sulla questione dell’identità culturale; per questo motivo, si parla di elaborare un contratto sociale tra autorità e società in cui siano compresi i valori dominanti della legislazione e della stessa Costituzione.

Mohammed Abu Rumman è scrittore e ricercatore presso il centro di studi strategici dell’Università di Giordania. Specialista in pensiero islamico, riforma politica e democratizzazione del mondo arabo, è autore di: “I salafiti e la primavera araba” (السلفيون والربيع العربي), “Riforma politica nel pensiero islamico” (الإصلاح السياسي في الفكر الإسلامي), “La soluzione islamica in Giordania” (“الحل الإسلامي في الأردن”) e “Islamisti, religione e rivoluzione in Siria” (الإسلاميون والدين والثورة في سورية).

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Redazione

1 Commento

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  • Ci sarebbe da rifletterci sopra e tanto, non solo su questo aspetto, ma anche sulle tantissime crisi di identità che vedo intorno a me; tra un nuovo pelagianesimo, agnosticismo, gnosticismo, ateismo, cattolicesimo, cristianesimo devozionista, fariseismo, relativismo, buddismo…potrei continuare a lungo, purtroppo…una confusione drammatica e pericolosa.

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