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“Quel velo sul tuo volto”: uno spaccato sul mondo arabo-musulmano nel volume di Nicola Lofoco

È stato presentato ieri, 17 maggio 2016, nella cornice degli eleganti uffici della Federazione Unitaria Italiana Scrittori a Roma il volume “Quel velo sul tuo volto” del giornalista e blogger Nicola Lofoco, edito da Les Flaneurs Edizioni.
Il libro, il cui sottotitolo recita “La donna musulmana e le interpretazioni del Corano, oggi”, fornisce una dettagliata panoramica sulla situazione socio-politica dei paesi a maggioranza islamica, tentando anche di fornire risposte al possibile futuro che queste nazioni si troveranno a vivere.

imageIl tema del velo all’interno del libro di fatto rimane sullo sfondo, come una quinta di teatro che fa da scenografia al dibattito sulla realtà dei paesi islamici all’indomani delle rivoluzioni cosiddette delle primavere arabe.
Nel corso della presentazione l’autore ha messo l’accento sulla enorme confusione che regna in Occidente quando si parla di mondo arabo e di Islam e sulla pericolosità delle troppo facili equazioni che vedono arabi uguali a musulmani e musulmani uguali a terroristi. La pericolosità di una deriva razzista islamofoba è già una realtà se si pensa a come questo tema venga spesso cavalcato dalle forze politiche di estrema destra non solo in Italia ma nell’intero continente europeo.

E proprio su questo tema si è soffermato uno dei relatori e promotori della presentazione, Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia, il quale ha con forza sottolineato la necessità di una corretta informazione e dell’apertura di canali di comunicazione, elementi che diventano leve indispensabili per spazzare via la paura che nasce dall’ignoranza: solo attraverso la conoscenza e l’informazione si supera la paura del diverso e la pericolosità delle generalizzazioni.

imageIl dibattito è proseguito con il toccante intervento di Mai Al-Kaila, ambasciatrice di Palestina in Italia, la quale ha sottolineato che il velo nel mondo arabo non rappresenta un simbolo religioso quanto invece un simbolo culturale, non necessariamente collegato alla religione. L’ambasciatrice ha ribadito comunque la necessità di rispettare sempre le differenze, perché è solo nel rispetto reciproco e nel dialogo che si conquista la pace.

E come interpreta una donna occidentale il tema del velo? Lo ha spiegato Maria Amata Garito, rettore dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno, la quale si è soffermata sulla diversa interpretazione del velo quale veicolo di identità da un lato e quale strumento di intimidazione dall’altro. Quando il velo è tale da non permettere di riconoscere l’interlocutore che si ha davanti è naturale avere paura. Ma la professoressa Garito ha fornito un’altra chiave di lettura in merito alla questione del velo ed al suo significato di strumento di controllo e di privazione della libertà delle donne arabe e musulmane, leggendo un brano di un libro della compianta sociologa marocchina Fatima Mernissi, la quale ha dimostrato come anche le sedicenti emancipate e libere donne occidentali, costrette a rincorrere la fatidica taglia 42, non siano poi più libere delle donne che indossano il velo.

Il velo come scelta è poi l’interpretazione che ha dato Intissar Masri, Segretario Generale del Centro italo-arabo e del Mediterraneo: in quanto donna araba, musulmana e libanese ritiene che il velo sia diventato una scelta per molte donne arabe, anche non di religione islamica, e come tale va rispettata.

Il dibattito sul velo delle donne musulmane e soprattutto sull’opportunità che tale abitudine trovi spazio anche in Occidente continua ad alimentarsi, divenendo oggetto di molteplici interpretazioni. Il libro di Lofoco rappresenta un ulteriore elemento per cercare di fare chiarezza nel dibattito e invogliare il pubblico occidentale ad approfondire un tema che può fare da grimaldello per aprire le porte ad una più ampia comprensione di un mondo sicuramente complesso ed articolato, ma che non è poi così tanto distante da quello occidentale e con il quale dobbiamo imparare a convivere.


Giusy Regina

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