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Nahidh al-Ramadhani, la letteratura che mette a nudo l’uomo

Avete mai letto il testo di un’opera teatrale muta? O adorate come me le opere che vi entrano sotto la pelle, tante sono le emozioni che suscitano?

Nahidh al-Ramadhani

Ecco, allora avete i miei stessi gusti letterari e non potrete non inebriarvi con gli scritti di Nahidh al-Ramadhani.

Scrittore e drammaturgo iracheno, inedito in italiano, è nato a Mosul nel 1964.

Soffitti solidi che schiacciano chi tanto li aveva amati, personaggi che non sapendo scegliere il cammino vengono inghiottiti dalla terra, soldati che dopo essersi uccisi fanno pace, non ricordandosi le motivazioni delle loro azioni, orologi di paese che si fermano improvvisamente scatenando rivoluzioni, sono solo alcune trame delle sue produzioni.

La potenza narrativa ed evocatrice dell’autore cattura anche il lettore più scettico, facendolo affezionare ai personaggi e partecipare delle loro gioie e sofferenze.

A me è successo così con “La storia di Hoo”, testo che ho tradotto per la tesi di Laurea Triennale. Si tratta di teatro muto, perciò l’opera è composta esclusivamente da dettagliatissime direttive di scena.

Il protagonista della pièce è Hoo, chiamato così poiché l’unico suono che egli emette è “oh”, per l’appunto, che può comunicare gioia, stupore, rappresentare un grido di paura o di tristezza. Davanti a lui, e al lettore, si dispiega tutta l’evoluzione, o involuzione, dell’uomo: dalla libertà del giardino dell’Eden passando per le scoperte tecnologiche più importanti dell’umanità, come la ruota e la scrittura, degenerando poi nelle oscenità della guerra e nelle distorsioni dei media. Ciò nonostante il messaggio finale rimane carico di speranza verso il futuro.

Non sono stata, però, l’unica ad innamorarsi di quest’opera.

Steve Karier, attore e regista del Lussemburgo incontra Nahidh al-Ramadhani in occasione della quarta edizione del Fujairah International Monodrama Festival, negli Emirati Arabi nel 2010. Lo scrittore gli lascia tre sue opere. Impossibile resistere al loro fascino. Così l’attore contatta la regista sua connazionale Anne Simon per iniziare a lavorare sui testi.

“Capirono ben presto, però, che non si trattava della solita produzione: sentivano il bisogno di avere più informazioni di background prima di portare sul palcoscenico questo spettacolo, volevano che il pubblico conoscesse la storia dietro il testo e avevano bisogno di circa 60 attori sul palco!”

Il risultato fu “Swimming to Iraq”, monologo in inglese, tratto liberamente da “La Storia di Hoo” e da “Vi racconterò una storia come se fosse un’opera incompleta”, altra opera di al-Ramadhani.

“Swimming to Iraq” è diventata la loro narrativa personale sulla complessità, la stranezza e l’esigenza del raccontare una storia e sul bisogno e l’importanza di provare a capire eventi e culture diverse. È anche una storia sull’orrore della guerra e su come i conflitti che possono sembrare distanti da noi sono in realtà più vicini di quanto non sembri”

Questo è quanto scrive la locandina di presentazione del Fundamental Monodrama Festival di Lussemburgo, in occasione del quale, nel 2010 è stata presentata l’opera, avvalendosi delle registrazioni audio originali composte dall’autore stesso.

La collaborazione tra lo scrittore iracheno e il Fundamental Monodrama Festival non si esaurisce qui. Vi ricordate, infatti, che gli scritti consegnati dall’autore erano tre?

Un'immagine dall'opera teatrale "Amado, una favola sulla guerra"
Un’immagine dall’opera teatrale “Amado, una favola sulla guerra”

Così, due anni dopo viene rappresentato “Amado, una favola sulla guerra”, questa volta più fedele al testo originale, tradotto però in tedesco. Sul palco ad accompagnare Karier troviamo anche Wolfram Koch.

I due, sempre sotto la regia di Anne Simon, mettono in scena il ritrovamento di un soldato giapponese della Seconda Guerra Mondiale, che è rimasto su un isola sperduta per trent’anni, senza venire a conoscenza della fine del conflitto armato.

Come penso avrete intuito, uno dei temi più presenti nelle opere di al-Ramadhani è la guerra. Egli stesso ha preso parte alla Prima Guerra del Golfo (1990-1991), in occasione della quale viene fatto prigioniero fino al termine del conflitto.

Devo ammettere però, che il mio primo incontro con questo autore non è stato attraverso il teatro, bensì tramite le sue short stories (mi rifiuto categoricamente di definirle “novelle”). Racchiuse nella raccolta “Idha Iqtaraba azzaman wa qisas ukhra” ( Quando si avvicina il tempo e altre storie) sono un vero concentrato di emozioni. Un’esplosione di sensazioni investono il lettore lasciandolo sconvolto dai finali, alle volte strazianti, altre volte ironici, ma sempre fortemente satirici.

Voglio darvi un esempio di quanto siano potenti gli scritti del nostro autore attraverso il riassunto di una delle mie short stories preferite, per quanto leggere il testo completo sia ovviamente ben diverso. Si intitola “Parole” (Kalam in arabo) e racconta di come questa voce narrante dopo tantissimo tempo possa finalmente parlare, presentando la sua versione dei fatti. Fa il conto alla rovescia per la sua esibizione, quando tutti sentiranno quello che ha da dire. Perché prima non si poteva, ma ora, finalmente sì. Spiega come si sia preparato il discorso per paura di sbagliare. Intanto il tempo scorre e manca sempre meno al suo momento di gloria. Finché arriva il turno del protagonista, che sale sul palco e, dopo che le luci si sono accese, inizia a parlare. Senonché nello stesso istante anche tutta la platea si alza in piedi e comincia a parlare, sovrastando completamente le parole del protagonista.

La semplicità del linguaggio, in contrasto con le allegorie che il testo racchiude, e la varietà di interpretazioni che si possono dare a brani che non superano le due pagine, hanno generato in me un vero senso di ammirazione verso tanta genialità e maestria. Nahidh al-Ramadhani ci mette di fronte alla realtà, scoprendo il nucleo essenziale dell’umanità, senza abbellimenti o orpelli, ma con la capacità di arrivare dritto al segno ed illuminarci sugli eterni quesiti dell’essere umano.

Leggere i suoi testi, che siano le short stories, il teatro o i romanzi (tra cui voglio menzionare “Anis fi bilad al’aja’ib”, Anis nel paese delle meraviglie), porta sempre ad un lavoro di introspezione personale a cui la società contemporanea non è più abituata ma di cui avrebbe molto bisogno.

 

Buona lettura!

 

 


Claudia Negrini

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