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La nuova politica regionale della Turchia

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Le mutate condizioni geopolitiche hanno portato la Turchia a rivedere la propria politica estera

Di Bashir Musa Nafi. Al-Quds al-Arabi (22/09/2016). Traduzione e sintesi di Laura Cassata.

Le dimissioni di Ahmet Davutoglu dalla presidenza del governo turco, lo scorso maggio, sono state accompagnate da una serie di scommesse e speculazioni sulla politica estera della Turchia. L’allora presidente del governo ed ex ministro degli esteri aveva adottato una politica che aveva condotto all’isolamento del suo paese, sia a livello regionale che internazionale. Il suo successore, Binali Yildirim, aveva annunciato, invece, che la politica estera del suo governo avrebbe mirato a ridurre i nemici e aumentare gli amici. Ed è stato proprio in quel momento che la crisi siriana è emersa con forza.

Lo scorso giugno, dopo numerosi sforzi, si è finalmente riusciti a metter fine alla rottura tra Mosca e Ankara, una rottura iniziata dopo l’abbattimento di un jet russo da parte delle forze armate turche. Adesso, le relazioni tra i due paesi sono migliorate, ma l’incontro a San Pietroburgo tra i due capi di Stato, il mese scorso, è riuscito a portare alla normalizzazione dei rapporti economici e commerciali tra la Russia e la Turchia, che non hanno però trovato un accordo sulla crisi siriana. Nel caso in cui dovesse esservi uno sviluppo positivo sulla Siria, la Russia potrebbe anche essere disposta a comprendere gli interessi vitali della Turchia, sebbene sia più probabile che Mosca stringa accordi con Washington piuttosto che con Ankara o con Teheran. Infatti, gli Stati Uniti sono gli unici a poter esercitare delle pesanti sanzioni contro la Russia.

Nel frattempo, la politica turca in Siria è diventata più invadente di quanto non sia mai stata e ciò per cercare di proteggere i propri interessi vitali nella regione, che negli ultimi mesi hanno subito notevoli minacce. Il progetto di difendere i confini siriani risale allo scorso anno, quando Davutoglu ha raggiunto un accordo con l’amministrazione Obama per la creazione di un esercito turco, al fine di liberare la regione da Jarablos ad Azaz dal controllo di Daesh (ISIS). Inoltre, l’attraversamento verso l’ovest dell’Eufrate da parte delle forze democratiche del Kurdistan, da sempre fonte di preoccupazione per la Turchia, ha reso l’intervento militare turco ancora più urgente.

Non c’è dubbio che Ankara, tra la fine dello scorso anno e gli inizi di questo, ha dovuto affrontare numerose difficoltà, non tanto per i capricci della leadership turca, ma per i rapidi cambiamenti nella regione del Mashreq, che l’hanno costretta a prendere seri provvedimenti per ricostruire un clima favorevole intorno a sé. Ma la geografia politica dei paesi è orientata verso la stabilità piuttosto che verso il cambiamento e, se vi sono dei cambiamenti, questi avvengono molto lentamente. La Turchia, al momento, non è una superpotenza, ma sembra sulla buona strada verso un cambiamento delle forze regionali. Le potenze mondiali iniziano sempre prendendo coscienza da sole, per poi finire ad esercitare la loro influenza sui vicini. E la Turchia non farà eccezione, a prescindere dal governo che prenderà le redini di Ankara.

Bashir Musa Nafi è uno scrittore arabo e professore di storia moderna.

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