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Iraq: la “finta” liberazione di Fallujah

Iraq

Di Eyad al-Dulaimi. Al-Araby Al-Jadeed (28-06-2016). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

I politici arabi sunniti avevano annunciato che nella battaglia per la liberazione di Fallujah le unità di mobilitazione popolare non avrebbero trovato posto perché l’America e la coalizione internazionale avrebbe bombardato qualsiasi movimento di queste milizie in prossimità della città. Cercavano di vendere la battaglia di Fallujah come una scelta squisitamente irachena e come una necessità impellente di liberare i civili dal giogo di Daesh (ISIS) e quindi l’opposizione alla battaglia doveva considerarsi un tradimento nei confronti della città e dei suoi abitanti. Inutili le lezioni delle altre battaglie di liberazione, come quella di Jurf Al-Sakhar, vicino Baghdad, dove gli scontri sono durati circa due mesi e le milizie e l’esercito sono riusciti a espellere Daesh per poi imprigionare tutti gli uomini della regione e evacuare le famiglie senza permettere loro di ritornare, oppure quella di Tikrit dove le milizie non hanno ancora permesso a numerose famiglie sfollate di rientrare, con il pretesto di pretese tribali.

I politici sunniti non hanno tratto insegnamento da tutto ciò e sono stati ingannati, intenzionalmente o meno, ripetendo lo stesso scenario a Fallujah, malgrado il valore simbolico della città non solo per i sunniti iracheni ma per tutto il mondo.

Giorno dopo giorno si scopre la portata della tragedia che ha vissuto e continua a vivere Fallujah, passata dalle mani di un’organizzazione che ha oppresso la libertà e l’ha trasformata in un’enorme prigione con un assedio asfissiante imposto dalle forze governative e dalle milizie all’interno della città di cui hanno pagato il prezzo gli abitanti innocenti, a quelle di forze militari e milizie giunte per vendicarsi di tutto. Chi è sfuggito all’inferno di Daesh si è imbattuto nell’inferno delle milizie che finora hanno imprigionato più di 4 mila uomini giustiziandone molti.

Ora il problema maggiore e la domanda più importante dopo la fine della battaglia e l’annuncio definitivo dell’espulsione di Daesh dalla città è: quando gli abitanti di Fallujah potranno far ritorno? Forse chi ha annunciato che c’è stata una liberazione “pulita” in un Iraq infangato da pantani confessionali e dal loro odore fetido, non troverà una risposta, non perché non la conosca, ma perché comprende la gravità della risposta.

Sa bene che quanto accaduto a Jurf Al-Sakhar potrebbe ripetersi a Fallujah, dove infatti è risuonato l’invito alla preghiera sciita nelle moschee di una città nota per essere sunnita. Dietro questo gesto si celano numerose intenzioni, così come la sparizione di migliaia di uomini negli accampamenti delle milizie fa presagire che la città potrebbe non tornare come prima in tempi celeri.

Questa è la finta liberazione in un Iraq insozzato da sporcizie confessionali, questa è la propaganda della liberazione di città sunnite da Daesh, una liberazione che vuole che tutto sia controllato da milizie agli ordini di Qasem Soleimani, capo della “Brigata Gerusalemme” iraniana che ha tormentato città siriane e irachene con guerre e combattimenti. È doloroso vedere che Fallujah avrà la stessa sorte di Jurf Al-Sakhar e dire che la tragedia dei suoi abitanti si prolungherà, tra esodo e prigionia. Infatti le milizie confessionali che sono entrate nella città non ne usciranno facilmente, a buon pro di tutti coloro che hanno propagandato una liberazione pulita di Fallujah.

Eyad al-Dulaimi è uno scrittore e giornalista iracheno.

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