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Il razzismo israeliano nei confronti degli ebrei Falascia, un’estensione di quello americano

Il razzismo israeliano nei confronti degli ebrei Falascia di origine etiope è considerato un prolungamento di quello americano nei confronti dei cittadini di origine africana, l’ultima vittima delle quali è stato l’afro-americano George Floyd, 46 anni, ucciso da un poliziotto di Minneapolis, Derek Chauvin, lo scorso 25 maggio. L’agente ha tenuto in fermo Floyd comprimendogli il ginocchio contro il collo per nove minuti, fino a ucciderlo

di Nabil al-Sahly, Al Quds Al Araby, (21/06/2020). Traduzione e sintesi di Laura Cecchin

Nel 2020 risultano presenti in Israele 150 mila ebrei Falascia di origine etiope, andando così a costituire il 2% della popolazione ebrea nel Paese. Tra di loro, circa 50 mila sono nati in Israele. Per la maggior parte essi discendono da gruppi sociali per secoli esclusi dal mondo ebraico e solo recentemente riconosciuti dalle autorità religiose israeliane.

Attraverso due ponti aerei, organizzati rispettivamente nel 1984 e nel 1991, emigrarono in Israele circa 80 mila ebrei etiopi. Negli ultimi anni c’è stata una serie dimostrazioni contro il razzismo e la discriminazione dei Falascia ed è stata avanzata la richiesta del ricongiungimento dei membri di alcune famiglie rimasti in Etiopia, allo scopo di includere gli etiopi nella società israeliana.

Secondo gli esperti, quello che i Falascia devono affrontare dimostra la diffusione del razzismo in Israele, che ha cercato di attrarli a sé senza, però, includerli pienamente. Per questo i Falascia hanno protestato più volte a Tel Abiad e a Gerusalemme contro le politiche punitive dei governi israeliani, accusando la polizia di abuso di potere nei loro confronti.

A tal proposito, i leader Falascia ritengono che, per cambiare le condizioni di vita della comunità, sia necessario dimostrare ciclicamente, dato che lo Stato, in molti casi, capisce solo la lingua della forza.

I Falascia sono perseguitati nel lavoro, nella sanità e nell’educazione e oltretutto si vedono rifiutare le donazioni di sangue, una questione vecchia almeno un ventennio.

Vivono in aree povere e abbandonate, in agglomerati di latta ai margini delle città, come nel caso di Hadera e Afula, dove la percentuale di Falascia detenuti con accuse penali ha raggiunto il 40%. Si tratta soprattutto di giovani provenienti da situazioni di povertà, disoccupazione e analfabetismo. A causa della discriminazione razziale, gli indici di sviluppo umano tra i Falascia risultano più bassi rispetto a quelli degli ebrei askenaziti.

Falascia è il titolo ebraico dato ai Beta Israel (ebrei dell’Abissinia) e oggi indica principalmente i discendenti della comunità etiope che, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, abbandonò la religione o si convertì, volontariamente o sotto costrizione, al Cristianesimo.

Questi emigrarono in Israele per effetto della Legge del ritorno, godendo del riconoscimento dei giudici della Halakhah, anche se tra di essi ci fu chi si oppose, soprattutto tra i secolaristi. Dall’ottobre 2012 al 2013 l’Operazione “Ala di colomba” trasferì in Israele circa 5 mila persone.

Gli esperti evidenziano contraddizioni sostanziali in seno alla società israeliana, dove il razzismo si è diffuso a macchia d’olio e non solo tra i migranti etiopi. Questi ultimi ne sono particolarmente colpiti a causa del colore della pelle, fattore che impedisce l’integrazione completa nella società israeliana. È appurato che il razzismo israeliano nei confronti dei Falascia non riguarda solo la polizia, colpevole di vari omicidi di giovani etiopi, ma anche numerosi casi di scuole che non hanno ammesso studenti di origine etiope a causa del colore della pelle, per riguardo alle migliaia di ebrei askenaziti, il 40% degli ebrei d’Israele, scesi in piazza contro la mescolanza tra i loro studenti e quelli appartenenti al gruppo sefardita, che comprende ebrei di origini africane o asiatiche e rappresenta il 36% degli ebrei d’Israele.

La causa della discriminazione contro i Sefarditi e i Falascia in particolare è che i centri del potere militare e politico in Israele sono sottoposti al controllo e all’influenza degli Askenaziti, sulla base del fatto che sono loro i primi fondatori dello Stato. Il fattore economico e quello educativo costituiscono una grande prova di questa discriminazione, dato che agli studenti ebrei di origine orientale, e specialmente ai Falascia, diversamente dai loro coetanei di origine occidentale, è impedito l’accesso ai gradi superiori dell’educazione. A ciò si aggiunge un’altra forma di discriminazione: è difficile, infatti, che un sefardita arrivi a ricoprire la carica di primo ministro.

Nabil al-Sahly è uno scrittore palestinese residente nei Paesi Bassi.

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Redazione

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