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Consiglio di lettura: “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi

Siamo in Iran, dove otto donne decidono di darsi un appuntamento fisso. Al centro delle loro discussioni davanti a tè e pasticcini, però, non ci sono consigli di cucina, né pettegolezzi sul resto del vicinato, bensì la letteratura. Letteratura, oserei dire, universale, quella che parla a tutta l’umanità, quella che pur essendo frutto di un luogo e di un momento storico precisi, si svincola da queste coordinate e rimane in eterno.

In questa cornice originale si snodano tutti gli avvenimenti di “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi, edito in italiano da Adelphi e tradotto dall’opera originale in inglese da Roberto Serrai nel 2004.

Si tratta di un libro che racchiude in sé molte nature, in alcuni momenti saggio di critica letteraria, in altri autobiografia (una delle protagoniste, la professoressa, è l’autrice stessa), in altri ancora trattato sociologico dell’Iran post-rivoluzione islamica.

Azar Nafisi, nata nella capitale iraniana nel 1955 ma residente ora negli Stati Uniti, ci trascina alla scoperta delle donne, quelle fittizie delle letteratura e quelle reali che riceve a casa sua. Col procedere del tempo, infatti, togliersi il chador entrando nel salotto diventa un atto simbolico che riesce a mette a nudo anche la loro vera personalità.

Questo libro, per me, è anche simbolo di amicizia. Mi era stato prestato da una carissima amica, dopo solo pochi mesi che ci eravamo conosciute e per me ha suggellato l’inizio del nostro rapporto che è cresciuto di pari passo con quello di queste splendide otto donne.

Buona Lettura!

Claudia Negrini

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