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Libano: le buone intenzioni non sono abbastanza

Di Hanin Ghaddar. Now. Lebanon (27/08/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo.

Per una serie di ragioni, in Libano la cosiddetta “primavera araba” non è mai arrivata. Soprattutto perché il Paese non è retto da una dittatura, anzi, “tecnicamente” il suo sistema è democratico, malgrado la rigida ripartizione confessionale di elettori ed eletti. Ad esempio, il presidente della Repubblica è maronita, il primo ministro sunnita, mentre il presidente del parlamento è sciita.

Inoltre, il problema del Libano non è tanto di avere un regime contro cui ribellarsi, quanto di non avere un vero sistema di governo. Appunto per questo è nato il movimento #YouStink, per protestare contro il deterioramento dei servizi pubblici provocato dalla mancanza di istituzioni credibili. Un vuoto di potere colmato dalla corruzione, che ha raggiunto livelli inauditi, anche a causa della condiscendenza passiva dei cittadini, che ha permesso alla classe politica di dimenticare il suo dovere di agire nell’interesse del popolo. Ad approfittare di tale mancanza di senso della cittadinanza, sono stati proprio i capi delle varie confessioni, che ne hanno fatto il pilastro del loro potere e dei loro privilegi.

Tra i fattori che hanno ostacolato la costituzione di movimenti politici di massa, c’è la paura in cui i libanesi vivono da decenni. Paura dei cartelli del jihad di Daesh (ISIS), ma anche del partito sciita libanese Hezbollah. Così, la maggioranza finora ha preferito sopportare una classe politica corrotta che rivendicare i propri diritti rischiando di destabilizzare il Paese e consegnarlo ai fondamentalisti religiosi. Inoltre, serpeggia un senso di disillusione rispetto all’attivismo politico, anche perché qualsiasi azione esuli dalle divisioni settarie ha scarse possibilità di aver seguito.

Risultato, i signori della guerra di ieri (la guerra civile che ha insanguinato il Libano dal 1975 al 1990, ma anche la guerra di “indipendenza” politica dalla Siria del 2005, detta Rivoluzione del Cedro) sono oggi alla guida del Paese. In questo contesto il movimento #YouStink potrebbe costituire un elemento di discontinuità e l’inizio di un percorso di cambiamento politico, ma soprattutto sociale. Questo aspetto ha preoccupato molto le autorità, al punto che il presidente del parlamento e capo di Amal (i Distaccamenti della Resistenza Libanese, milizia del Movimento dei Diseredati, fondato nel 1975 dall’imam sciita Musa al-Sadr), Nabih Berri ha mandato i suoi simpatizzanti in strada, a scontrarsi con la polizia, per incrinare l’immagine pacifica e di impegno civile delle proteste.

Tre sono gli elementi di cui il movimento #YouStink ha bisogno per avere qualche possibilità di successo. Anzitutto, fare il possibile perché le sue ragioni non vengano riciclate e strumentalizzate da nessun esponente politico o guida religiosa, tenendosi a debita distanza dalla corruzione e dall’ipocrisia settaria. Infatti, la richiesta di dimissioni delle attuali cariche istituzionali più alte potrebbe favorire l’ascesa di Hezbollah (che attualmente ha un peso consistente a livello sia politico che di ordine pubblico). Stesso discorso per la richiesta di emendare la Costituzione. D’altro canto il partito sciita libanese non ha nessun interesse a soffiare sul fuoco delle proteste, visto che chi manifesta in questo momento si pone al di fuori del controllo delle forze politiche e religiose esistenti.

In secondo luogo, #YouStink dovrebbe evitare un ulteriore deterioramento delle istituzioni, che comporterebbe un processo di destabilizzazione di difficile gestione nel contesto geopolitico attuale. Per far ciò, l’unico modo è rimanere concentrati sulle rivendicazioni originarie, ovvero il miglioramento dei servizi pubblici, in particolare del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Terzo, il movimento dovrebbe mantenere la sua natura pacifica e non settaria, lasciando da parte milizie e simpatizzanti delle varie confessioni. Per il resto, rovesciare il governo senza avere una solida strategia politica sarebbe irresponsabile.

Hanin Ghaddar è il caporedattrice di Now. Lebanon e membro non permanente dell’Atlantic Council.

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Carlotta Caldonazzo

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