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Iran: un’età d’oro mai esistita

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Di Amir Taheri. Asharq al-Awsat (22/04/2016). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

È di qualche settimana fa la “lettera aperta” scritta al presidente iraniano Hassan Rohani da Mehdi Karrubi, ex portavoce dell’Assemblea Consultiva Islamica (Majlis), agli arresti domiciliari dal 2009 per aver contestato i risultati delle elezioni presidenziali. La lettera ha suscitato scalpore e interesse per diversi motivi, ma in particolare perché in essa Karrubi, fedele all’establishment khomeinista, cerca di presentare il regno del defunto ayatollah come un’età dell’oro in cui non esistevano gli arresti arbitrari e tanto meno gli arresti domiciliari senza alcuna accusa.

Confutando quanto da egli scritto, è impossibile non osservare che nel suo decennio di potere Khomeini ha presieduto decine di migliaia di esecuzioni illegali, ha ordinato il massacro di migliaia di minoranze etniche, ha tenuto in carcere più di 1,2 milioni di iraniani per periodi brevi, medi e lunghi, e ha condotto in esilio circa 4,5 milioni di persone. Non solo, da quando l’Iran è stato convertito allo sciismo dai Safavidi nel XVI secolo, nessun governante ha ucciso, imprigionato (e torturato) o esiliato tanti mullah come sotto Khomeini, il quale per lo scopo aveva persino creato una Corte clericale ad hoc. Nella sua volontà di governo assoluto, Khomeini ha fatto anche qualcosa che nessun altro sovrano sciita dell’Iran aveva fatto in 500 anni: sconsacrare esponenti religiosi con accuse infamanti.

Nonostante Karrubi possa vedere il regno di Khomeini come una “età dell’oro”, egli non può dimenticare la crudeltà degli atti di cui si è macchiato il defunto ayatollah. La lettera aperta di Karrubi pretende di affermare che ai tempi di Khomeini non vi fossero mullah agli arresti domiciliari, ma anche questo è falso: l’ayatollah Hossein-Ali Montazeri, l’erede designato di Khomeini, è infatti morto agli arresti domiciliari. La descrizione da parte di Karrubi del decennio khomeinista come di una “età dell’oro” è assolutamente falsa e falsata, per non dire altro.

In tutti questi anni, Karrubi, e molti come lui, sono rimasti in silenzio o hanno tentato di giustificare i crimini commessi dall’ayatollah. Karrubi non ha però riflettuto sul fatto che, rispetto a quello che sarebbe potuto accadergli sotto Khomeini, il trattamento che ha ricevuto da parte del presidente Rohani potrebbe essere considerato un trattamento di lusso. Pur non volendo dire che gli arresti domiciliari illegali e arbitrari di Karrubi si debbano approvare, ciò che è importante è ricordare che se si resta in silenzio quando qualcuno è sottoposto ad ingiustizia, lo stesso potrebbe accadere uno giorno anche a sé stessi.

Amir Taher è stato caporedattore del quotidiano Kayhan in Iran dal 1972 al 1979 e collabora come giornalista per Asharq Al-Awsat dal 1987.

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