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Assad fa saltare di nuovo i negoziati di Ginevra

Di Mohammad Mashmoushi. Al-Hayat (22/04/2016). Traduzione e sintesi di Maddalena Goi.

Il regime siriano non ha messo a disposizione un solo minuto del suo tempo durante i tre giorni dei negoziati di Ginevra III, tenutisi tra il 17 e il 19 aprile. La mancanza di qualsiasi collaborazione, politica o diplomatica, e la violazione del cessate il fuoco ha fatto definitivamente fallire i colloqui di pace o quanto meno ha spinto l’opposizione a sospendere la sua partecipazione, come alla fine si è verificato. La delegazione del regime si è presentata a Ginevra con qualche giorno di ritardo, a causa della partecipazione di alcuni suoi membri alle così dette “elezioni parlamentari” che si sono svolte in Siria.

Il round di negoziati ha visto una serie di svariate proposte e condizioni: prima di tutto il presidente della delegazione del regime, Bashar Jaafari, ha annunciato che il futuro del presidente Assad è fuori dai negoziati. Ha inoltre aggiunto che, al massimo, l’unico argomento di discussione è la formazione di un governo di Unità Nazionale formato dal regime, l’opposizione e gli indipendenti, sempre sotto il controllo e la guida di Assad. L’opposizione rifiuta questa argomentazione ma sa bene che il regime, con l’espressione “indipendenti”, non indica solo le persone del regime o della così detta opposizione interna.

In secondo luogo si è parlato della proposta di nominare un governo formato da tre vicepresidenti: uno designato dal regime, uno dall’opposizione e il terzo dagli indipendenti. Sono poi trapelate notizie su un probabile accordo segreto tra Washington e Mosca (nonostante le smentite) sulla formazione di un Consiglio militare che sorvegli la fase di transizione. Il Consiglio, oltre a includere il nome di Assad, sarebbe formato da ufficiali presenti all’estero con cui USA e Russia hanno già preso contatti. Inoltre, sono trapelate notizie anche sull’istituzione di un Consiglio nazionale per gli affari politici e uno per gli affari umanitari con la volontà di includere diverse forze politiche e tribali del paese. Condizione necessaria è la permanenza di Assad durante tutto il periodo di transizione, dall’inizio alla fine. Nel frattempo si rafforzano i rapporti e il coordinamento tra Mosca, Teheran e Damasco, da una parte, e tra l’amministrazione Obama dall’altra, allo scopo di combattere Daesh (ISIS) e le altre organizzazioni terroristiche eliminandole definitivamente.

Tuttavia, dopo la notizia dell’accordo con Mosca, sono state lanciate una serie di operazioni militari ad Aleppo e nella sua periferia. Anche la regione di Idlib è stata colpita dai pesanti bombardamenti che hanno portato al massacro di oltre un centinaio di civili in un solo giorno. Ciò ha spinto la delegazione dell’opposizione a sospendere la sua partecipazione ai negoziati e come conseguenza 250 persone assediate nella zona di Zabadani e Madaya sono state evacuate.

Il conflitto e la fame sono parte integrante della guerra che il regime sostiene per rimanere al potere, oltre a contrastare qualsiasi soluzione politica, proprio com’è stato nel corso di questi ultimi cinque anni. Il regime non vuole che il destino di Ginevra III sia come quello dei suoi precursori: colloqui solo su una soluzione politica, ma vuole cercare una soluzione militare che ponga fine alla rivoluzione e l’opposizione. In questo senso è possibile capire la decisione dell’Iran di inviare un’unità del suo esercito per combattere a fianco di Assad e alle milizie libanesi, irachene e afghane. Così com’è possibile capire le parole del presidente russo, Vladimir Putin, che ha descritto la sospensione dei negoziati come un segno dell’incapacità della delegazione dell’opposizione di rappresentare il popolo siriano.

Mohammad Mashmoushi è uno scrittore e giornalista libanese per Al-Hayat.

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