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Tunisia: l’offensiva preventiva di Daesh

Rawabet Center for Research and Strategic Studies (09/03/2016). Traduzione e sintesi di Rachida Razzouk.

All’alba di lunedì 7 marzo 2016, la città di Ben Guerdane, nel governatorato tunisino di Médenine, a pochi chilometri dal confine con la Libia, ha vissuto pesanti combattimenti e scontri a fuoco mai prima d’ora riscontrati, costringendo all’assedio le forze militari della Guardia Nazionale tunisina della zona ad opera di un gruppo di sedicenti seguaci di Daesh, di stanza nel territorio libico.

Questi scontri hanno provocato uno stato di paura e di panico tra gli abitanti della città. Gli insorti, tentarono di assalire le caserme e le sedi della pubblica sicurezza allo scopo di prendere il controllo della città e annunciare la sua annessione allo Stato Islamico, già presente in territorio libico, raggiungendo, così, lo scopo politico e mediatico di colpire i siti istituzionali e le infrastrutture civili e militari dedicate alla sicurezza governativa.

L’attacco ha avuto inizio nei pressi della frontiera e si è intensificato vicino alla moschea Jalal nel centro di Ben Guerdane. Qui, una quindicina di combattenti, con i loro SUV, muniti di armi leggere e mitragliatrici, hanno condotto un sanguinoso attaccato alla città, coordinandosi con gli elementi di cellule dormienti all’interno della città stessa, scatenando, per diverse ore, una vera e propria guerriglia di strada tra i vicoli dei quartieri.

Ferma e decisa è stata la risposta degli organi esecutivi che ha portato alla mobilitazione di tutte le forze tunisine che hanno bloccato sul nascere questa grave violazione della sicurezza nazionale, neutralizzando 36 individui fra uccisi e arrestati.

Questo attacco, oltre a rappresentare sicuramente una risposta al raid aereo effettuato il 19 febbraio 2016 da aerei USA su un campo di addestramento situato nei pressi della città libica di Sabratha, che ha provocato oltre 30 morti,  (il cui obbiettivo dichiarato era il terrorista Noureddine Chouchane, protagonista dell’assedio al museo del Bardo a Tunisi), ma rispecchia anche la politica espansionistica di Daesh, che si estende verso il Nord Africa, dopo la presa delle città strategiche di Sirte, Sabratha e Agedabia, lungo la costa libica, minando oggi la sicurezza della Tunisia, grazie anche alla presenza e al coinvolgimento di cellule dormienti all’interno del paese.

L’attacco di Ben Guerdane precede di poco la vasta operazione che le autorità di sicurezza del paese hanno eseguito nella capitale tunisina, in particolare, in uno dei più grandi quartieri come quello di Attadamoun. L’operazione ha portato allo smantellamento di una cellula terroristica composta da sei elementi, con il sequestro di armi e opuscoli per l’addestramento alla fabbricazione di ordigni esplosivi, sventando, così, i loro piani che avevano come obiettivo aree militari e punti sensibilmente importanti della capitale.

La mente dell’attacco alla città di Ben Guerdane si ritiene sia Meftah Ben Hussein Ben Mohamed Manita, nato nel 1977, residente della città di Médenine in Tunisia, si è unito, nel 2009, alle fila del gruppo terroristico “El-Bettar”, affiliato a Daesh e si rivela essere uno degli elementi più importanti per il reclutamento di giovani tunisini allo scopo di convincerli a unirsi alle formazioni di combattimento in Siria e in Libia. Manita è stato ucciso dalle autorità di sicurezza tunisine nell’assalto alla città stessa.

Braccio destro di Meftah, in questa operazione è stato Adel Ben Mohamed Ben Dhaou El Ghandri, classe 1986, che ha pianificato e organizzato le modalità su come infiltrarsi nel territorio tunisino attraverso il confine con la Libia. Legato all’organizzazione terroristica a partire dal 2011 e strettamente legato al leader tunisino Noureddine chouchane, El Ghandri ha fornito a Daesh tutte le informazioni logistiche sulla città, in termini di vie di fuga, vicoli e i percorsi da intraprendere.

Un altro elemento di spicco nell’organizzazione, anche lui responsabile dell’attacco a Ben Guerdane è Moez Ben Abdelkader El Fezzani, nato nel 1969, rappresenta l’anello di congiunzione tra tutte le cellule terroristiche situate nel territorio libico, con forti legami con il battaglione El Fourqane.  El Fezzani è il responsabile del trasferimento delle istruzioni e delle direttive a tutti gli elementi dell’organizzazione terroristiche che operano all’interno del territorio tunisino, in particolar modo, lungo le città di confine.

Questo attentato ha confermato che Daesh sta lavorando seriamente per espandere il suo territorio e estendere la sua influenza, cercando di ricavare una base terroristica nel territorio tunisino, riuscendo, così, a trapiantare molti dei suoi jihadisti, fornendo loro armi e mitragliatrici. A confermarlo sono anche i risultati dei controlli dalle operazioni svolte dalle forze di sicurezza tunisine che hanno smantellato un considerevole numero di cellule terroristiche nel paese e che sono riusciti a bloccare un grosso camion carico di armi e materiale bellico che l’organizzazione terroristica voleva utilizzare all’interno della città.

L’offensiva è stata ben studiata e ben organizzata, ma, grazie al tempestivo ed efficace intervento dell’esercito tunisino permanentemente schierato nelle varie città di confine e alla professionalità delle forze di sicurezza, si è potuto porre fine a questo grave attentato al paese.

Nei prossimi giorni vedremo quale sarà il reale interesse degli Stati Uniti e dei paesi europei ad arginare l’avanzata di Daesh nel Nord Africa, grazie all’intervento di una coalizione internazionale, al fine di mantenere la sicurezza e la stabilità nella regione, così strategicamente importante, visto l’affacciarsi sul Mediterraneo o continueremo ancora ad assistere a ripetute e crudeli operazioni terroristiche, che mirano ad assaltare le città costiere di confine, trasformando la Tunisia in un teatro di guerra, come lo è già in Libia.

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Roberta Papaleo

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