Medio Oriente Zoom

Perché gli arabi sono fermi ad Abadi, El-Sisi, Aoun e Abbas?

Di Hussain Abdul-Hussain. Now Lebanon (17/08/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Per gli arabi, la scelta dei leader è difficile. Come Primo Ministro, gli iracheni possono optare tra Haidar Al-Abadi e Nouri Al-Maliki, entrambi senza la benché minima idea di democrazia. Contemporaneamente, gli egiziani vedono il megalomane El-Sisi prendere il posto del delirante Morsi. I libanesi, dal canto loro, hanno assistito per decenni alle ambizioni dell’irrequieto Aoun, dei suoi due generi e di una serie di capi tribali come Walid Jumblatt e Nabih Berri.

La settimana scorsa, gli iracheni hanno vissuto un episodio di falsa speranza. Tra la temperatura a livelli record e gli sbalzi di corrente, un popolo surriscaldato è sceso in strada. Come al solito, i politici hanno trovato il modo di sfruttare il caos. Il Vice Presidente Maliki ha incitato i suoi ad unirsi alla protesta. Per allontanare l’indignazione, invece, Abadi ha cercato il sostegno della leadership clericale sciita a Najaf.

Najaf ha dato ad Abadi il mandato per delle riforme, rendendo il Parlamento un timbro di gomma. Invece di autorizzare il Parlamento a controllare l’esecutivo e i suoi eccessi, Abadi ha usato il mandato di Najaf per scagliarsi sul rivale Maliki, abrogando la posizione di Vice Presidente e tagliando il numero di guardie del corpo per i funzionari eletti. Abadi l’ha chiamata riforma.

Sfortunatamente, Abadi non ha avuto nulla da dire sulle raffazzonate milizie sciite, i cui combattenti sono sul libro paga del Ministero dell’Interno. Formati a seguito di una fatwa da Najaf, questi combattenti fanno rapporto esclusivamente ai leader della milizia, che a loro volta lo fanno agli sponsor iraniani.

Ma il problema più grande è che se gli iracheni dovessero cacciare Abadi, il suo posto molto probabilmente sarebbe preso da Maliki, il cui esercito era formato da combattenti immaginari. La sua misera figura come comandante supremo è costata al governo il controllo su Mosul. E per questo non si è scusato, figurarsi dimettersi.

Pochissimo tempo prima dello scoppio di questa mini Primavera Araba dell’Iraq, l’Egitto festeggiava quello che il suo leader ha definito un risultato storico: la costruzione del nuovo Canale di Suez. Nessuno sa cosa non andasse bene nel vecchio. Quello che sappiamo è che al costo di 8 miliardi di dollari l’Egitto ha aumentato la capacità di navigazione, il che in teoria dovrebbe incrementare le entrate del governo derivanti dalle tariffe di navigazione.

La propaganda coreografata di El-Sisi, a Suez e in altre apparizioni, ricorda i vecchi regimi comunisti e il culto del leader. Quel che è peggio per gli egiziani è che l’alternativa allo sciatto e incompetente El-Sisi è il rovesciato Morsi, il quale pensava che con un’economia in caduta libera l’Egitto potesse essere un attore della politica mondiale, unendosi ai BRICS per indispettire gli Stati Uniti.

Per finire, in Libano, il fenomeno pluridecennale Michel Aoun continua. A parte le vampate e la rozzezza nei confronti dei giornalisti, Aoun non ha altri risultati da mostrare. Non ha mai condotto un’attività di successo, mostrato intelletto, legiferato, né avuto talento nel costruire il consenso. Quando ha comandato l’esercito libanese, questo si è sfasciato in battaglioni in guerra tra loro. Quando ha formato un governo ad interim, metà dei suoi ministri ha rifiutato di farne parte. Quando Aoun si è unito alla formazione “14 marzo”, ha dimostrato di essere un cavallo di Troia è l’ha rotto dall’interno. Quando è diventato alleato di Hezbollah, si è rivelato un peso, causando spesso imbarazzo all’interno del partito.

Come se avere a che fare con Aoun non fosse abbastanza, i libanesi devono anche difendersi dai suoi due generi, uno dei quali, Gebran Bassil, ha fatto fortuna in varie posizioni di governo. Se gli altri leader settari e i loro seguaci vivono nel lusso, perché i leader cristiani non possono fare lo stesso? È quello che Aoun chiama “diritti dei cristiani” e che gli fa ricevere molti evviva.

Giusto per non prendersela solo con gli iracheni, gli egiziani e i libanesi, un rapido sguardo ai leader palestinesi, che governano uno Stato non esistente, mostra come stiano abusando del potere per arricchirsi. Quando non si lamenta dell’occupazione israeliana, il Presidente Abbas o si congratula con Assad per il terzo mandato o dà a suo figlio Yasser Abbas il via libera per accaparrarsi fondi di qualsiasi tipo.

I leader arabi non vengono da Marte. Sono il prodotto delle società stesse, di cui aggravano la miseria. La Primavera Araba arriverà solo quando le società arabe proveranno a capire se stesse, risolveranno le loro anomalie e la smetteranno di accusare le potenze straniere per i loro mali.

 

Hussain Adbul-Hussain è capo dell’ufficio di Washington per il giornale kuwaitiano Alrai.

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Cristina Gulfi

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