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Per non cadere in trappola

L’Osservatore Romano (29/04/2015). Di Zouhir Louassini.

Il giornalista egiziano Yussri Fouda, famoso per il suo programma «Top Secret» su Al Jazeera, ripete spesso che il terrorismo del sedicente Stato islamico (Is) non ha un’esplicita finalità politica. Sarebbe molto diverso, da questo punto di vista, dall’Ira o dall’Eta. L’unico obiettivo dell’Is, a suo avviso, sarebbe seminare terrore e paura. Non è vero. Un obiettivo c’è, anche se può sembrare del tutto incredibile, per non dire semplicemente demenziale.

Una «letteratura del terrore», diffusa in rete in lingua araba, spiega in che modo l’Is sia determinato a provocare la reazione dell’occidente. Quest’ultimo è definito categoricamente con il termine rum, «cristiani». L’Is non conosce sfumature né apprezza le differenze: l’occidente è tutto cristiano e nemico dell’islam. Con un linguaggio volutamente arcaico – che incute timore nel pubblico meno colto e che suggerisce quindi un’idea subliminale di autorevolezza – questo gruppo di fanatici radicali spiega le motivazioni della loro provocazione continua: servirebbe a realizzare il futuro preannunciato in un hadith, cioè in uno dei detti attribuiti al profeta Maometto.

Non solo: la «profezia», che è parte fondamentale dell’ideologia dell’Is e di tutti i movimenti radicali dell’islam, è utilizzata per alimentare il reclutamento di combattenti che vengono convinti di essere «cuspidi della storia». I jihadisti lasciano i Paesi rum per raggiungere lo «Stato islamico» e consolidano così, secondo loro, la validità del presagio. Di fatto i combattenti dell’Is non fanno altro che cercare di ricalcare la profezia.

Nell’agosto dello scorso anno, ad esempio, hanno conquistato Dabiq (che, non a caso, è anche il nome della loro rivista «ufficiale»), a nord di Aleppo, in Siria. Perché è un dettaglio importante? Perché secondo una tradizione musulmana è proprio in questa località che avrà luogo l’ultima battaglia tra l’esercito dei «crociati» – affiancati dai «falsi musulmani» – e quello dei «veri musulmani». Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: l’esercito dei «veri musulmani» sarebbe quello dell’Is e lo scontro finirà con una loro vittoria, definitiva e senza appello.

Un programma trasmesso nel 2006 sempre da Al Jazeera ospitò alcuni leader radicali che si soffermarono proprio sulle tappe che, a loro avviso, avrebbero permesso la realizzazione della profezia. Di questo programma, che si può ancora trovare in rete, ha un significato particolare il climax conclusivo: un’esortazione alla provocazione continua dei «moderati» affinché abbandonino la loro posizione e prendano parte alla «battaglia», scegliendo uno dei due schieramenti. E bisogna purtroppo ammettere che, in questo, il successo sta arridendo ai più fanatici.

Alcuni discorsi che si sentono in questi giorni in Europa sull’islam suonano come una dolce melodia alle orecchie dei radicali islamici. I titoli di alcuni giornali e l’aggressività di alcuni commenti non fanno altro che centrare in pieno il bersaglio brandito provocatoriamente dall’Is.

I fanatici si alimentano reciprocamente, con foga, riempiendo ciascuno le fauci dell’altro, ma non si deve cadere nella trappola di chi ha come unico scopo quello di provocare una guerra religiosa. Non si deve mai confondere la violenza con la forza: i terroristi dell’Is non sono forti. Sono violenti e null’altro.

L’attualità porta a smarrire la calma e la lucidità che, invece, sono ogni giorno più necessarie: in questo sta la forza. La tentazione di rispondere a tono ai fanatici è comprensibile. Ma la grande prova che oggi si deve affrontare sta proprio nell’evitare che la legittima lotta contro i «mostri» trasformi in «mostri» noi stessi. Se questo accadesse, saremmo giunti alla fine della nostra umanità. E avremmo concesso al terrorismo dell’Is di raggiungere il suo unico, vero obiettivo.

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Zouhir Louassini

Zouhir Louassini. Giornalista Rai e editorialista L'Osservatore Romano. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani arabi tra cui al-Hayat, Lakome e al-Alam. Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar). Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah ("En brazos de Condoleezza pero sin bajas"), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo.

1 Commento

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  • Forse dovremmo aspettare che costoro arrivino a steminare tutti i cristiani, i credenti di altre religioni, i non credenti e gli apostati delle terre a prevalenza mussulmana e poi che passino a far altrettanto anche nei paesi a prevalenza cristiana, induista, animista, taoista, ecc. come già hanno incominciato a fare ovunque in Asia, Africa e Europa? Forse dovremmo aspettare che anche qui nella penisola italica e nel continente europeo vi siano miliaia di morti?

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