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Passaggi: Le parole di Jabra Ibrahim Jabra per la giornata della Nakba

La Nakba, la catastrofe, si celebra oggi per ricordare le ingiustizie che i palestinesi hanno subito e continuano a subire. Nel 1948, oggi, nasceva lo Stato di Israele, per volere delle potenze occidentali. L’occupazione e il conseguente esodo della popolazione palestinese erano già iniziati l’anno precedente in maniera più consistente, ma a partire da quella data, le operazioni di Israele per occupare quella terra vennero giustificate e condotte in maniera spietata e sistematica. Molti Stati arabi insorsero e cercarono di difendere la popolazione e la terra palestinese, invano.

Spesso ho parlato della letteratura palestinese, in particolare di poesia. E proprio a questa voglio affidarmi anche oggi, voglio affidarmi alle parole di chi, questo giorno, l’ha vissuto in prima persona. L’autore Jabra Ibrahim Jabra ha vissuto in Palestina, a Betlemme, fino a quando, dopo la Nakba, è stato costretto all’esilio in Iraq. Ecco come parla della condizione dell’esiliato.

Nel deserto dell’esilio

Nel deserto dell’esilio primavere s’inseguono.

Che ne è del nostro amore

quando i nostri occhi di polvere

e gelo sono colmi?

Verde Palestina terra nostra

dai fiori come pizzi sulle gonne delle donne.

Marzo adorna le colline

con peonie e narcisi

Aprile schiude nel campi

fiori e spose

Maggio è melodia

cantata al meriggiare

nelle ombre azzurre

tra gli ulivi e le valli

e nei campi maturi

di Luglio aspettiamo le promesse

e la danza chiassosa fra la messe.

Terra della nostra gioventù trascorsa

come sogno all’ombra di aranceti

tra i mandorli delle valli,

ricordaci erranti

tra le spine del deserto

erriamo tra le rocce del monti

ricordaci ora

nel tumulto cittadino oltre i mari e i deserti,

ricordaci

di noi ricolma gli occhi

di polvere che non va via

nella rapida sosta dell’erranza.

Annientarono i fiori sui colli attorno a noi

e su di noi abbatterono le case

sparsero i nostri resti

e innanzi a noi distesero il deserto

ecco abissi avvolgersi nelle proprie viscere

e ombre azzurre fendersi

in spine rosse chine

su corpi -preda per falchi e sparvieri.

Dalle tue cime gli angeli cantano ai pastori

melodie di gioia e pace all’umanità?

Solo la morte rise quando vide

nel ventre delle bestie

costole umane,

tra i colpi dei proiettili,

si mise a ballare una danza gioiosa

in testa alle prefiche.

Terra di smeraldo –

ma nel deserto dell’esilio

primavere s’inseguono

sul nostro volto solo polvere.

Che ne è del nostro amore

quando occhi e bocche di polvere e gelo sono colmi?

Buona Lettura!

Claudia Negrini

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