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Love War, quando la danza reagisce alla violenza. Il video project dell’iraniana Aram Ghasemy e Stefano Ianne

di Katia Cerratti

Cosa succede quando un essere umano comincia ad usare la violenza? Lo abbiamo visto nei fatti, nell’orrore delle guerre, nella sofferenza dei bambini, nei casi di femminicidio, nell’odio cieco che uccide nel corpo e nell’anima non soltanto singoli individui, indifesi, innocenti, ma interi popoli.

E il dramma più duro, forse, è che a tutto questo stiamo diventando indifferenti. Ribellarsi a questa crescente insensibilità è un dovere morale e civile che può estrinsecarsi in tanti modi, attraverso una miriade di strumenti, non da ultimo l’arte. E’ così che nasce il video project “Love war” realizzato dalla poliedrica artista iraniana Aram Ghasemy, coreografa, attrice e regista, in collaborazione con il produttore e compositore Stefano Ianne che ne ha curato le musiche e il video maker Salvatore Scaduto che lo ha diretto. Aram, formatasi in Iran e molto attiva in Italia dove vive ormai da molti anni, si è fatta conoscere dal pubblico italiano attraverso spettacoli nei quali reinterpreta in chiave moderna il teatro tradizionale dei cantastorie persiani, i poemi del grande poeta iraniano Ferdousi, utilizzando inserti video-arte in persiano e in italiano.

Il video project Love War, in rete dal luglio scorso, nasce dall’inquietante interrogativo che i due artisti si sono posti:” cosa accade ad un essere umano quando subisce violenza ma anche quando la usa verso gli altri? Cosa scatena la violenza in generale? Coma ci racconta la stessa Aram, il compositore Stefano Ianne, con il quale ha già collaborato nel 2015 con lo spettacolo “Torpakh e i semi del Nulla” , le propone di affrontare questo tema attraverso un esame di introspezione, riflessioni profonde, emozioni e sensazioni da tradurre in una personale coreografia. Aram comincia dunque a pensare alla violenza e a immedesimarsi negli stati d’animo ad essa legati. Ne nasce un testo che sarà il leitmotiv della coreografia:“Ho un angolo privato, una vita, un corpo e un pensiero privato. Mi raggiunge un’altra persona e riesce ad accompagnarmi in questa vita mia personale. Altri individui riescono a camminare accanto a me. Ancora un’altra persona mi raggiunge ma non riesce a vivere così e comincia a graffiare la mia vita, il mio corpo e il mio pensiero. La sento pensare: “Hai un angolo privato, una vita, un corpo e un pensiero privato. E tutto questo per me non e’ piacevole. Ti parlo, ti spiego, ti fermo, ti spingo , ti obbligo e ti ..”. Ne nascono movimenti morbidi, interiori, sempre più fluttuanti e inquieti che danno vita a una coreografia intima e intensa sulle note trascinanti di Stefano Ianne.

Una sintesi di emozioni che attraversano la paura, il disagio, l’aggressività ma anche la forza di reagire con la consapevolezza che la violenza non è affatto così lontana da noi, tutti gli esseri umani potrebbero rischiare di subirla ma anche di esercitarla… Aggrediti e aggressori.

Qui il video project “Love war” – Aram Ghasemy e Stefano Ianne


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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