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L’acqua: una possibile minaccia per il mondo arabo

Di Karam Al-Helwa. Assafir (13/12/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Nel XXI secolo l’acqua è divenuta una delle maggiori cause di conflitto nel mondo in generale, e in particolare in quello arabo. Il conflitto idrico non interessa soltanto il campo economico o di sviluppo, ma è anche una questione di sicurezza e strategia, tanto da superare, per certi versi, il problema di sicurezza militare.

In tale ottica, l’analisi condotta dallo scrittore Alian Mahmoud Alian, nel suo libro “L’acqua nel mondo arabo, dal Nilo all’Eufrate: sfide e pericoli circostanti” (2014) rappresenta uno spunto di riflessione per la minaccia idrica. Esso si presenta come monito per le prossime generazioni.

Lo scrittore fa luce sulla negligenza dei precedenti regimi arabi nell’affrontare seriamente il problema. Attraverso un excursus storico, egli dimostra come a livello internazionale si sia tentato di garantire equità nella distribuzione e nell’accesso alle acque che attraversano gli Stati arabi, in quanto il diritto all’acqua comprende anche la protezione delle condizioni necessarie alla vita dei cittadini, con l’impianto di acquedotti, sostentamenti, irrigazioni e difesa dell’ambiente.

Tali regolamenti non hanno avuto efficacia nella realtà. Infatti, da una parte assistiamo al gioco della Turchia che aspira alla ridefinizione dei confini geopolitici nella regione, in modo da esercitare il pieno controllo sull’Eufrate, malgrado i trattati internazionali che ne hanno regolamentato la spartizione con Siria e Iraq. Dall’altra parte l’Iran, la cui politica espansionistica mira al controllo dello Shatt al-Arab (Sponda degli Arabi, dove avviene la confluenza tra il Tigri e l’Eufrate).

L’analisi procede, poi, con l’attenzione alle tensioni odierne tra Egitto ed Etiopia per il controllo del fiume Nilo, fonte di sopravvivenza per l’Egitto stesso. In passato, il presidente Gamal Abd el-Nasser aveva spinto alla creazione della Grande Diga per soddisfare il fabbisogno energetico e l’accesso all’acqua potabile in un’area penalizzata dalla posizione desertica e dalla carenza di piogge. Oggi l’Etiopia vuole assumerne il controllo con la costruzione della Grande Diga della Rinascita, che genera allarme non solo in Egitto ma anche in Sudan.

In ultimo, un riferimento d’obbligo al ruolo esercitato dall’essenza sionista nell’approvvigionamento delle fonti idriche palestinesi e nella sottrazione di acqua ai vicini arabi.

Per concludere, l’autore sottolinea che la crisi idrica genererà inevitabilmente conflitti armati, allorché la carenza di tale risorsa naturale si lega alla continua richiesta di beni alimentari.

Karam al-Helwa è uno scrittore libanese che scrive per diverse testate arabe, tra cui Assafir e Al-Hayat.

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Roberta Papaleo

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