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La riconciliazione col Qatar

Di certo, siamo di fronte a una controversia politica e non ideologica. Di conseguenza, non c’è motivo per dipingere la riconciliazione col Qatar come una regressione, una sconfitta o un fallimento ma non significa nemmeno pensare che l’embargo sia stato sbagliato

di Abdulrahman Al Rashed – Asharq al-Awsat, (06/01/2021). Traduzione di Maddalena Goi

Le relazioni con lo stato del Qatar si sono interrotte il 5 gennaio 2017 e sono riprese il 5 gennaio 2021. Un tempo molto lungo rispetto alle precedenti crisi del Golfo ma, nonostante la sua gravità, nessun proiettile è stato lanciato oltre i confini rispetto invece ad altre simili controversie regionali che sono state cosparse di sangue. Negli scorsi quaranta mesi, il Qatar, ha adempiuto a una buona parte delle condizioni richieste tra cui la partenza dei leader dei Fratelli Musulmani e della maggior parte degli avversari dei quattro paesi alleati.

Inoltre, il Qatar ha corretto i suoi sistemi bancari, in accordo con le autorità finanziarie americane, non si è più sentito parlare del finanziamento a gruppi all’interno dei paesi che lo boicottavano e, la maggior parte delle sue operazioni mediatiche, sono state trasferite da Doha ad altri paesi.

Si può dire che i Qatarini abbiano fatto importanti passi in avanti verso la riconciliazione con i paesi che l’avevano isolato. Questo accordo potrebbe essere in grado di risolvere le restanti controversie affinché i rapporti si normalizzino del tutto.

Il problema però cresce e potrebbe diventare impossibile risolverlo se si aumenta il tetto delle aspettative verso il Qatar e ciò rischierebbe di compromettere l’intesa. Ciò nonostante, quest’ultima rimane un passo positivo per tutti, da cui potrebbero seguire ulteriori sviluppi che aumenteranno il grado di cooperazione tra Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrain, nei prossimi mesi. L’accordo tra questi paesi avrà delle ripercussioni importanti sulle dinamiche regionali, dove si eleverà il clima di alleanze col resto dei paesi della regione che risentono fortemente delle controversie dei paesi del Golfo.

Come ha menzionato sua Altezza Reale, il principe saudita Mohammed Bin Salman, “la politica dei vostri fratelli nel regno stabile… mette al primo posto delle sue priorità un Consiglio di Cooperazione del Golfo unificato e forte”. E se persiste il clima di riappacificazione lanciato ieri, nella storica città di Al-Ula, il Consiglio del Golfo stesso, se attivato, diventa un’organizzazione molto potente e influente.

Occorre non eccedere nelle aspettative di questa riconciliazione che rappresentata senza dubbio un passo importante e coraggioso ma che non deve essere lasciato in mano ai manipolatori che hanno lavorato lunghi anni per sabotare le relazioni tra i paesi, dentro e fuori i paesi del Golfo. E non esiste solo un motivo razionale per spingerli a contestare l’accordo.

Abdulrahman Al Rashed, giornalista e intellettuale saudita

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