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La rendita petrolifera crolla in Algeria

Mourad Kezzar. Courrier International (15/09/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Le notizie che arrivano dai mercati petroliferi sostengono la necessità di un repentino cambiamento sulla questione delle sovvenzioni. Attualmente circa 30 miliardi di dollari sono stanziati a sostegno dei prezzi dei beni e dei servizi di consumo quali il carburante, il pane, lo zucchero, gli alloggi, l’acqua, l’elettricità, i trasporti, mentre quasi altri 20 miliardi sono destinati invece a sostenere le prestazioni sanitarie, educative e formative.

Questa situazione è una pesante eredità di un’utopia chiamata nel tempo “socialismo algerino”. La politica dei beni e dei servizi era considerata come la migliore soluzione sia per una distribuzione equa delle ricchezze del Paese sia come perfetto rimedio contro la precarietà delle fette più disagiate della popolazione. La crisi del 1986 (il cui punto di partenza era stato il crollo dei prezzi degli idrocarburi) ha reso evidente che l’Algeria stava vagando in teorie economiche dai risultati non sempre efficienti, dato che i costi superavano di gran lunga i magri obiettivi raggiunti. Si sono materializzati lo spreco, un’inflazione dal tasso esponenziale, la corruzione e la dignità del cittadino-consumatore è stata ridicolizzata. Il tentativo di modernizzare l’economia nazionale è svanito negli anni 2000 con la crescita dei prezzi degli idrocarburi. Le riforme economiche e istituzionali sono state messe in stand-by quando non rimesse in causa.

Ebbri dei soldi che colavano a fiotti grazie ai proventi del petrolio, i governi algerini hanno barattato i motti dell’ortodossia finanziaria con degli slogan del tipo “kayen el-khir”: “ce n’è per tutti”.

La sovvenzione dei beni e dei servizi è stata di nuovo usata come un’operazione di leasing per acquistare la pace sociale. Difficile allora fare il discrimine tra sovvenzioni e spreco di denaro della collettività. Lo zelo è stato spinto fino a sovvenzionare il pellegrinaggio alla Mecca, mentre secondo il Corano, lo deve intraprendere solo chi se lo può permettere.

È stata mantenuta un amalgama tra due concetti diversi come lo potevano essere lo sponsor e la sovvenzione. Oggi delle società nazionali tornano a gestire delle società sportive private come negli anni ’79-80, ma senza i risultati né le riforme di quell’epoca. Così, delle aziende statali devono versare a pochi giocatori delle società sportive, a titolo di salari e di assistenza, somme cento volte superiori a quelle destinate ai dirigenti senza i quali l’azienda non andrebbe avanti. E in tutto ciò l’evasione fiscale dilaga (per debellarla, chi possiede dei fondi non dichiarati è attualmente incoraggiato a depositarli prima della fine del 2016 in banca, con una tassa forfettaria del 7%.; le somme in circolazione nel mercato informale sono ufficialmente valutate a 37 miliardi di dollari).

Oggi che il barile è sceso sotto la barra dei 50 dollari, è necessario fare delle constatazioni. Le cure mediche sono sovvenzionate, ma l’80% vengono praticate dal vicino tunisino o in istituti privati. Nel 2015 un allevatore spendeva meno a nutrire le sue bestie con il pane che non con foraggio. Il latte è sovvenzionato per alimentare le pasticcerie mentre il suo prezzo reale è 5 volte superiore e la filiale è in bancarotta. Malgrado non abbia grandi industrie, Algeri è una delle città più inquinate e il prezzo del petrolio nei benzinai ricalca quello delle monarchie dei petrodollari. Malgrado tutte queste sovvenzioni, di circa 50 miliardi di dollari l’anno, il potere d’acquisto degli Algerini è uno dei più deboli nella regione.

La sospensione delle riforme economiche e istituzionali è una parentesi che ha costato caro al Paese e che bisogna chiudere, ora che si è ancora in tempo. Le sovvenzioni devono ridiventare uno degli strumenti di promozione della produzione nazionale e non di spreco delle risorse non rinnovabili.

Mourad Kezzar è un giornalista algerino che si occupa di turismo nel suo Paese.

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Chiara Cartia

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