Politica Turchia Zoom

La perdita di Istanbul segna l’inizio della fine per Erdogan?

di Caroline Hayek L’Orient-Le Jour ( 25/06/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Questa seconda sconfitta in soli tre mesi rivela lo sgretolarsi dell’AKP

Chi perde Istanbul perde la Turchia? Recep Tayyip Erdogan ha perso la sua scommessa di mantenere la città che gli ha permesso di scalare uno ad uno tutti i gradini del potere. L’opposizione ha inflitto domenica un brusco attacco al presidente turco, vincendo ancora una volta ma con un margine molto più ampio, il municipio di Istanbul. Ekrem Imamoglu, candidato del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha ottenuto la vittoria con il 54.21% dei voti, il che rappresenta un progresso molto più consistente rispetto alla precedente vittoria, il 31 marzo scorso, poi annullata su richiesta del partito di giustizia e sviluppo (AKP) al potere, per presunte irregolarità. Il candidato del partito in questione, l’ex Primo Ministro Binali Yildirim che ha tenuto la città per 25 anni, domenica sera ha dovuto riconoscere la vittoria del suo avversario. Il presidente Erdogan si è congratulato con Imamoglu Binali Yildirim per la sua vittoria e gli ha augurato buona fortuna come sindaco appena due ore dopo la chiusura dei seggi elettorali. “Non è un candidato o una partito, ma è tutta la Turchia che ha vinto le elezioni”, ha esclamato il vincitore all’annuncio dei risultati. “Non si può nascondere la realtà seppellendola”, ha aggiunto, riferendosi all’episodio di marzo. L’opposizione, che aveva denunciato un “colpo di stato contro le urne” e ritenuto  che la Turchia stesse ormai affondando nella “dittatura”,  non ha  permesso di fare altrettanto durante questa seconda votazione.

Erdogan, che è stato  sindaco di Istanbul negli anni ’90, e che ha spesso ripetuto questo ritornello: “chi vince Istanbul vince la Turchia”, ne è uscito  umiliato, anche se ha minimizzato la portata di queste elezioni. L’affronto è tanto più forte se si pensa che Imamoglu, che non nasconde il suo attaccamento alla religione, pur mantenendosi fedele all’eredità di Ataturk, ha ottenuto buoni punteggi nelle aree tradizionalmente religiose della città, che finora sono state bastioni dell’AKP. “Ha certamente perso il grande comune di Istanbul, ma va notato che i piccoli comuni di questa città sono per lo più in mano a sindaci dell’AKP. Quindi è una vittoria sfumata “, dice Jana Jabbour, insegnante presso Sciences Po Paris e esperta di Turchia, contattata da L’Orient-Le Jour. L’AKP può, se lo decide, paralizzare ampiamente il nuovo sindaco, perché controlla 25 dei 39 distretti della città e dispone di una maggioranza in consiglio comunale. Dopo la sua vittoria, Imamoglu ha invitato il rais a lavorare con lui nell’interesse di Istanbul.

La doppia sconfitta solleva la questione della legittimità dell’AKP, la cui dislocazione è sempre più visibile. “Il campo dell’AKP sta crollando già da un anno ed é chiaro che buona parte della sua base non si è evidentemente mobilitata a favore del suo candidato”, ha affermato Jana Jabbour. Il dissenso all’interno del gruppo si spiega in parte attraverso il rifiuto di “politiche abbastanza autoritarie” seguite dal presidente. “Alcune figure come l’ex primo ministro Ahmet Davutoglu e l’ex presidente Abdullah Gül potrebbero pesare sul futuro del partito”, afferma la ricercatrice. Questa battuta d’arresto elettorale potrebbe dare loro l’opportunità di lasciare la base per formare il loro partito conservatore. Secondo Bayram Balci, direttore dell’Istituto Francese di Studi anatoliche a Istanbul e docente a Sciences Po di Parigi, “questo episodio segna un punto di svolta, è l’inizio di un cambio di tendenza e una riorganizzazione dell’opposizione. Ci sarà una consapevolezza dell’AKP, perché la sua strategia non funziona più “. Con la sua vittoria a Istanbul, l’opposizione controlla ormai le prime tre città della Turchia, con Ankara e Izmir. Ma la fondazione dell’AKP rimane molto forte nel resto del paese, anche se nessuno è al sicuro da una serie di venti contrari. “L’esempio di Istanbul può essere sviluppato in tutto il paese”, afferma Bayram Balci – “Le piccole città e le aree rurali rimangono piuttosto conservatrici e fortemente influenzate dalla figura carismatico-populista di Erdogan. Il fenomeno colpisce, a medio termine, solo le grandi città che sono tradizionalmente più liberali e più aperte alla modernità rispetto all’Anatolia o alle piccole città della Turchia. Ma è chiaro che se l’economia in Turchia non si rivitalizza, questo fenomeno potrà espandersi nelle aree rurali “, aggiunge Jana Jabbour. Per Asli Aydintasbas, specializzata in politica turca presso il Consiglio europeo delle relazioni estere (ECFR), l’AKP si starebbe alienando sempre più il voto dei giovani, dei curdi, delle categorie ad alto reddito e dei professionisti.

Questa seconda sconfitta in meno di tre mesi brucia l’aura di invincibilità del presidente e ha posto la questione  del declino del leader che è riuscito a concentrare su di sé più potere di tutti i suoi predecessori dopo Atatürk. Istanbul costituiva il fondamento del suo potere finanziario e quindi politico.“Ma è ancora troppo presto per escludere Erdogan. È un formidabile stratega politico e potrebbe riformare l’AKP, rimuovendo la sua attuale immagine autoritaria. Una cosa è chiara: ha bisogno di una nuova strategia”, afferma Asli Aydintasbas. “Avranno la capacità di gestire il fallimento? Erdogan ha dimostrato di essere in grado di rispettare questa sconfitta elettorale. Resta da vedere come faranno a resistere per quattro anni e se ci saranno elezioni parlamentari anticipate “, ha spiegato Bayram Balci. Il voto è attualmente previsto per il 2023. “La Turchia deve riprendere una vita normale, il processo elettorale deve finire”, ha affermato il leader del partito nazionalista MHP (estrema destra, alleato con l’AKP), Devlet Bahceli. “Parlare di elezioni anticipate sarebbe la cosa peggiore che si possa infliggere al nostro Paese”, ha dichiarato. Un’altra zona d’ombra sulla strada del rais: la crescente notorietà di Ekrem Imamoglu che potrebbe fare di lui il candidato del CHP contro Erdogan nelle elezioni presidenziali del 2023.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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