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La libertà vigilata delle ONG

Dal blog Egitto in movimento di Ludovica Brignola

Il Parlamento egiziano ha approvato una nuova legge sulle ONG per limitarne la libertà. La nuova regolamentazione permetterà alle organizzazioni di svolgere solamente attività sociali e di sviluppo, proibendo ogni attività politica. Introdurrà inoltre una tassa ad hoc per i fondi provenienti dall’estero e il divieto agli attivisti condannati a pene detentive di costituire una propria associazione.

Secondo le stime del governo, sono ad oggi 46.000 le associazioni nazionali e 100 quelle straniere che operano in Egitto. Tra queste, una delle più famose è Nadim, ONG per la salvaguardia dei diritti umani, che si occupa di costruire stime su argomenti quali le violenze sessuali in Egitto e gli abusi della polizia nonché di diffondere report all’estero, poi pubblicati su testate come Financial Times e Wall Street Journal.

Come riportano i media egiziani, il governo ha chiesto a Nadim di chiudere il mese scorso. E dopo averne sequestrato i conti correnti, ha aperto una inchiesta riguardo ai fondi che Nadim stessa riceveva dall’estero. Ad oggi la responsabile dell’ organizzazione, Magda Aly, è sotto libertà vigilata e non può lasciare l’Egitto. “Questo è l’ennesimo esempio di come non esistano e non possano esistere organizzazioni per i diritti umani in Egitto”, dice ad Arabpress Alaa Nasser Shehabeldin, avvocato penalista egiziano specializzato in casi familiari e in diritti umani. “Mentre le poche ONG storiche sono assistite da studi legali ormai affermati, in questo momento, aprire casi sulle organizzazioni umanitarie di più recente costituzione è diventato pressochè impossibile. Il governo rende l’iter giudiziario lungo e tortuoso, molto burocratizzato, rendendosi spesso irreperibile. Per questo, da ormai due anni, mi concentro su casi familiari o corporate”.

Ma secondo il governo egiziano, non si tratta affatto di limitazione della libertà. Al contrario, come ha sottolineato Abdel Aal, portavoce del Parlamento, questa legge soddisfa pienamente i bisogni delle istituzioni della società civile in Egitto e avrà un grande ruolo nel preservare la sicurezza nazionale del Paese.

Ma sono proprio i difensori dei diritti umani e gli attivisti politici che continuano a riempire sempre di più le prigioni egiziane. Secondo l’Arabic Network for Human Rights Information, dal coupe militare del giugno 2013 con il quale Al-Sisi ha preso il potere, sono state costruite tredici nuove prigioni, più tre ancora in costruzione. Ad oggi sono circa 106.000 i detenuti in Egitto, 60.000 dei quali prigionieri politici, e 10.000 attualmente quelli sotto processo.


Giusy Regina

1 Commento

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  • بناء كثير من السجون هذا ابسط دليل علي عدم وجود حريه و انتشار الظلم و الفساد ولا يوجد عداله اجتماعيه

    Costruire molte prigioni la prova più semplice della mancanza di libertà e la diffusione di ingiustizia e la corruzione, e non c’è giustizia sociale
    (Google translation)

    To Build many prisons is the simplest evidence or proof of the lack of freedom and the spread of injustice and corruption, and there is no social justice

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