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La Germania flette i muscoli sulla Siria

siria immaginedi Jonathan Laurence (Der Spiegel 23/08/2013). Traduzione di Claudia Avolio.

Alzando la posta in gioco nel confronto col regime di Assad e i suoi sostenitori internazionali, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha parlato in settimana di usare la forza in Siria. Tuttavia lungo la valle del Reno, a Berlino, il suo omologo tedesco Guido Westerwelle ha esortato alla cautela: “Prima di parlare delle conseguenze, dobbiamo avere chiarimenti”. Il quotidiano francese Le Monde ha titolato oltre misura: “Massacro con Gas Tossico a Damasco”. Gran parte dei quotidiani tedeschi, quel giorno, si sono invece concentrati sul verdetto di Bradley Manning.

Il Trattato dell’Eliseo coi suoi 50 anni, l’Unione Europea – con le inseparabili Francia e Germania – e i loro interessi per la sicurezza nazionale, sono fusi in ogni punto in virtù dei 451 km di confine condiviso. Ma esibiscono posizioni strategiche divergenti verso il Nord Africa e il Medio Oriente. La Germania si è allontanata dall’ostruzionismo – astenendosi dall’intervento in Libia nel 2011 ed esprimendosi in modo ambiguo in Mali nel 2012 – per mettere i bastoni tra le ruote al coinvolgimento della Francia in Siria.

Dopo un raro passo falso in risposta alle rivolte contro l’allora presidente tunisino Ben Ali, la Francia ha cercato redenzione scommettendo spesso e in anticipo sui movimenti d’opposizione. In interventi successivi, le amministrazioni di Sarkozy e di Hollande hanno corteggiato le piazze arabe e le loro avanguardie rivoluzionarie. La Germania, intanto, si trova molto più a suo agio con le Rivoluzioni Colorate o la nobile resistenza di chi protesta a Teheran e a piazza Taskim, piuttosto che con la rivolta armata. Mentre la Francia è in sella al cavallo selvaggio del Risveglio Arabo, la Germania sta a guardare sbigottita.

Spaccatura Franco-Tedesca

La Germania ha iniziato a deviare dalla leadership francese nel marzo 2011, quando i suoi diplomatici hanno scartato l’opzione di prendere parte alla crisi libica noncuranti delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. L’anno seguente, i tedeschi hanno a lungo rifiutato la considerazione francese sul fatto che l’occupazione del Mali del Nord da parte di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) presentasse una minaccia contro gli interessi occidentali. La Francia ha continuato ad esercitare pressioni internazionali sul regime di Assad al di là delle obiezioni tedesche. Questo guidando l’embargo sulle armi, divulgando casi sospetti dell’uso, da parte del regime, di armi chimiche, ed invitando i leaders della coalizione siriana a Parigi.

Mentre i leaders francesi dichiaravano che “ogni speranza per una soluzione politica o una transizione in Siria è distrutta” e consideravano di armare unilateralmente l’opposizione in marzo, i ministri tedeschi facevano del loro meglio per portare le parti al tavolo dei negoziati. “Finché la logica della violenza e della vittoria militare è in auge, non ci può essere alcuna pace duratura né stabilità per la Siria,” ha detto Westerwelle in maggio.

La “Questione Tedesca” della post-riunificazione ha ancora una volta messo a dura prova i partners della Germania nel riconciliare il potere economico della repubblica federale con la sua riluttanza a contribuire alla sicurezza collettiva. La stranezza di un colosso non-allineato nel cuore della NATO ha iniziato a cristallizzarsi in realtà, anche se gli alleati rifiutano di permette alla Germania di scivolare nella neutralità in stile svedese.

Acquistando Fiducia

Ma all’opera, qui, vi è qualcosa di diverso. Contrariamente alle apparenze, la Germania non sta solo retrocedendo sempre di più in se stessa. In realtà, la repubblica di Berlino sta pian piano affermandosi e rimpolpando la sua politica estera. Al non voler agire come la cheerleader della Francia nel grande Mediterraneo si accompagna la strisciante ripresa di fiducia in se, e ad un desiderio di riposizionarsi faccia a faccia con questa sfera d’influenza storicamente francese.

La Francia insiste sul fatto che i suoi recenti interventi militari all’estero si basano sull’umanitarismo e sul contro-terrorismo, per salvaguardare “il destino della popolazione locale e dei cittadini francesi”. I tedeschi percepiscono invece un senso francese di diritto in una regione ricca di contratti d’estrazione e di infrastrutture, e si rifiutano di giocare un ruolo di sostegno.

Quando ha spiegato perché non si è unita alla Francia in Mali nel corso di quest’anno, la Germania ha dichiarato con ridondanza: la Francia è intervenuta “per via della sua tradizione, della sua Storia e del suo rapporto con questa parte d’Africa” e perché “la Francia è la sola nazione capace”. La cortese esitazione smentisce l’intenzione della Germania di minare il franco-centrico status quo.

L’ostruzionismo tedesco rivela anche il consenso nello spettro politico della Germania sul fatto che un regime islamista in Siria è da evitare. I politici di sinistra dicono che la Germania ha già le mani sporche di sangue dal momento che gruppi che ricevono aiuti hanno attaccato zone curde della Siria. L’ex-capo dei Cristiani Democratici della Merkel ha detto che le popolazioni cristiane ortodosse rischiano una pulizia etnica o peggio se gli islamisti alleati della Francia vanno al potere. Anche l’mpegno francese verso i cristiani della regione è sincero – i re francesi hanno garantito protezione ai cristiani maroniti per secoli – ma ora ci sono più maroniti che vivono fuori dalla regione di quanti ce ne siano all’interno.

Posizioni Contraddittorie

Ciò a volte lascia Francia e Germania con posizioni contraddittorie nello scontro tra l’ampia base dei sunniti e gli alleati sciiti – con implicazioni critiche per le minoranze religiose nella regione. Ci sono echi del dicembre 1991, quando le parti sono state ribaltate: una da poco fiduciosa e unificata Germania ha assicurato in modo pro-attivo riconoscimento diplomatico alla Croazia, che la Francia vedeva come pericolosamente prematura e come uno sfacciato far presa per riaffermare l’influenza tedesca in quella parte dei Balcani.

Vent’anni dopo, la politica estera tedesca ha compiuto il prossimo passo e dà filo da torcere alla Francia nelle sue tradizionali sfere d’influenza nel sud. Francia e Gran Bretagna alla fine hanno lasciato cadere le proprie obiezioni ai piani tedeschi di riconoscere la Croazia nel 1991. Ma è improbabile che la Germania sarà accomodante verso i progetti francesi in Siria nel 2013.

Con meno fantasmi tedeschi nel bacino del Mediterraneo, la Germania può vendere il suo marchio nazionale di successo con un minore fardello storico e distinguersi dalla Francia. Ciò ha avuto inizio poco prima del Risveglio Arabo, in un tempo in cui Berlino ha risentito di mosse d’esclusione come l’Unione per il Mediterraneo a opera di Sarkozy e ha reso motivo d’orgoglio le “piccole differenze” delle sue politiche.

Diversamente dalla Francia, per esempio, all’uomo forte libico Muammar Gheddafi non è stato concesso di mettere la propria tenda a Berlino, e nessun governo tedesco ha mai lodato gli sforzi di democratizzazione del presidente tunisino Ben Ali. La sicurezza a lungo termine della Germania – ha sostenuto nel 2009 un report di strategia regionale del German Institute for International and Security Affairs – è dipesa dalla credibilità di simili politiche tedesce tra le popolazioni locali.

La Germania ha comunque venduto ingenti quantità di armi ai regimi stessi: lo stesso report ha notato le “conseguenze particolarmente negative della speciale posizione della Francia sull’economia tedesca” e ha avuto da ridire apertamente sul fatto che “quando è tempo di firmare contratti, sono le industrie francesi che si fanno sempre avanti”.

Il governo Merkel non si è posto limiti nel giocare ogni ruolo militare rilevante. Ha inviato del personale a portare aiuto in Iraq e in Mali, e dei sistemi radar aerei AWACs alla Libia (e in Afghanistan per liberare gli aerei degli alleati affinché li usassero in Libia). Le batterie Patriot tedesche installate sotto la NATO in Turchia hanno già intercettato centinaia di missili esplosi in Siria quest’anno.

Ma gli obiettivi della Germania differiscono marcatamente e segnano una posizione contro-rivoluzionaria nei confronti dello zelo attivista francese. Probabile è che nessuna delle coalizioni guidate dalla Merkel che verranno fuori dalle elezioni di settembre giudicheranno le cose in modo diverso. In aggiunta ai 50 anni del Trattato dell’Eliseo, questo ottobre segna anche il 200mo anniversario della guerra di liberazione della Prussia dall’occupazione napoleonica.

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Claudia Avolio

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