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Iran, Khamenei:“Se Dio vuole sconfiggeremo le sanzioni e il loro fallimento equivale al fallimento dell’America”

Articolo di Katia Cerratti

“La popolazione iraniana attraversa un periodo delicato a causa della pressione esercitata dagli Stati Uniti e delle difficoltà economiche […] Se Dio vuole sconfiggeremo le sanzioni e il fallimento delle sanzioni è il fallimento dell’America”. Così si è espresso Ali Khamenei, guida suprema della rivoluzione, in un discorso  tenuto il 4 ottobre scorso allo stadio Azadi di Teheran, davanti a migliaia di membri della milizia Basij e ai Guardiani della rivoluzione.

Un discorso che non arriva a caso, appena il 3 ottobre scorso infatti, la Corte internazionale di Giustizia dell’Aja ha accolto il ricorso presentato dal’Iran a luglio contro nuove sanzioni, ordinando agli Usa di sospenderle, seppur in maniera provvisoria, per quanto riguarda medicine, derrate alimentari, prodotti agricoli e attrezzature per la sicurezza dell’aviazione civile.

Un certo ottimismo era già emerso durante la recente Assemblea generale dell’Onu, con l’esordio fermo e deciso di Rohani:“Alcuni Paesi non rispettano le istituzioni internazionali e ne minano l’esistenza” – aveva infatti affermato il presidente iraniano rivolgendosi a Trump, denunciando palesemente l’uscita degli Usa dall’accordo sul nucleare. Più scomposte e goffe le esternazioni di Trump che, insieme a Netanyahu, aveva preso di mira proprio l’Iran e rivolgendosi all’Assemblea aveva dichiarato:“Non possiamo consentire al principale sostenitore del terrorismo nel mondo di possedere le armi più pericolose del pianeta o minacciare gli Stati Uniti o Israele. Chiediamo a tutte le nazioni di isolare il regime iraniano finché continuerà la sua aggressione e di sostenere il popolo iraniano “.

E la replica di Rohani non si era fatta attendere:“Non siamo isolati, – aveva affermato–  è l’America che è isolata. All’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel Consiglio di Sicurezza, tutti hanno espresso il loro sostegno all’accordo sul nucleare e, in un modo o nell’altro, tutti hanno detto che gli Stati Uniti avevano torto”.  Ma oltre alla solidarietà del Consiglio di Sicurezza, Rohani ha incassato un altro sostegno, forse più importante e prezioso, quello dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini che il 26 settembre scorso, proprio in occasione della Assemblea generale, accanto al ministro degli Esteri iraniano, Jawad Zarif, ha dichiarato:“Consapevoli dell’urgenza e della necessità di risultati tangibili, i partecipanti hanno accolto con favore le proposte pratiche per mantenere e sviluppare canali di pagamento e in particolare l’iniziativa di creare un veicolo per uso speciale per facilitare i pagamenti collegati all’export iraniano, compreso quello di petrolio”.  Il veicolo speciale è lo Special Purpose Vehicle (SPV), un soggetto legale che permetterà agli Stati membri dell’Ue di effettuare transazioni finanziarie legittime con l’Iran e consentirà alle compagnie europee di continuare a commerciare con l’Iran secondo la legislazione dell’Ue.

I Paesi partecipanti all’accordo sul nucleare iraniano (il cosiddetto Piano d’azione globale congiunto), ovvero Russia, Cina, Iran, Francia, Germania, e Regno Unito, hanno ribadito inoltre, il loro impegno a sostenere l’Iran sull’energia nucleare civile dal momento che, in base ai dati degli ispettori dell’Onu,  l’Iran ha rispettato l’accordo ridimensionando drasticamente il suo programma nucleare. I membri dell’accordo rivendicano, inoltre, il diritto  alla libertà di avere legami commerciali legittimi con l’Iran.

Su quest’ultimo aspetto, la stessa Mogherini  è stata perentoria e pur ribadendo come gli Usa siano ancora gli alleati più forti dell’UE, ha però affermato:”Nessun paese sovrano o organizzazione, può accettare che qualcun altro decida con chi è autorizzato a fare scambi commerciali”.

Ben si spiega dunque l’ottimismo di Khamenei su quelle sanzioni che, paradossalmente, si stanno rivelando un distruttivo boomerang proprio per Trump.

 

Lettura accoglimento ricorso Iran alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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