Politica

Il movimento tunisino al-Nahda cresce in popolarità tra bastone e carota

Il 10 maggio scorso, il leader del movimento tunisino al-Nahda, Rashid al-Ghannushi, è stato nominato, insieme al Presidente Munsif al-Marzuqi, come possibile candidato a ricevere il prestigioso premio attribuito dal think tank governativo inglese Chatam House. Questo premio, secondo quanto è riportato nel sito del medesimo istituto, viene conferito annualmente ad una personalità che, nell’anno precedente, ha ricoperto un ruolo significativo nel settore delle relazioni internazionali. Gli altri candidati in lizza erano Christine Lagarde, Managing Director del Fondo Monetario Internazionale, l’arcivescovo del Sud Sudan Deng ed il Ministro degli Affari Esteri norvegese Jonas Gahr Støre.

Come si legge sul sito del Chatam House, al-Ghannushi e al-Marzuqi rappresentano i due volti di una medesima medaglia, artefice di un cambiamento epocale per la Tunisia. Lo Shaykh è un personaggio molto noto nel Regno Unito, dato che in questo paese aveva fissato la propria base operativa durante gli anni di esilio dovuti al regime di Ben Ali. La sua attività politica si basa su un tipo di discorso islamico, variamente definito come moderato o liberale. Nel celebre volume dal titolo al-Hurriyat al-‘Amma fi al-Islam (le libertà pubbliche nell’Islam) i principi di sovranità popolare, democrazia e diritto alla rivolta sono giustificati attraverso il ricorso alle fonti classiche del diritto islamico, cioè il Corano e la sunna del Profeta.

Ugualmente vittima della repressione del regime di Ben Ali, al-Marzuqi non condivide le medesime visioni islamiche di al-Ghannushi. Ritornato dalla Francia si è posto a capo del partito al-Mu’tamar min Ajl al-Jumhuriyya ovvero il Congresso per la Repubblica. Questo raggruppamento comprende il secondo più grande numero di rappresentanti all’Assemblea Costituente, seguito dal partito al-Takattul meglio noto come Ettakatol di orientamento social-democratico. Ambedue questi fronti bilanciano la popolarità di al-Nahda ed il ruolo di al-Ghannushi di raccordo del paese al movimento islamico internazionale, attraverso il Consiglio Europeo per la Fatwa e la Ricerca e l’Unione Mondiale degli ‘Ulama’.

La notizia della candidatura di al-Ghannushi ha sorpreso gli esperti di politica internazionale dato il background di cui non fa mistero, giudicato talvolta come poco ortodosso (leggasi moderato). Nello specifico gli viene contestata la partecipazione assidua agli incontri di movimenti come il Jihad islamico o l’Hizb al-Tahrir, entrambi dotati di un’agenda concentrata sulla liberazione della Palestina.

Quale può essere dunque il significato dell’attribuzione di questo premio? Senza alcun dubbio è indice del riconoscimento ufficiale da parte della Gran Bretagna del ruolo guida di al-Nahda nella gestione della Tunisia post-rivoluzionaria. Al tempo stesso il fatto che esso non venga conferito al solo al-Ghannushi ma anche all’attuale Presidente ad interim, al-Marzuqi, cioè ad uno schieramento politico ufficialmente alternativo, vale come un implicito ridimensionamento dell’autorità del primo.

Pietro Longo
Ph.D. Candidate in Middle-East Studies
University of Naples l’Orientale
Department of Studies and Researches on Africa and Arabic Countries
Chair of Islamic Law

Zouhir Louassini

Zouhir Louassini. Giornalista Rai e editorialista L'Osservatore Romano. Dottore di ricerca in Studi Semitici (Università di Granada, Spagna). Visiting professor in varie università italiane e straniere. Ha collaborato con diversi quotidiani arabi tra cui al-Hayat, Lakome e al-Alam. Ha pubblicato vari articoli sul mondo arabo in giornali e riviste spagnole (El Pais, Ideas-Afkar). Ha pubblicato Qatl al-Arabi (Uccidere l’arabo) e Fi Ahdhan Condoleezza wa bidun khassaer fi al Arwah ("En brazos de Condoleezza pero sin bajas"), entrambi scritti in arabo e tradotti in spagnolo.

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