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I giornalisti che muoiono qui e cambiano il mondo

giornalismo
I giornalisti muoiono nel nostro paese e cambiano il mondo esterno. Non dobbiamo ignorare le conquiste dei giornali arabi e i loro grandi successi.

Editoriale di al-Quds al-Arabi (4/05/2018). Traduzione e sintesi di Sabrina Campoli.

In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, i corrispondenti di al-Quds al-Arabi hanno inviato resoconti di eventi atroci, a testimonianza della caduta libera dei paesi arabi in fondo alla classifica mondiale di “Reporter senza frontiere”.

Non c’è da meravigliarsi che paesi come la Siria, l’Egitto, la Libia, lo Yemen, il Sudan, il Bahrein e l’Arabia Saudita competono al fianco della Corea del Nord (che occupa l’ultimo posto nella classifica) o che in alcuni paesi come la Siria, al 177esimo posto su 180, non si mira solo a soffocare la stampa o la libertà di espressione; sono tantissimi i giornalisti che pagano la conseguenze in prima persona, solo nel 2011 sono stati uccisi 682 giornalisti, altri vengono imprigionati (1116 casi di arresto arbitrario o sparizioni obbligatorie) o torturati, e ovviamente non vengono risparmiate donne, bambini e giornalisti stranieri. In Iraq, nel 2107, sono stati uccisi 11 giornalisti e altrettanti sono stati imprigionati in Egitto solo dall’inizio di quest’anno.

Per contro, assistiamo in tempi recenti, a molti esempi di cambiamenti politici dovuti alla stampa; tra questi ad esempio, la scoperta di Channel 4 di The Guardian sulla violazione dei dati di 87 milioni di persone da parte dalla società Cambridge Analytica e dei suoi rapporti con alcuni dei più stretti collaboratori di Donald Trump, soprattutto durante la sua campagna elettorale del 2016 che lo ha visto vincitore. Un’altra inchiesta portata avanti sempre dal The Guardian, riguarda la stessa società e il suo ruolo a sostegno Brexit, o ancora l’inchiesta sul cosiddetto “scandalo Windrush” per il quale Amber Rudd, ormai ex Ministra dell’Interno britannica, ha dovuto presentare le dimissioni. Sono tanti i giornali esteri che hanno svelato i segreti politici, anche dei paesi arabi, contribuendo a cambiare equilibri politici regionali.

Nonostante la situazione araba non sia delle migliori per i giornalisti e tutta la stampa, non bisogna ignorare ciò che devono affrontare i nostri giornalisti e i nostri fratelli palestinesi sotto l’occupazione israeliana, perché dichiarano con fermezza la loro posizione storica, lottando per valori come la libertà e la giustizia. Non dobbiamo ignorare le “conquiste” dei giornali arabi e i loro grandi successi.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


Redazione

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