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Combattere l’estremismo prima del terrorismo

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Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq Al-Awsat (29/03/2016). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

È ingenuo accusare giornalisti e commentatori di diffondere storie locali sull’estremismo islamista oltre i confini e di aizzare contro la propria religione, la propria gente o il proprio Paese. La verità è chiara per tutti: i terroristi compiono ciò che gli estremisti pensano.

Alla nascita di Al-Qaeda c’è stato un dibattito sulle reali ragioni del terrorismo e ci si chiedeva quale ideologia estremista si celasse dietro all’organizzazione. È ora evidente che l’estremismo è fonte di violenza e non è più una mera teoria o conclusione di un ricercatore che ignora la lingua e la religione.

C’è chi diffonde l’ideologia estremista per fini politici? Naturalmente sì, soprattutto gruppi politici che sfruttano gli estremisti per colpire i propri avversari locali o stranieri, come sta accadendo nel Sinai e in Siria. C’è chi sfrutta le organizzazioni estremiste per i propri obiettivi? Ancora una volta la risposta è sì. L’Iran è il miglior esempio: il suo regime riesce a usare le organizzazioni estremiste da 30 anni in Libano, Iraq, Palestina e più recentemente in Yemen.

Coloro che adottano o difendono un’ideologia estremista non capiscono che diventano partner di gruppi politicamente violenti come Daesh (ISIS) e Al-Qaeda, con i quali condividono diversi principi sebbene non sostengano i loro progetti politici. A prescindere dallo sfruttamento politico che è solitamente associato alle guerre, il nuovo pericolo deriva dalle complicazioni causate dalla diffusione dell’estremismo, che ora ci minaccia e minaccia le comunità musulmane in Occidente.

Alcuni teorici tentano di giustificare il terrorismo mettendo in prima linea la religione e i governi, al fine di proteggerli o coinvolgerli nelle loro dispute. Questo non ha alcun legame con i musulmani che finiscono col pagare il prezzo della violenza che avviene a Lahore, Raqqa o Bruxelles.

Gli estremisti hanno esaurito le giustificazioni usate per anni a sostegno dei terroristi. All’inizio, hanno preso a pretesto le basi americane in Arabia Saudita. Poi hanno usato l’Afghanistan per difendere Al-Qaeda e i talebani. In seguito hanno difeso Saddam Hussein e il suo regime baathista. Quando gli americani hanno lasciato l’Iraq, hanno detto che in Occidente i musulmani erano perseguitati, pur ignorando gli atti di terrorismo che li colpivano in Siria, Yemen, Arabia Saudita e Marocco.

L’ascesa dell’estremismo religioso non ha niente a che fare con la giustizia sociale o l’ingiustizia politica. Rappresenta un progetto ideologico volto a ottenere il controllo e neutralizzare gli altri. Ecco perché quando un’organizzazione commette un reato sulla base di un’ideologie estremista, quest’ultima deve pagare lo scotto e non ci si deve aspettare che il resto dei musulmani la difendano o la coprano. Dobbiamo distinguere tra noi e gli estremisti, tra estremisti e il resto dei musulmani e tra estremisti e Islam. Dobbiamo rigettare le loro affermazioni secondo cui l’Occidente si oppone all’Islam o ai sunniti. La verità è che l’Occidente si oppone a loro (gli estremisti) e li biasima per ciò che accade.

Poiché il terrorismo si è intensificato in tutto il mondo, gli estremisti sono divenuti più pericolosi dei terroristi. Daesh si difende e sacrifica i suoi combattenti, mentre gli estremisti vogliono un suicidio e un sacrificio collettivo.

Abdulrahman al-Rashed è ex direttore generale di Al-Arabiya e ex caporedattore del quotidiano Asharq Al-Awsat

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Roberta Papaleo

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