Daesh Zoom

La fine del sedicente Stato Islamico è vicina

Di Jihad el-Khazen. Al-Hayat (06/12/2015). Traduzione e sintesi di Antonia Maria Cascone.

Il cosiddetto ‘Stato Islamico’ non è né uno Stato né islamico. Ed oggi è nudo, proprio come l’imperatore della leggenda, che si fa convincere del fatto che i suoi abiti sono invisibili solo agli occhi degli stolti e degli indegni e continua a camminare svestito, finché non viene tacciato di follia.

La follia non è un crimine, sebbene sia una spiccata caratteristica di Daesh (ISIS), ma l’omicidio degli innocenti lo è, e questa organizzazione se ne macchia quotidianamente. Come siamo potuti arrivare a una tale catastrofe? Probabilmente tutto è partito dall’invasione dell’Iraq, con pretesti che si sono rivelati essere assolutamente falsi. In quell’occasione l’amministrazione Bush dichiarò che la disfatta del dittatore sarebbe stata seguita dall’instaurazione di un regime democratico. Il caso iracheno ha dimostrato la falsità e le contraddizioni insite in quest’affermazione ed ecco che è arrivato il 2011 a mostrare che in Iraq, Siria e Libia i dittatori sono stati seguiti solo da dittatori ancora peggiori, o più semplicemente sono rimasti al potere.

La condanna allo ‘Stato Islamico’ dev’essere assoluta poiché esso è il nemico dell’Islam per eccellenza: uccide persone innocenti ed impone tributi esorbitanti su veicoli, affitto di immobili, bollette di acqua ed elettricità e persino sull’accesso alle coltivazioni e l’acquisto di bestiame. Di fronte ad una tale evidenza, non stupisce il fatto che la maggior parte degli iracheni ritiene che gli Stati Uniti spalleggino Daesh e alcuni di loro, addirittura, affermano di aver visto elicotteri americani consegnare armi nelle mani dei suoi uomini.

Quasi tutti i Paesi sono sospettati di commerciare petrolio con lo Stato Islamico: di fatti, dopo che la Russia ha accusato la Turchia di Erdogan di intrattenere traffici con l’organizzazione terroristica, Ankara ha reagito rivolgendo a Mosca la stessa accusa. Inoltre diversi arabi insistono sul fatto che Ankara supporti Daesh perché continua a combattere i curdi in Turchia, Iraq e Siria.

Sono fiducioso nel fatto che la creazione di uno Stato Islamico sia un sogno, o piuttosto un incubo, destinato a sfumare a causa dei crimini che continua a commettere contro i musulmani, e che l’alleanza internazionale si rafforzerà con l’annessione di Francia e Gran Bretagna.

Inoltre ci sono diversi leader musulmani che hanno dichiarato fermamente guerra ai terroristi di Daesh. L’Indonesia è il più grande Paese musulmano al mondo e importante produttore di film che denunciano le atrocità del terrorismo, in uno dei quali, ad esempio, una fila di prigionieri viene sparata e gettata in un fiume, fino a che le acque non si tingono del loro sangue. L’ex presidente indonesiano ha inoltre affermato che molti di coloro che si definiscono credenti si compiacciono nell’etichettare gli altri in quanto infedeli, e ignorano invece i miscredenti tra loro.

In Afghanistan ricordiamo, invece, la figura di Haji Ghalib, che gli americani hanno rilasciato dalla prigione di Guantanamo. È tornato al suo Paese per combattere, dopo essersi battuto contro l’occupazione sovietica negli anni ’80 e contro i talebani per le tre decadi successive, stavolta contro il terrorismo. Gli osservatori americani e afghani sostengono che egli abbia già raggiunto importanti successi nelle regioni più colpite del suo Paese.

In Libano, poi, è stato pubblicato il manuale di formazione islamico-cristiana per rafforzare i valori di cittadinanza, sotto l’egida del ministero dell’Istruzione e dell’Insegnamento Superiore, e questo progetto intende coinvolgere i più giovani tra i rifugiati siriani.

La guerra a Daesh è cominciata, così come la sua decisiva condanna quale nemico dei musulmani: ci si aspetta che la sua fine sia vicina.

Jihad al-Khazen è uno scrittore e giornalista libanese.

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Roberta Papaleo

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