Economia Libano Zoom

2019, un anno difficile per il Libano

Di Siham Maatallah. Al-Araby al-Jadeed (02/07/2019). Traduzione e sintesi di Dario Giustini.

Al rullo dei tamburi delle misure di austerità, e alla luce delle sue carenze tecniche e strategiche, l’economia del Libano entra nel 2019 in una zona pericolosa. Un debito pubblico elevatissimo, tassi di crescita in calo, delle entrate statali in ribasso, un tasso di inflazione e una spesa pubblica in aumento, e un deficit di bilancio stimato oggi a 13 miliardi di dollari rendono il quadro di una situazione critica e instabile.

Se già questo potrebbe minare la credibilità e la sostenibilità del regime di cambio fisso, ed esacerbare la pressione inflazionistica, è molto probabile che le misure di austerità, anziché risanare il bilancio, andranno a dissipare ciò che resta della forza economica del Libano.

C’è tuttavia un grande differenza fra la situazione economica reale e i dati emessi dal governo: l’agenda di riforme finanziarie per il 2019 prevede un calo del deficit di bilancio dall’11.2% al 7.5% del PIL, dando un’immagine ottimistica, ma totalmente irreale, di una strada verso la riduzione dell’enorme debito del paese. Certo, l’occidente e l’FMI hanno un ruolo innegabile nel paventare le conseguenze della crisi.

Ai vari rapporti negativi che ritraggono il Libano come una potenziale “Grecia araba” a rischio crisi finanziaria, si è affiancata anche l’agenzia di credito americana Standard & Poor’s, che nei prossimi mesi potrebbe declassare il debito pubblico da B a C.In seguito alla conferenza CEDRE del 2018, gli investitori stranieri avevano comunque espresso l’intenzione di concedere al Libano nuovi prestiti (fino a 11 miliardi di dollari), a condizione dell’adozione di un pacchetto di varie misure di austerità con l’obiettivo di ridurre il deficit di bilancio del 5% nei prossimi 5 anni: una condizione impossibile, quando chiedere una riduzione dell’1% sarebbe stato più ragionevole.

Le risorse per abbassare il debito pubblico ad una velocità così utopistica sono molto poche, considerando oltretutto il numero limitato di fonti regionali e internazionali disponibili a finanziare il debito pubblico. A maggio la Banque du Liban ha acquistato titoli di stato per un ammontare di 650 milioni di dollari, quando l’anno precedente, in un’operazione analoga, lo aveva fatto per 2.8 miliardi di dollari. Il che chiarisce ampiamente la rotta pericolosa dell’economia libanese. Nel febbraio 2019 la banca nazionale ha registrato una perdita del 10.33% (pari a 4.48 miliardi di dollari) delle sue riserve di valuta estera, scendendo dai 43.36 miliardi di dollari dell’anno precedente ai 41 registrati lo scorso aprile.

Il sistema si mostra tuttavia stabile, nonostante l’aumento dei capitali in fuga (molti depositi hanno già abbandonato il sistema bancario locale) e la riduzione delle rimesse dall’estero (pari a 7 miliardi di dollari annui, e molto utili a compensare il disavanzo dei conti correnti).

Con un peggioramento della situazione sociale, ed eventuali sommosse militari, la crisi della valuta sarebbe però dietro l’angolo: i cittadini hanno già iniziato a convertire i depositi bancari da lire libanesi a dollari, e il fenomeno potrebbe amplificarsi.

Per la prima volta dal 2015, nei primi cinque mesi del 2019 la bilancia dei pagamenti ha toccato un passivo di 5 miliardi di dollari, dando un chiaro segnale della fuga di capitali e della conseguente pressione sul regime di cambio fisso. Diminuendo la fiducia nell’economia libanese, diminuirà anche l’efficacia delle misure di austerità: in una situazione di caos economico, le banche saranno meno inclini a finanziare la tesoreria di stato, con il pretesto di non voler mettere soldi in un secchio bucato dal governo nell’attuare le riforme.

Il 2019 pare proprio essere l’anno più difficile per l’economia libanese: il fantasma della bancarotta ha costretto a adottare un progetto di bilancio con misure di austerità mai viste prima nel paese, toccando gli stipendi dei dipendenti pubblici, e i tagli hanno scatenato immediatamente ondate di scioperi che hanno gettato nel panico gli ambienti economici.

Da ricordare che questa situazione sull’orlo del collasso nella spirale infernale dell’austerità è già presente, in proporzioni differenti, nella maggior parte dei paesi arabi, così come è successo precedentemente in Europa a Grecia e Portogallo. La differenza risiede nello straordinario supporto economico che questi paesi hanno ricevuto dalla Banca Centrale Europea, ma non giustifica il ritardo del governo libanese nell’applicare le riforme necessarie, aumentandone i costi.

È necessario quindi che il governo trovi una soluzione il prima possibile, sfruttando orizzonti alternativi quali la perforazione per gas e petrolio nel Mediterraneo e organizzando un piano efficace per il recupero del settore elettrico. Perché i sostenitori dell’austerità dell’Unione Europea e i creditori dell’FMI non saranno indulgenti, e non faranno che rendere le onde sollevate dalla nave dell’economia libanese più alte e più furiose.

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Redazione

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