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Il ruolo di Israele in Siria

Israele e SiriaDi Abdul Rahman Al-Rashed. Asharq al-Awsat (28/01/2013). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Anche la guerra in Siria è una preoccupazione per Israele, il suo esito potrebbe essere significativo tanto quanto la guerra dell’ottobre 1973. La caduta del regime di Bashar Al-Assad potrebbe cambiare l’assetto politico e minacciare l’equilibrio nato dall’accordo firmato dal presidente Hafez Al-Assad e Israele, sotto l’egida di Henry Kissinger, durante la guerra del Kippur. Inoltre, la Siria è il secondo paese più grande confinante con Israele dopo l’Egitto ed è l’unico paese limitrofo ad avere un considerevole arsenale di armi chimiche e biologiche.

Con il rovesciamento del regime siriano, gli israeliani perderebbero un “nemico saggio” e una guardia fedele, ma accanto alla paura c’è il desiderio, sempre più forte, di influenzare il risultato finale degli eventi. Israele teme l’ignoto che seguirebbe alla caduta di Bashar al-Assad e di conseguenza segue attentamente ciò che accade sul fronte siriano. Queste preoccupazioni di per sé sono comprensibili, ma lo stato ebraico potrebbe spingersi oltre fino a voler ridisegnare lo scenario siriano. Israele sosterrebbe l’idea di uno Stato alawita, così come sta pianificando Bashar Al-Assad, lungo la costa mediterranea, o di diversi mini-stati.

Israele è sicuramente interessato a smantellare la Siria in piccoli mini-stati curdi, alawiti, cristiani, drusi e sunniti. Ma non è Israele che ha paura della presenza di Al-Qaeda in una Siria collassata? Tuttavia, al-Qaeda ha finora evitato il confronto con gli israeliani nonostante le invettive antisemite. Israele sa che nessuno tra Hezbollah, Al-Qaeda, Hamas, o anche delle precedenti fazioni palestinesi come Abu Nidal e il Fronte Popolare, sono una minaccia per la sua sicurezza; sono solo un fastidio. Israele si è fortificato attraverso la costruzione di confini sicuri: ha eretto una recinzione che lo separa dalla Cisgiordania, e ha eretto una struttura simile con l’Egitto. Costruirà anche il “Grande Muro di Israele” sulle alture del Golan che lo dividerà dalla Siria.

Per Israele, la tragedia siriana potrebbe risolversi in quattro modi. Il primo è che il regime cadae e al suo posto l’opposizione mette un altro governo. La seconda possibilità è che il regime cade e la guerra civile continua a causa dell’assenza di un forte governo centrale, stile Somalia. La terza possibilità è che Assad e il suo entourage fugge verso la costa, dichiara la creazione e l’annessione di un mini-stato alawita, mentre i disordini in Siria continuano. L’ultima possibilità è che al-Assad resta a Damasco, mentre l’opposizione combatte contro di lui, ma è improbabile che ciò accada.

L’unica opzione che sarebbe stata in contrasto con gli interessi di Israele era la proposta di un intervento internazionale, risalente a un anno fa, che avrebbe rovesciato il regime di Al-Assad e instaurato un nuovo governo basato sui principi della democrazia. Israele sa che ciò avrebbe reso la Siria un vicino di casa più forte.

Ilaria Antoniello

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