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Il 2016 sarà un altro anno di guerre?

2015-2016

Di Hisham Melhem. An-Nahar (31/12/2015). Traduzione e sintesi di Alessandro Mannara.

Tutti i principali indicatori politici mostrano che il 2016 sarà lo specchio del 2015. Ciò significa che nel nuovo anno continueremo ad assistere al crollo del fragile sistema politico arabo in Siria, Iraq, Yemen e Libia nonostante si parli di proposte politiche e di soluzioni pacifiche per i conflitti e per le guerre che imperversano in questi Paesi.

Con l’ingresso del presidente Obama nel suo ottavo ed ultimo anno di presidenza alla Casa Bianca, possiamo dare uno sguardo d’insieme al 2015 e constatare che, riguardo al Medio Oriente, è stato il suo anno migliore e al contempo peggiore. Nel 2015, infatti, Obama ha conseguito il suo unico successo nella regione, ossia l’accordo con l’Iran sul nucleare con cui lo Stato iraniano si è impegnato a non sviluppare un’arma nucleare per i prossimi 10-15 anni. Si tratta di un risultato importante, seppur limitato, in primis perché per un po’ di tempo non si apriranno nuove pagine tra Washington e Teheran, ma la cosa più importante è che Washington e alleati hanno dissuaso l’Iran dal portare avanti le proprie politiche negative in Siria, Iraq e Yemen dopo lunghi e difficili negoziati dove un po’ di pressione in più avrebbe comportato il ritiro dell’Iran dal tavolo.

Dall’altro lato della medaglia, il 2015 è stato anche l’anno peggiore per il presidente degli Stati Uniti d’America. Sebbene il mondo abbia scoperto le atrocità del sedicente “Stato Islamico” nel 2014 quando occupò Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, si potrebbe dire che il 2015 è stato il vero e proprio anno di Daesh (ISIS) in Siria e in Iraq, in quanto il califfato è riuscito a contrastare la guerra aerea condotta da Washington e dai suoi alleati per più di 12 mesi.

Nel 2015 il bilancio delle vittime in Siria è salito a 300mila e il numero dei rifugiati che sono entrati in Europa è arrivato ad un milione, metà dei quali sono siriani. Un importante ma negativo sviluppo è stato quello dell’ingresso della Russia in guerra, la quale si è schierata contro le forze e le organizzazioni anti-regime di Assad. L’intervento russo porterà inevitabilmente ad un prolungamento della guerra stessa, nonché ad un suo inasprimento. Nel 2016 dunque continueremo a vedere violenza in Siria, Iraq e Yemen perché le parti in conflitto non hanno ancora esaurito del tutto forze e risorse; inoltre gli Stati regionali e internazionali coinvolti nel conflitto non invieranno sufficienti forze di terra per sconfiggere Daesh.

In aggiunta a tutto ciò, il 2015 ha visto anche il crollo del prezzo del petrolio, ed è improbabile che nel breve termine quest’ultimo torni ad essere lo stesso di inizio anno: ciò si traduce in grandi sfide per gli Stati del Golfo. Inoltre, gli indicatori mostrano che il crollo del prezzo del grezzo avrà delle ripercussioni che coinvolgeranno non solo i Paesi produttori del Golfo, ma anche altri come Libano e Giordania, cosicché tutti saranno costretti a dare un taglio netto alle spese e fare i conti con i susseguenti rischi politici.

Hisham Melhem è un giornalista e analista libanese, responsabile d’ufficio per Al-Arabiya News Channel a Washington.

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Roberta Papaleo

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