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Gli algerini si riappropriano della loro storia

ElWatan (08/07/12). Di Boukhalfa Amazit. Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Qual è la verità nell’Iliade e nell’Odissea? Si tratta di racconti favolosi. Racconti affascinanti, costruiti da zero da Omero. Eppure il poema si è rivelato una fonte inesauribile di informazioni e insegnamenti riguardo ad un periodo – tra il 1300 e il 1100 a.C. – che ci riporta alla storia della Grecia antica.

Omero, se non si tratta di un personaggio inventato come sostengono alcuni specialisti, sarebbe vissuto alla fine dell’ VIII secolo a.C. Tuttavia, anche attenendoci alla sola parte riguardante la Guerra di Troia, non possiamo non notare la sua importanza, in quanto ha permesso all’archeologo Heinrich Schliemann di scoprire, nel 1870, le rovine dell’ antica città.

Il paragone può sembrare non adeguato, dal momento che sono messi in comparazione degli avvenimenti accaduti molti secoli fa ed eventi che ci sono più vicini e che hanno raggiunto l’era della televisione e del cinema. La fonte però rimane la stessa: il testimone è la parola. La credibilità poi può dare luogo all’incertezza o a forme di scetticismo.

Tuttavia, alla luce di quanto sta accadendo, soprattutto nel campo dell’editoria e del giornalismo, gli algerini trovandosi di fronte al silenzio delle autorità incaricate di ricostruire la memoria, stanno cercando di riappropriarsi della loro Storia. Gli storici hanno un gran lavoro da fare in futuro, passando al setaccio tutte le testimonianze che si esprimono in maniere diverse; tutto quello che si scrive e che si dice va considerato. Non si disdegna niente. Tutte le testimonianze devono essere raccolte, registrate, filmate per andare a formare una vera e propria banca dati.

All’indomani dell’indipendenza nazionale, le autorità hanno iniziato estraendo personaggi, poi date, poi avvenimenti. Si è dovuta aspettare la fine degli anni ’70 perché la stampa potesse parlare del Congrès de la Soummam (atto fondatore dello Stato Algerino moderno). Abbiamo poi assistito al gemellaggio di date importanti come il 5 luglio, con la Giornata della Gioventù, e più tardi del FLN (il partito e non l’artefice della Liberazione). Il 19 giugno (in ricordo del colpo di stato del 1965) è stato commemorato e reso festivo, ma non il 19 marzo (data del cessate il fuoco del 1962), ad esempio.

La storia dell’Algeria è stata prigioniera “dei funzionari della Verità”, così come Ben Khedda designava i cerberi guardiani della Storia. Quest’ultimo riporta che nel 1976, il presidente Houari Boumediène aveva richiesto ad alcuni storici e ricercatori del Centro Nazionale degli Studi Storici (CNEH) di scrivere la storia dell’Algeria e della sua Rivoluzione, insistendo sul fatto che non ci fosse il bisogno di fare i nomi. Il secondo presidente del Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA) affermava “riguardo allo storico che si stupisce che si possa scrivere questa storia senza citare i nomi di Abdelkader, Ben Badis, Messali, Ferhat Abbas…, il Presidente ritiene che ciò che è stato fatto dalla Rivoluzione algerina supera di gran lunga le loro azioni…”.

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Alessandra Cimarosti

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