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Femminismo islamico: sindrome di Stoccolma

femminismo islamico

femminismo islamicoDi Joumana Haddad. Lebanon Now (27/12/12). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

“Se ti credi emancipata, potresti considerare l’idea di assaggiare il tuo sangue mestruale – se ciò ti disgusta, allora hai ancora molta strada da fare ragazza mia.” – Germaine Greer.

“Ama il tuo dirottatore”. Questa è la prima frase che mi viene in mente ogni volta che mi imbatto nell’espressione “Femminismo islamico”.

Sento spesso delle musulmane asserire “Sono musulmana e femminista”. E non posso che sentirmi depressa da questo ovvio ossimoro. Queste donne sono convinte, o vogliono convincersi, o vogliono convincerci, che l’Islam e il femminismo non si escludono a vicenda, perché hanno bisogno di un compromesso tra gli insegnamenti della loro fede e la loro dignità come esseri umani. Ma a quale cambiamento positivo può portare questa strategia compromettente ad una religione come l’Islam che è solidamente resistente alla riforma (visto che si crede che il Corano è la parola testuale di Dio) e che è considerata non solo una pratica spirituale, ma un modo di vivere? Una religione che umilia la donna in vari aspetti, che afferma chiaramente che gli uomini sono “superiori” alle donne, che permette all’uomo di sposare quattro donne, che dà all’uomo il diritto di picchiare la donna che “disobbedisce”…

In realtà, tutti i testi delle religioni monoteiste sono intrinsecamente misogini, contro l’uguaglianza di genere, ma comunque possiamo sceglierne le parti migliori. Questi testi rafforzano i sistemi patriarcali, umiliano le donne, le classificano come proprietà degli uomini e le opprimono. Prendere un verso da una parte o dall’altra per cercare di dimostrare che questa o quella religione promuove l’uguaglianza tra uomo e donna è un esercizio futile, per dirla tutta. Non si può abbracciare una religione in modo selettivo. Non si può utilizzare uno o due ingredienti e ignorare il resto per fabbricare per sé stessi una confortevole coesistenza tra il proprio rispetto per sé stessi e la propria inabilità di ammettere l’ovvio.

Possiamo essere cristiani, musulmani o ebrei e combattere i sistemi patriarcali e difendere l’uguaglianza di genere, all’interno delle nostre religioni? Rispondere “si” non è che una delle molte espressioni della contraddizione nella quale viviamo. Queste tre religioni hanno la stessa attitudine nei confronti delle donne: oppressione ed ingiustizia. Allora quando smetteremo di scendere a compromessi e tenteremo di raggiungere un cambiamento reale all’interno del “frutto marcio”? Quando ammetteremo che non è possibile un’armonia tra gli insegnamenti monoteisti (così come sono oggigiorno) e la dignità e i diritti delle donne? Pensateci: se il Dio che hanno inventato fosse davvero così misericordioso e clemente come tutti sostengono (e non fatemi parlare della natura maschile della loro divinità), non avrebbe stabilito una visione equa dell’umanità?

Non solo le religioni monoteiste sono prevenute nei confronti delle donne, ma queste tre sono razziste, sessiste, omofobe, spietate, sanguinarie e prevenute contro l’umanità, la libertà e i diritti umani. E sono anche prevenute nei confronti del senso comune. Sono istituzioni fatte dall’uomo e dal potere che hanno come obiettivo il controllo della gente e delle loro vite. Tutte e tre hanno utilizzato, nel corso della loro storia, guerre e terrorismo per promuovere i loro obiettivi e sopravvivere alle forze secolari che minacciano la loro esistenza, per non parlare del loro esclusivismo che ha spesso favorito la violenza contro coloro che sono considerati outsider.

Non voglio essere dura: so che è più facile per le donne nei paesi musulmani provare a cambiare la situazione dall’interno, piuttosto che essere ostracizzate e minacciate per le loro posizioni radicali. Bene. Fatelo, con tutti i mezzi. Ma basta dire “sono femminista”. Perché non lo siete. O sei musulmana o sei femminista. E lo stesso vale per cristiani ed ebrei. Volete risultare moderne e progressiste, ma per tutti quelli che davvero capiscono il significato di “femminismo”, siete solamente persone che non vogliono ammettere la realtà, nel migliore dei casi. Vedete, essere una vera femminista significa essenzialmente mirare all’uguaglianza di genere. A volte, prendere un dizionario può essere un esercizio necessario. Il Webster definisce il femminismo come “la teoria dell’uguaglianza sessuale politica, economica e sociale”, mentre il buon vecchio Oxford dice che “è la difesa dei diritti delle donne, in campo di uguaglianza dei sessi”. Nessuna menzione di complementarità o somiglianza (per chi ancora stupidamente annulla il femminismo sulla base delle differenze biologiche tra uomini e donne). E non lo definiscono nemmeno come essere “gentili o rispettosi, o educati, o amorevoli, o carini, o generosi” con le donne e nemmeno fanno riferimento alle posizioni zuccherine che le persone religiose utilizzano per dimostrare che il loro Dio è il Dio buono. Entrambi i dizionari parlano chiaramente, io direi matematicamente, di uguaglianza: stesse opportunità, stessi diritti, stesso trattamento. Non di più, non di meno. Caso chiuso. Fortunatamente certe cose sono troppo precise per essere reinterpretate.

D’altra parte, la liberazione delle donne è sempre avvenuta in un contesto secolare ed è importante – e vitale – ricordarlo. Certamente, il secolarismo non è l’unico garante dell’uguaglianza di genere. Non è abbastanza da solo, ma è necessario per raggiungerla.

E nessuno dovrebbe osare di dire che queste mie idee sono il risultato di un virus “occidentale” che ho preso (e questa è la più facile accusa lanciata in faccia ad ogni arabo che difende il secolarismo, la libertà, l’uguaglianza delle donne ecc) – come se esistessero binomi come la libertà araba vs la libertà occidentale, la dignità araba vs la dignità occidentale eccetera. I diritti umani sono universali, non un monopolio occidentale. Ed è degradante per gli arabi vederli come un’esclusività occidentale. Tornate alla Dichiarazione Universale che la maggior parte dei paesi arabi ha (almeno in teoria) abbracciato e vedrete cosa intendo.

Quindi, sono dispiaciuta per tutte quelle donne e quegli uomini ben volenterosi che cercano impegnandosi, di conciliare l’inconciliabile, attraverso interpretazioni assolutamente contorte, ma mi devo ripetere: il monoteismo e il femminismo si escludono inevitabilmente, a meno che si stia chiudendo volutamente un occhio e si cerchi di essere esigenti nella comprensione di entrambi. In questo caso, si potrebbe benissimo essere nemici di sé stessi: ostaggi che difendono e amano i propri rapitori.

In questo contesto, non possiamo solamente lamentarci degli uomini e continuare a considerare uniformemente le donne come vittime impotenti e gli uomini come tiranni malvagi. Vittimizzare le donne e demonizzare gli uomini è un circolo vizioso e la dominazione maschile non è l’unico colpevole del deficit. C’è anche una mancanza di volontà da parte di alcune donne di affermare la propria autonomia e/o di lasciare i propri “aguzzini”, prima di distruggere completamente la propria autostima. Le donne hanno dimostrato in molte occasioni di essere i propri peggior nemici.

Se non fosse il caso, come possiamo spiegare, per esempio, il fatto che alcune femministe occidentali di vecchia guardia difendano oggi i differenti tipi di velo islamico, incluso il burqa, e altre pratiche repressive islamiche? Dicono di farlo in nome del relativismo culturale, ma farebbero meglio a concentrarsi sull’universalità dei diritti umani.

Per farla breve, basta contestualizzare, interpretare, dedurre, guardare “il quadro generale”, alla ricerca di significati nascosti e fare aerobica mentale al fine di affrontare questioni difficili. Affrontate l’elefante nella stanza: il femminismo islamico è una delusione, un equivoco e, di nuovo, un ossimoro. L’Islam e il femminismo non possono essere compatibili con nessuno sforzo di immaginazione.

Pensateci bene, e dato che l’interpretazione è aperta a tutti, il monoteismo potrebbe essere benissimo uno dei significati metaforici di quel sangue mestruale sporco del quale parlava nella citazione, Germaine Greer.

Ed è giunto il momento di andare in menopausa, signore.

https://now.mmedia.me/lb/en/commentaryanalysis/islamic_feminism_stockholm_syndrome

Alessandra Cimarosti

1 Commento

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  • non sono esperta di islam, ma sono cristiana convinta e femminista convinta e completamente d’accordo con l’idea della parita’ di genere, visto che uno degli ultimi baluardi e’ proprio la parita’ di genere nella chiesa…anzi credo proprio che le sorelle mussulmane riusciranno a raggiungere una mastery e visibilita’ politico- teologica prima di noi Un bel passoPoi per quanto riguarda il monoteismo sono d’accordo che e’ nato dalla stessa radice maschilista, ma effettivamente come nel cado del cristianesimo ma credo anche dell’islam ci sono stati moventi interni che anche se per poco tempo hanno visto come prime protagoniste le donne teolteologica

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