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Yemen: un po’ di normalità in mezzo alla guerra

Sana'a Yemen città vecchia

Di Ali al-Mujahed e Hugh Naylor. The Washington Post (25/09/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Aerei da caccia ruggiscono sulle nostre teste. Apparentemente gli attacchi aerei non-stop distruggono i quartieri e i loro abitanti. Ma anche in mezzo alla devastazione della guerra, un mercato nel cuore della capitale dello Yemen riesce ad attirare folle.

A Jamal Street, forse il cuore dello shopping di Sana’a, un conflitto che per mesi ha devastato questo paese della Penisola Arabica non spaventa gli avventori e non costringe i negozi alla chiusura. Centinaia e forse migliaia di acquirenti ogni giorno accorrono per l’abbondanza di prodotti di fabbricazione cinese. Ma più che la contrattazione dei prezzi, Jamal Street offre alle persone come Mohammed Rashed Abdulfattah una merce ormai inafferrabile in Yemen – un senso di normalità.

“La gente sta morendo, è a corto di cibo e denaro. La notte i bombardamenti impediscono di prender sonno. Ma poi arrivi a Jamal Street e ti rendi conto che c’è ancora tanto spirito in Yemen”, ha detto Rashid, 44 anni, padre di quattro bambini.

Giovedì scorso, prima della festa di Eid al-Adha la gente faceva gli ultimi acquisti, contrattava sui prezzi e si riforniva di camicie, gioielli e profumi. Si sono incontrati con gli amici, hanno discusso delle difficoltà, ma hanno anche riso. Il frastuono di clacson e le grida dei venditori hanno evocato le immagini di una Sana’a più pacifica, come prima della guerra.

Al giorno d’oggi questo tipo di uscita in Yemen può essere letale. A marzo i bombardamenti contro gli Houthi della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita hanno polverizzato zone civili, compresi i mercati e le case.

La guerra ha rovinato l’economia dello Yemen. Le forniture di cibo, carburante e acqua sono pericolosamente basse, tanto da spingere i funzionari delle Nazioni Unite e gli operatori umanitari a parlare di una possibile carestia.

A Jamal Street, dove bambini pelle e ossa elemosinano soldi e cibo,  i segni di peggioramento del livello di povertà abbondano. I prezzi aumentano ed a causa dei bombardamenti le importazioni sono sempre più difficili. Nonostante gli ostacoli, la zona attira ancora molte persone, come Abdullah al-Bukair che per comprare dei vestiti a suo figlio ha fatto 25 miglia in un taxi condiviso rischiando di incappare in uno di quei bombardamenti che hanno ucciso persone a lui care.

Hamoud al-Oudi, professore di Scienze Sociali presso l’Università di Sana’a, ha attribuito la popolarità di Jamal Street non solo ai negozi, ma anche allo spirito ribelle degli yemeniti. Ha detto che gli “yemeniti vogliono vivere. Nonostante queste circostanze difficili, si vede ancora che le persone sono in grado di uscire e fare acquisti”.

Come ha detto il maestro Afrah Abdo Ahmed, tutto il popolo è costretto a fare dei sacrifici, anche quando si tratta di fare shopping, ma bisogna fare il meglio per i propri figli.

Ali al-Mujahed è corrispondete freelance dallo Yemen per The Washington Post.

Hugh Naylor è un corrispondente da Beirut per The Washington Post.

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Ilaria Antoniello

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