Egitto Qatar Zoom

Vincitori e vinti negli accordi tra Egitto e Qatar

Di Salman Aldossary. Asharq al-Awsat (22/12/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Ad eccezione del 369 giorni di presidenza Morsi, negli ultimi anni i rapporti tra Egitto e Qatar sono stati a dir poco tesi. Il legame ha iniziato a deteriorarsi nell’ultimo periodo di reggenza di Mubarak, per peggiorare ulteriormente sotto Adly Mansour, nominato presidente ad interim dopo la cacciata di Morsi nel luglio 2013. Il fondo è stato raggiunto quest’anno in seguito all’elezione di El Sisi, con tensioni così accese da rendere l’ostilità la regola e non l’eccezione.

Il Cairo ha sostenuto che Doha stesse cercando di destabilizzare il Paese attraverso il sostegno ai Fratelli Musulmani – il nemico pubblico numero uno. Dal canto suo, il Qatar ha negato con forza di supportare il gruppo islamista e di interferire negli affari interni dell’Egitto. Nessuno dei due Paesi ha fatto il minimo passo per riavvicinarsi all’altro, piuttosto entrambi hanno preferito mettere le relazioni in attesa – anche a costo di creare un divario incolmabile – e rassegnarsi all’inevitabile.

Ciononostante, l’incontro di sabato scorso tra il presidente El Sisi, i delegati speciali dell’emiro del Qatar Tamim Bin Khalifa Al Thani e il Re saudita Abdullah Bin Abdulaziz non è stato una sorpresa. Questo, infatti, era nell’aria fin dal novembre scorso, con la ripresa delle relazioni tra Doha e i suoi vicini del Golfo. Il messaggio lanciato allora dal sovrano saudita era stato molto chiaro: il sostegno del Golfo nei confronti dell’Egitto è un dovere e ricucire i rapporti tra Il Cairo e Doha una priorità. Da quel momento in poi, non si aspettavano altro che i primi segnali di schiarita nel grigiore tra le due capitali.

L’emiro del Qatar è da apprezzare per il rispetto e la stima dimostrati nei confronti del presidente egiziano inviando un proprio rappresentante, così come per una politica estera di alto livello che mira a riallacciare i legami regionali e, infine, per aver fatto un primo passo importante rompendo le relazioni con i Fratelli Musulmani. D’altro canto, di El Sisi va riconosciuta la magnanimità, soprattutto alla luce del fatto che larga parte della popolazione egiziana era fortemente contraria alla ripresa delle relazioni con il Qatar. È altre sì vero che il Presidente egiziano è andato oltre gli attacchi subiti dai media di Doha.

Solo un giorno prima di questo incontro, l’emiro del Qatar si trovava ad Ankara per istituire insieme al presidente turco un “Comitato Strategico Supremo” tra i rispettivi Paesi. Alla luce dell’attuale ostilità di Erdogan verso l’Egitto, Doha potrebbe essere accusata di fare il doppio gioco, eppure ha diritto di seguire una politica estera indipendente – almeno finché non urta i suoi alleati del Golfo o l’Egitto. Ad ogni modo, non è da ritenere che gli sviluppi tra Ankara e Doha influiranno negativamente sui rapporti tra il Qatar e i suoi vicini del Golfo. Al tempo stesso, è indubbio che Erdogan sia furioso per la ripresa di queste relazioni, ma le provocazioni dirette della Turchia contro l’Egitto ed indirette contro l’Arabia Saudita e gli Emirati sono un’altra questione.

Più volte Re Abdullah ha invitato i media a giocare un ruolo positivo nel contribuire al miglioramento delle relazioni tra diversi Paesi e nel placare le dispute, con particolare riferimento alla frattura tra l’Egitto e il Qatar. È del tutto normale, soprattutto durante una crisi, che i media adottino tattiche diverse su varie questioni, a seconda delle linee editoriali e dei punti di vista. Tuttavia, campagne mediatiche deliberatamente aggressive, fatte di insulti e bugie, non si dimenticano facilmente. Ecco perché il ruolo ricoperto dai media più seri e moderati risulta ancora più importante, per la loro abilità di trattare gli sviluppi politici – qualsiasi essi siano – con compostezza e professionalità, evitando ogni sorta di inganno e falsità.

Salman Aldossary è il caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat.

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Cristina Gulfi

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