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UE-Turchia: un accordo pericoloso

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Di Barbara Wesel. Deutsche Welle (18/03/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

L’accordo con Ankara è una sorta di successo politico per Angela Merkel: le dà molto più margine di manovra nel suo paese, soprattutto dopo l’ascesa del partito populista di destra Alternativa per la Germania (AfD). La popolarità della Merkel è già in crescita e ora può contrastare qualsiasi attacco dicendo che il flusso di rifugiati verrà effettivamente fermato. Inoltre, potrà riguadagnare un po’ di terreno nell’ambito dell’Unione Europea, apparendo come la salvatrice dell’unità.

Ma a quale prezzo l’Europa paga questo accordo? Di base, si tratta di appaltare alla Turchia la protezione e la cura della maggior parte dei rifugiati del Medio Oriente. Sulla carta, il presidente Recep Tayyip Erdogan continuerà a rispettare i suoi obblighi legali e a rispettare i diritti dei rifugiati in conformità con la Convezione di Ginevra. Ma da quando il leader autocratico di Ankara è famoso per mantenere le promesse?

L’UE, tuttavia, avrà ormai perso ogni peso nel momento in cui la Turchia volesse iniziare a rispedire i rifugiati in Siria o in Iraq – o se li lasciasse a mendicare e a morire di fame per le strade di Smirne e Istanbul. Una volta garantita l’abolizione dei visti, gli europei saranno solo dei meri spettatori. Potrebbero criticare il governo turco e richiamare sui dettagli dell’accordo, ma il sultano Erdogan ignorerebbe le loro implorazioni, dal momento che ridicolizza qualsiasi ammonimento sul rispetto della libertà di stampa, sui diritti dell’opposizione e qualsiasi richiesta di riattivare il processo di pace con i curdi.

Quest’abrogazione di responsabilità, attraverso un accordo patetico e vulnerabile, costerà molto all’Europa. L’UE perderà due delle sue più preziose qualità politiche: credibilità e soft power. Tutto ciò a causa dell’incapacità di superare gli egoismi nazionali e le paure della destra populista.

Erdogan, da un lato, si guadagna il riconoscimento tacito della sua narrativa anti-democratica. Benché stia conducendo il paese sempre più lontano dall’Europa, si gode la finzione dei negoziati di adesione. D’ora in poi, non sarà più possibile impedire la sua deriva verso una dittatura vera e propria.

L’Europa, dall’altro lato, si sta trasformando in una fortezza inaccessibile a un gran numero di rifugiati. Alcuni potrebbero pensare di aver compiuto la missione – altri invece la vedranno come un’enorme perdita di umanità. A parte i problemi pratici dell’attuazione di questo accordo e delle sue traballanti basi legali, l’immagine dei rifugiati siriani, afghani e iracheni bloccati nelle regioni frontaliere della Turchia in cerca di protezione ci perseguiterà. La critica mossa dalle organizzazioni per i diritti umani è quanto mai più vera: questo accordo è pericoloso, illegale e inumano.

Barbara Wesel è una giornalista e opinionista tedesca.

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Roberta Papaleo

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