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Tunisia: l’umiliazione della politica e dei politici

Di Mehdi Mabrouk. Al-Arabiy al-Jadeed (26/06/2016). Traduzione e sintesi di Sebastiano Garofalo.

Stranamente le attuali elezioni tunisine non stanno provocando i tumulti e le tensioni che ci si aspettava, malgrado il probabile rimpasto di governo e il contesto politico ed economico catastrofico. Nemmeno la forte spinta al cambiamento, esplosa con la rivoluzione, ha distolto l’attenzione degli elettori dalla ricerca della migliore ricetta per cucinare i piatti più prelibati, da gustare durante il Ramadan o dalla polemica sulle frasi oscene pronunciate dai personaggi delle musalsalat trasmesse nel mese sacro.

Il senso di frustrazione e impotenza che pervade la quotidianità ha infranto le aspettative delle classi medie. L’avvicendarsi dei governi, in un modo a cui i tunisini non sono abituati, e l’umiliazione della politica e dei politici possono spiegare l’apatia che sta trascinando la Tunisia nel baratro. Quello che sta accadendo è un’eccezione causata dagli errori compiuti, oltre che dalla mancanza di esperienza del meccanismo democratico, o è l’esito di un piano predeterminato? Troppo difficile rispondere univocamente a questa domanda. Tuttavia quello che non ci si aspettava era la degenerazione così repentina in cui il mondo politico si sta avviando.

La nuova classe politica post-rivoluzionaria di fronte le crisi di governo le delusioni e gli errori non è riuscita a fornire una quadro nuovo in cui inscrivere le caratteristiche della nuova classe dirigente. Un’altra ragione, che spiegherebbe il disinteresse dei tunisini verso la politica, è legata alle figure dei politici fuoriusciti dalla rivoluzione. Com’era logico in una fase di transizione democratica, le vecchie strutture e il modus operandi del vecchio regime di fatto sono transitati nel nuovo corso democratico. Una pletora di personaggi di dubbia credibilità si è affacciata al mondo politico. I politici del post-Ben Ali non sono stati in grado di rinnovare la classe politica, fornendole gli strumenti necessari a una transizione in linea con le idee della rivoluzione dei gelsomini. Il nuovo ambiente politico è stato infestato nuovamente dai vecchi parassiti del vecchio regime: corruzione, clientelismo e campanilismo.

Un’ultima spiegazione è l’inquinamento della classe politica, dovuto all’ingerenza del deep state, delle lobby finanziarie e affaristiche provenienti da ogni angolo del mondo. Tutto questo va a beneficio della “non-politica” e la fuga dei cittadini dalla politica è un fenomeno molto pericoloso perché lascia spazio a quegli attori che non sono capaci di risolvere i problemi del paese.

Mehdi Mabrouk è un politico, professore universitario e attivista tunisino, ex ministro della Cultura nel governo di Hamadi Jebali.

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Redazione

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