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Syrian American Medical Society, i medici che scelgono la Siria

villaggio di Kafranbel, Siria del nord
villaggio di Kafranbel, Siria del nord

Dall’iniziativa già creati undici ospedali da campo, con più di centoventi medici volontari ad aiutare i feriti nel conflitto siriano, tra difficoltà e gratitudine.

di Kiran Ansari (Daily Star Lb 23/04/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Frustrata per le notizie della crisi umanitaria in Siria, Liza Hoover, infermiera pediatrica di Seabrook Island (South Carolina), voleva che la propria esperienza nel settore medico fosse d’aiuto. Dopo un paio di telefonate ha trovato la Syrian American Medical Society (SAMS) e ha passato quasi tutto il mese dello scorso gennaio facendo volontariato presso un ospedale da campo nella Siria nordoccidentale. L’esperienza è stata talmente appagante che ci tornerà la settimana prossima. Nel 2012 la SAMS ha lanciato la Save Syrian Lives Campaign per fornire sostegno medico diretto ai siriani coinvolti nel conflitto, senza distinzione politica, etnica o religiosa. Finora ha già creato 11 ospedali da campo e dà sostegno ad altri 25 centri medici nelle aree della Siria più affette dalla crisi in atto.

“In Siria c’è un enorme bisogno di personale medico qualificato dopo che più del 50 percento dei dottori ha lasciato il Paese per via del conflitto,” dice il dottor Mohammad Zaher Sahloul, presidente della SAMS. Ad oggi la SAMS ha inviato più di 120 medici volontari in Siria, Turchia e Giordania. Uno di loro è il dottor Joseph Byrnes, anestesista e medico generale di Shreveport (Louisiana). Insieme all’infermiera pediatrica Liza Hoover cura sia bambini che adulti, molti dei quali sono rimasti feriti in incidenti su due ruote o per le schegge di bombardamenti vicini. La preoccupazione più viva, con le temperature che man mano si fanno più alte, è che le infezioni si diffondano più velocemente. Inoltre senza elettricità sufficiente o refrigerazione, i medicamenti ed i vaccini potrebbero danneggiarsi.

“Stiamo lavorando con le autorità mediche locali perché si provveda ad alcuni dei problemi sanitari e la trasmissione di malattie,” dice il presidente della SAMS, indicando che l’organizzazione “sta fornendo gasolio a 6 ospedali d’Aleppo per assicurare che ci sia sempre elettricità”. Dall’infermiera Hoover giunge poi un messaggio positivo: “Ho perso un po’ di peso e ho vissuto davvero con poco, ma credo che non potrò mai ripagare l’amore e il rispetto che ho ricevuto qui. I siriani meritano molto di più”. Ad accompagnare la sua gratitudine, anche una speranza: “Come essere umano e cittadina americana, vorrei che la comunità internazionale facesse di più per aiutare la Siria. Ma al contempo sono onorata di vedere i siriani portare avanti le proprie vite e l’impegno verso la fede mentre crescono i propri figli. Mi spinge a fare di me la miglior infermiera che potrei mai essere”.

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Claudia Avolio

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