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Siwa, musa delle oasi egiziane

Di Sharif Abd al-Mugid. Al-Ahram (21/06/2014). Traduzione e sintesi di Dominga Fortunato.

Erodoto ha detto: “Alcune genti del popolo di Siwa parlano in lingua egiziana, altre, invece in lingua etiope”: questi parlano la lingua dei berberi diffusa in Africa Settentrionale, che è chiamata “amazigh”.

A causa della diversità storica, la lingua dell’oasi di Siwa si differenzia leggermente dalle lingue dell’Africa Settentrionale: sono stati rinvenuti alcuni frammenti delle lettere dell’alfabeto siwa che è chiamato “taifinar”. Ancora oggi, la gente di Siwa fa uso della propria lingua nel quotidiano.

Lo storico al-Maqrizi riporta: “L’oasi è abitata da 600 persone di origine berbera, la cui lingua è simile allo zanata, ed è lontana circa 11 giorni di cammino da Alessandria e 14 da Giza. Quaranta uomini hanno costruito la fortezza di Shali nel XII secolo d.C. per tutelarsi con eccessiva prudenza dalle aggressioni beduine e dai saccheggi dei bottini”.

Il professor Alì Hussein al-Rifai racconta: “Nell’oasi di Siwa esisteva un conflitto tra le popolazioni della parte orientale e quelle della parte occidentale, all’epoca di Muhammad Alì, nel 1816”. Allo stesso modo, Alì Balì, uno dei vecchi della parte occidentale dell’oasi, rende noto, parlando della sconfitta, che: “Si è chiesto aiuto all’esercito di Muhammad Alì che si trovava lontano dall’opposizione della gente della parte orientale di Siwa”. Ha riferito, inoltre, che: “Sarebbe stata difesa anche Giza”. Tuttavia, il popolo di Siwa ha ucciso Alì Balì, perché aveva tentato di metterli insieme, separandoli dal potere centrale dello Stato.

Nel 1931 Al-Rifai scrive che nell’oasi le ragazze si sposano all’età di 9-10 anni sia con un uomo vecchio e sia con un giovane, anche se l’innalzamento dell’età minimi per contrarre matrimonio è stata portata a 16 anni e questo fenomeno si sta arginando. La prima notte di nozze, la sposa è obbligata ad indossare sette abiti uno sull’altro: il primo bianco traslucido; il secondo rosso trasparente, il terzo nero, il quarto giallo, il quinto blu, il sesto di seta rosa e il settimo ricamato intorno al collo. Alla morte del proprio marito, le donne vivono in isolamento per quaranta giorni e possono risposarsi solo dopo un anno dalla morte del consorte. Alla nascita di un bambino, la tradizione vuole che si mangi per dieci giorni consecutivi pesce salato, in onore del Dio delle oasi.

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Roberta Papaleo

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