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Siria: un anniversario da non celebrare

Di Theodore Karasik. Al-Arabiya (15/03/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Siria nniversario quattro anniSono passati quattro anni dall’inizio della Primavera Siriana, purtroppo finita già da un pezzo. Nel frattempo, è stata imparata la lezione: la regione ha ancora bisogno di essere guidata da un uomo forte. Quindi, questo anniversario è nero come le bandiere di Daesh (ISIS), che ormai occupa la maggior parte di quello che una volta era lo Stato siriano.

“Primavera Araba” è il famoso nome dato all’ondata di disordine civile iniziata nel mondo arabo nel dicembre 2010 e durata fino alla metà del 2012. All’inizio, la “Primavera Araba” sembrava un appellativo interessante per quello che stava accadendo nella regione, paragonato da molti esperti arabi alle ribellioni dell’Europa orientale contro la dominazione comunista.

Tuttavia, abbiamo scoperto che non si è trattato solo di primavera e non si è trattato solo di arabi: è l’ora di confutare la teoria sulle origini della Primavera Araba, perché le nobili idee che l’hanno mossa restano solo un sogno per la maggior parte dei rifugiati siriani di oggi.

Quanto accaduto in Siria, partendo se vogliamo da Daraa, è stata una forma moderna di rivolta araba che ha portato al collasso della periferia del Paese, che non ha fatto altro che riempirsi di terroristi ed estremisti che restano nell’impunità. Il Paese è stato letteralmente rovesciato. I terroristi hanno di certo capito che potevano sfruttare il vuoto di potere creato dalle rivolte, e non solo gruppi come Al-Qaeda o il Fronte al-Nusra. L’illegalità e l’ingovernabilità si sono diffuse come un’epidemia. Poi, ovviamente, è arrivato Daesh e il resto deve ancora venire. Il tessuto di un Paese una volta pieno di storia e di vita è ormai in brandelli.

Di certo, il mondo sta diventando insensibile alla sofferenza che la guerra civile siriana continua a generare e la comunità internazionale occidentale può attribuirsi gran parte della colpa. Confusione politica, inazione, indifferenza, incapacità di creare linee rosse: tutti argomenti e parole chiari come il sole agli attori regionali tanto quanto abbandono, ignoranza, perfidia. Aggiungendo al danno la beffa, la coalizione guidata dagli Stati Uniti contro Daesh si sta coordinando nei retroscena con il presidente Bashar al-Assad.

Degno di nota, poi, è anche il sostegno garantito negli ultimi quattro anni da Iran, Russia e Hezbollah al regime siriano. Insieme, sono riusciti a organizzare, addestrare ed equipaggiare l’esercito siriano affinché mantenesse intatto lo Stato guidato da Assad. L’attività di Iran e Hezbollah, col sostegno di Mosca, non piace ai vicini arabi, nonostante il requisito “dell’uomo forte”. Un ufficiale arabo mi ha detto che c’è bisogno di un nuovo uomo forte in Sriai, ma che non sia né sciita né alawita.

Ad ogni modo, in questo quarto anniversario, c’è ancora bisogno del presidente siriano al potere per combattere Al-Qaeda e Daesh. Inoltre, con un possibile accordo nucleare alle porte per l’Iran, è ancora più probabile che Assad rimarrà al potere, dato che Teheran risulterebbe di certo come vincitore nel Levante. Non c’è dubbio: dopo quattro anni, non ci sono alternative ad Assad.

Il quarto anniversario della Primavera Siriana può essere segnato da una statistica: la guerra è sempre il maggiore datore di lavoro di quello che è rimasto in Siria. Su questo dato non c’è nulla da festeggiare. L’anniversario della Siria è un enorme buco nero geopolitico dove la gravità è più potete della luce, un vortice che ingoierà le speranze delle future generazioni di siriani e dei loro vicini.

Theodore Karasik è editorialista di Al-Arabiya, esperto di Medio Oriente, Russia e Caucaso.

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Roberta Papaleo

1 Commento

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  • C’è bisogno di un nuovo uomo forte in Sriai, ma che non sia né sciita né alawita.
    L’importante è che sia uno statista di grandi capacità.
    Assad le ha, ma gli altri?
    Kerry ed Obama all’evidenza no.

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