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“The Shebabs of Yarmouk”, film-tributo ai palestinesi del campo

Di Daryl Meador. The Electronic Intifada (12/02/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Momenti di conversazioni serrate, monologhi poetici, un’osservazione sottile e simbolica: con queste pennellate il film “The Shebabs of Yarmouk” dipinge un bellissimo ritratto di un gruppo della terza generazione di rifugiati palestinesi nell’omonimo campo vicino Damasco. Il giovane attore teatrale Hassan Hassan, la sua fidanzata Waed, i loro amici Ala’a, Samer e Tasneem ne sono i protagonisti. Ultimato nel 2011, il film è stato girato proprio nel periodo appena precedente l’inasprirsi del conflitto siriano che ha coinvolto il campo.

Nel mezzo dell’assedio posto dal regime a Yarmouk, il giovane attore Hassan Hassan è stato ucciso sotto tortura nelle carceri di Assad. Tutti questi elementi conferiscono alla pellicola un’aura melanconica, col giovane Hassan che spicca non solo per il suo carisma, ma soprattutto per il forte legame che lo legava a Yarmouk, in cui vedeva un’opportunità per crescere ed essere creativi. All’inizio del film, ammette: “Amo il campo, amo i suoi dettagli… Se potessi mettere su anche solo una pièce teatrale all’anno, che fosse recitata solo all’interno del campo, sarei soddisfatto e felice”.

Gli amici di Hassan sono altrettanto legati al campo, ma meno convinti di accettarne le condizioni di vita. Parlando del servizio militare che Hassan accetta di svolgere per essere poi più libero – a Yarmouk è richiesto per vivere, lavorare e sposarsi – Ala’a spiega: “Lo chiamano Esercito per la Liberazione della Palestina, ma non libera proprio un accidente, è direttamente legato al governo siriano. L’umanità è disperatamente assente da quest’esercito”. Accanto a questo esporsi politicamente, c’è tutta la bellezza delle storie intime e personali di questi ragazzi.

Hassan e Waed discutono con tenerezza del loro futuro insieme e delle loro finanze. Waed e Tasneem si dicono esitanti sul mettere su famiglia nell’ambiente in cui si trovano: “Dovremo sempre essere i ragazzi del campo? Non diventeremo mai i ragazzi di una patria?”. Sparsi qua e là, appaiono piani sequenza che rivelano i dettagli del campo. Scorci dei palazzi ammassati e sviluppati su molti livelli, strette stradine che rivelano il flusso naturale dell’area, terrazze cosparse di apparecchi rotti, paraboliche, cavi.

Immagini di fughe e ritorni, intrappolamenti e vagare: un treno parte, gli uccelli volano in circolo, le finestre aperte aprono alla vista sul campo. Le note della voce della cantante palestinese Reem Kelani si alternano all’adhan (l’invito alla preghiera), dando vita ad interludi che mostrano le sottili e precarie contraddizioni di questi ragazzi e del campo stesso, descritto da Samer come il “non-luogo che abita” in loro. Alla fine del film, le proteste popolari sono iniziate ed i ragazzi discutono delle ripercussioni per il campo.

Intervistato da The Electronic Intifada, il regista del film Axel Salvatori-Sinz spiega che dopo le riprese tutti i ragazzi sono partiti eccetto Hassan e Waed: “Si è trattato di un atto di resistenza,” dice, “il campo era il luogo di Hassan e non gli era possibile lasciarselo alle spalle”. Finché le condizioni si sono fatte insopportabili: “Il regime siriano ha deciso di sradicare il campo di Yarmouk, ponendo fine ai rifornimenti di cibo… Hassan e Waed hanno deciso di provare a scappare”.

Con le uscite del campo bloccate dalle forze del regime, Hassan ha provato un sotterfugio ma è stato arrestato. Sul finire del 2013 alla sua famiglia è stata notificata la sua morte, avvenuta in prigione sotto tortura. “The Shebabs of Yarmouk” diventa perciò anche una solenne celebrazione di Hassan Hassan, che non si è mai tirato indietro dal suo impegno verso Yarmouk come luogo di vitali, creative possibilità e bellezza. Voleva una patria, ma ha concluso che “la Palestina è il campo, ed il campo è un pezzo di Palestina”, e perciò si è sforzato di crearvi all’interno un ideale.

Lo spirito e la bellezza che lui vedeva appaiono ora in questo film. Mentre a migliaia ancora soffrono nel campo, non possiamo – per amore di Hassan – lasciare che Yarmouk cada nel dimenticatoio.

Qui, il trailer di “The Shebabs of Yarmouk”

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Claudia Avolio

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