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Raqqa: lo specchio della “rivoluzione” in Siria

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A pochi giorni dalla sua ormai certa caduta, ripercorriamo la storia della capitale del sedicente Stato Islamico, storia molto simile a quella di molte altre città siriane

Di Ghalia Shahin. Al-Araby al-Jadeed (17/0672017). Traduzione e sintesi a cura di Raffaele Massara.

Una Raqqa ormai dissanguata, il cui cielo è lacerato dalle scie dei razzi e dal fosforo bianco, si prepara ad entrare nei libri di storia e ad indovinare il suo futuro: una storia ed un futuro che però riflettono quella di un Paese intero e di un’area ben più ampia.

I primi “malumori” a Raqqa sono scoppiati in maniera molto flebile e sono state quasi ignorate da giornali e tv (i quali davano più importanza a quelle di Damasco o Aleppo) ma già mesi dopo, durante il mese di Ramadan del 2011, a protestare davanti al palazzo di giustizia erano scesi a migliaia.

Lo stesso regime di Assad pensò che fosse facile sedare il malcontento laggiù: bastava assicurarsi (anche comprandola) la fedeltà dei capi tribali e religiosi. Ma ciò non bastò a sedare gli animi dei suoi giovani e le loro aspirazioni di libertà.

Fu così che al terzo anno di rivolte nel Paese, anche nella piazza di Raqqa venne abbattuto il monumento ad Assad.

Seguì una fase di entusiasmo e partecipazione, in cui tante associazioni e movimenti collaboravano per ricostruire una società nuova.

Ma questo periodo di sogni e di “libertà” durò poco: fu proprio lì che l’organizzazione terroristica Daesh (ISIS)) iniziò a fare proselitismo e ad accaparrarsi i simboli di quella rivoluzione, in concreto mirando ai maggiori attivisti e politici.

Nel 2014, dopo aspri scontri tra fazioni, la cittadina cadde sotto il controllo degli estremisti seguendo la sorte di altre città siriane.

Daesh nell’est, l’ormai ex Fronte al-Nusra nell’ovest, ed altri gruppi estremisti, pugnalarono alle spalle la rivoluzione e giustificarono agli occhi dell’opinione pubblica sia mediorientale che mondiale le nefandezze del regime di Assad (regime dichiaratamente “laico e moderato”).

Oggi assistiamo ad un nuovo atto della guerra in Siria: i terroristi di Daesh abbandoneranno presto la loro roccaforte verso una direzione per adesso sconosciuta (si arrenderanno per sempre, compariranno da qualche altra parte?) e Raqqa si consegnerà ad altri estremisti, non religiosi ma comunque dispotici, ed anche in questo caso non sarà facile indovinarne i risultati.

Si prepara Raqqa ad affrontare una nuova fase storica, in cui ciò che accadrà in futuro potrebbe essere, ancora una volta, lo specchio di ciò che accadrà in tutto il Paese.

Ghalia Shahin è una giornalista siriana.

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