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Passaggi: “La porta del sole” di Elias Khoury

La porta del Sole, Elias KhouryCi sono passaggi di libri e di poesie che mi colpiscono per la loro bellezza, per come sono scritti, per le idee che trasportano e per tantissimi altri motivi. Una volta avevo un quaderno nel primo cassetto del comodino su cui trascrivevo tutto, anche pagine intere, strofe su strofe. Poi la pigrizia ha vinto e ho smesso.

Adesso voglio ricominciare.

“E dopo?

É vero: cos’altro?

Da tre mesi ti racconto le storie che so e quelle che non so. Tu non sei in grado di correggermi, è per questo che sbaglio. La libertà, padre mio, è poter sbagliare. Adesso mi sento libero, perché sbaglio come mi pare, rettifico i miei errori quando ne ho voglia e racconto, racconto.

Mi si è seccata la gola a furia di parlare. Sono a secco, mi sono prosciugato.

Mi sembra che l’acqua esca con le mie parole, che macchi il pavimento attorno a me. Mi sembra di annegare nella mia acqua. Vuoi che anneghi? Allunga la mano, ti prego, allunga la mano e salvami da questo mare di racconti in cui mi dibatto. Le storie mi annegano. Sono un prigioniero che possiede soltanto storie che parlano della sua libertà. Sono il prigioniero dell’ospedale, il prigioniero delle storie. Annego nell’acqua. L’acqua mi circonda. Inghiotto acqua, inghiotto parole. E racconto.”

da “La porta del Sole” di Elias Khoury

 


Claudia Negrini

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