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Nida’ Tunis ovvero dell’ancien régime che avanza

di Pietro Longo

Lo Shaykh Rashid al-Ghannushi è stato ospite dei microfoni di Radio Shams FM, giovedì 4 ottobre. Tra le tante domande, il leader ha dovuto rispondere del rapporto tra il suo raggruppamento e quello dei salafiti e delle posizioni nei confronti di Nida’ Tunis. I salafiti, ha spiegato al-Ghannushi, sono un fenomeno esterno allo Stato dal momento che non sono istituzionalizzati, né godono della rappresentanza all’Assemblea Costituente. Quanti hanno arrecato danni materiali a cose e persone durante l’assalto all’Ambasciata americana delle scorse settimane, saranno puniti secondo la legge. Il vero problema è rappresentato da Nida’, un partito nato sulle rovine del vecchio partito di Ben ‘Ali, Rassemblement Constitutionel Démocratique, e diretto dall’ex primo ministro Béji Caïd Essebsi. Ciò pone il pericolo di un ritorno all’antico regime, considerando come numerosi uomini dell’ex Presidente, si trovano tutt’ora nei ranghi elevati dell’amministrazione. Il rischio è ancora maggiore se si considera che il 23 ottobre prossimo, l’Assemblea Costituente esaurirà la propria legittimità, aprendo la strada alle prime elezioni politiche che, secondo lo Shaykh, non potranno essere indette che per la prossima estate. Cosa è Nida’ Tunis? Effettivamente è un partito che nasce dall’entourage di Ben ‘Ali ma fin dall’inizio della sua fondazione ha affermato di non avere un orientamento politico particolare, di essere proteso soltanto al benessere nazionale e di voler cercare l’ausilio degli islamisti moderati. Piuttosto alcuni membri del Congresso per la Repubblica, in seno all’Assemblea Costituente, si sono legati a questo raggruppamento che continua ad essere malvisto da al-Nahda. Anche uno dei portavoce del Congresso per la Repubblica si è espresso con toni polemici nei confronti di Nida’, il cui ritorno è un “ritorno della tirannia”. Eppure al-Ghannushi non pareva temere Essebsi quando, in estate, costui ha dato vita al proprio partito. Ciò si spiega alla luce dell’assenza di una chiara ideologia politica che rendeva Nida’ come del tutto inefficace a creare seguito. L’esigenza di al-Ghannushi condannare pubblicamente il rivale può indicare due cose: da un lato può essere un modo per continuare a spostare l’attenzione mediatica dal fenomeno islamista, dal momento che al-Nahda sa bene che, prima o poi, verrà il tempo delle grandi coalizioni di colore verde islam, considerando che questo partito moderato ha ottenuto sì la maggioranza in seno all’Assemblea Costituente ma quella relativa e non assoluta. D’altro canto l’invettiva lanciata contro Nida’ può nascere da una reale percezione di debolezza: al-Ghannishi è stato molto criticato, sia dal versante laico della popolazione tunisina che dalla gente comune, che si aspettava cambiamenti radicali e repentini. Che la Tunisia possa davvero conoscere un ritorno all’ancien régime?


Giusy Regina

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