Libano Politica Zoom

Medio Oriente. Come il mondo arabo percepisce la rivolta libanese

di Soulayma Mardam Bey L’Orient-Le Jour /22/10/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Gli osservatori della regione sono particolarmente affascinati dallo spirito festivo degli eventi.

La portata delle manifestazioni che la scorsa settimana hanno bloccato il Libano, non è sfuggita all’attenzione dei paesi del Maghreb e del Medio Oriente. Sui social network, il movimento riceve molti messaggi di solidarietà dai paesi della regione. Gli egiziani acclamano la lotta per un “Libano libero” in cui il paese appartiene “al popolo e non al governo”, mentre i rifugiati siriani ai quattro angoli della terra, esprimono la loro emozione di fronte alla rivolta popolare, attraverso cui rivivono i ricordi dei primi giorni della rivoluzione pacifica iniziata nel marzo 2011. “Sono geloso dei siriani che hanno vissuto la rivoluzione in Siria e vivono la rivoluzione in Libano. Anch’io voglio manifestare come nel 2011 “, afferma un utente siriano di Facebook che oggi vive in Francia.

Le rivendicazioni sociali dei manifestanti libanesi fanno eco, in parte, a quelle espresse negli ultimi mesi nelle strade dell’Iraq, dell’Egitto o dell’Algeria, contro la dilagante corruzione. Il paese dei Cedri, tuttavia, si distingue per un aspetto: il paese non è una dittatura, ma una democrazia guasta. Questa specificità si riflette negli eventi. Agli slogan politici si uniscono altri che insultano l’intera classe dirigente in un’atmosfera di giubilo inimmaginabile altrove. Le stesse scene non avrebbero potuto svolgersi in Siria o in Arabia Saudita senza che le autorità rispondessero con brutale repressione. Né in Egitto, dove le manifestazioni messe in atto alla fine di settembre contro il generale Abdel Fattah el-Sissi furono rapidamente soffocate dalla repressione.

“Sono 24 ore che manifestate e l’atmosfera è molto festosa. Da noi, dopo un’ora, ci sarebbero stati già 100 morti “, hanno dichiarato sabato scorso tre iracheni a un uomo d’affari libanese.

Com’è che voi libanesi siete sempre felici? DJ, danza, dabke, risate, battute, insulti, tutto. Spero che la vostra rivoluzione duri in modo che voi restiate sempre felici”, esclama un giordano in un video condiviso sui social network, esprimendo stupore per la gioia che permea le proteste degli ultimi giorni nel paese Cedri.

Da giovedì sera, il numero di manifestanti è aumentato costantemente fino ad arrivare a oltre un milione di persone nella giornata di sabato, riunendo quasi un quarto del paese. Un altro elemento chiave è che mentre Piazza Tahrir, emblema della rivoluzione egiziana, aveva messo in luce il problema delle molestie sessuali che molte donne hanno dovuto affrontare durante le manifestazioni anti-Mubarak nel 2011, il Libano sembra relativamente risparmiato da questo, anche se è ancora troppo presto per valutare la portata esatta del fenomeno. “Va abbastanza bene da quello che ho visto”, dice Yara, 30 anni, che prende parte alle proteste dal primo giorno. “In effetti, dobbiamo rimanere cauti. Siamo tutti così incollati l’uno all’altro, che alcuni ne approfittano, “dice Joumana, anche lei trentenne. Julia, dice a OLJ di sentirsi più sicura nelle strade di Beirut che in quelle di Parigi quando c’è una folla.

Il canale saudita al-Arabiya, ha raccolto la causa della rivolta libanese coprendo abbondantemente gli eventi e scommettendo su una rivolta sciita contro i suoi leader, incluso il movimento Amal di Nabih Berry e Hezbollah di Hassan Nasrallah, e di conseguenza contro il nemico giurato iraniano. Pur se in minoranza, alcuni libanesi hanno approfittato delle manifestazioni dei giorni scorsi per esprimere la loro solidarietà a tutte le rivolte nella regione, dalla Siria al Sudan, dall’Egitto allo Yemen, dall’Algeria al Bahrain. Alcune foto degli attivisti egiziani Alaa e Mahienour, arrestati dal potere, sono state affisse ai muri della capitale, mentre a Tripoli, nel Libano nord, alcuni manifestanti hanno intonato canti rivoluzionari libici. A Beirut, insulti pesanti sono stati rivolti da alcuni manifestanti al presidente egiziano, al ritmo del dirbakké, guadagnando così i calorosi ringraziamenti degli Egiziani su Twitter che a loro volta hanno chiesto un elenco di nomi per ricambiarli dall’Egitto.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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