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“Marsiglia-Algeri. Viaggio al chiaro di luna” di Ilaria Guidantoni

“Marsiglia-Algeri. Viaggio al chiaro di luna” di Ilaria Guidantoni
Dal blog Con altre parole di Beatrice Tauro

Un paese ricco e malato, una città spettro di sé stessa, avvolta in una luce di struggente bellezza, chiusa nella paura del terrorismo e nell’orgoglio della guerra d’indipendenza, tanto ancorata al passato e indifferente alla politica di oggi, quanto insofferente verso la corruzione e un’economia sbilanciata sugli idrocarburi e sulla dipendenza dalle importazioni”.

In queste righe è condensato il succo di un interessante volume, pubblicato nel 2015 dalla Albeggi Edizioni, e realizzato dalla giornalista Ilaria Guidantoni che pagina dopo pagina ci conduce alla scoperta di un paese, l’Algeria, di cui in Italia si parla molto poco.

Quello che ci descrive la Guidantoni in questo reportage è un paese ricco di contraddizioni, perennemente in bilico fra la tentazione francese e l’anima autoctona. Già, perché nonostante la sanguinosa guerra di indipendenza che ha liberato il paese dal colonialismo d’oltralpe, la presenza francese è ancora molto palpabile, a cominciare dalla lingua, se si pensa che spesso quella francese viene considerata un antidoto al radicalismo arabo.

Il volume di sviluppa secondo una immaginaria traversata da Marsiglia fino ad Algeri, in una ipotetica simbiosi fra due città che si assomigliano e non solo dal punto di vista urbanistico, ma anche nelle atmosfere, nell’anima. Un ponte che unisce due mondi, contrapposti ma alla continua ricerca ognuno dell’altro. E nella lettura si percorrono due sentieri: quello che ci conduce alla scoperta degli aspetti socio-politico-culturali e quelli invece legati alle opportunità di sviluppo del territorio.

Il “viaggio al chiaro di luna” citato nel titolo richiama la città di Algeri, la Bianca, detta anche Tiziri che significa proprio “chiaro di luna”, una città-luce come simbolo di speranza in fondo al tunnel. E della luce come dimensione caratteristica della città ne parla anche Camus nei suoi “Chaiers” del 1955. E la luce è anche metafora dell’unica ragione per restare in un paese privo di prospettive per i giovani che infatti cercano sull’altra sponda del Mediterraneo quel futuro che in patria gli viene negato.

Il viaggio della giornalista si snoda in un susseguirsi di incontri con musicisti, scrittori, giornalisti, che raccontano la loro Algeria, che mettono in evidenza, ciascuno per quanto di loro competenza e sensibilità, gli aspetti più caratteristici della società algerina. Interessante l’incontro con lo scrittore Aziz Chouaki che nei suoi libri racconta la storia di tanti giovani che smarriscono il senso di appartenenza al loro paese. Particolarmente rilevante l’analisi condotta sulla condizione femminile e sulla questione del velo, che da molti viene considerato come elemento di libera scelta da parte di chi lo indossa, non riconoscendo nessuna autorità in grado di imporlo alle donne algerine.

Le donne che in Algeria svolgono un ruolo sociale importantissimo. Donne forti, abituate a lottare per conquistare quello che vogliono e che non viene loro concesso. Si parla al riguardo di “femminismo sotto traccia” che instilla nella società valori progressisti. Numerose sono le associazioni femminili che si battono non solo per l’eguaglianza e la parità di genere, ma anche per la lotta alla violenza contro le donne, per la formazione e l’inserimento economico e sociale.

In un paese del mondo arabo rilevante appare la questione religiosa di cui la Guidantoni ci fornisce numerosi spunti di riflessione, soprattutto riportando le conversazioni avute con Henri Teissier, arcivescovo emerito di Algeri, sul tema della libertà religiosa, una delle questioni più spinose nel dialogo tra Islam e Cristianesimo. “Esiste in Algeria una chiesa musulmana. È composta da tutti quegli uomini e quelle donne che si riconoscono nel messaggio d’amore universale e per una società plurale e fraterna: essa è più numerosa di quanto non crediate…” in queste parole, pronunciate da una algerina musulmana è racchiuso il messaggio universale di pace e amore che dovrebbe permeare ogni religione.

In ogni caso, come spiega l’arcivescovo, il popolo algerino è molto attaccato alla tradizione religiosa e prima ancora di garantire la libertà di culto, il paese dovrebbe veder garantita la libertà di pensiero in generale.

Negli ultimi anni, grazie alla presenza di persone provenienti da paesi e culture diverse, si registra una certa globalizzazione ed evoluzione della mentalità, sebbene tale evoluzione non abbia ancora toccato le pieghe profonde della società algerina.

Vedi le isole laggiù di fronte alla costa? La leggenda racconta che la città è stata fondata da Ercole e i suoi venti compagni. Algeri, o meglio Algeria, in arabo significa isole, al plurale”.


Beatrice Tauro

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